BCC: COSA SONO, PERCHÈ DANNO FASTIDIO?









BCC : COSA SONO E PERCHE’ DANNO FASTIDIO


Cosa differenzia una BCC, Banca di Credito Cooperativo, dalle altre banche? Il Testo Unico Bancario  (TUB) del 1993 stabilisce che 

l’esercizio dell’attività bancaria, svolto da società cooperative, è riservato alle Banche Popolari e alle Banche di Credito Cooperativo.

I soci devono essere almeno 200, e qualora tale numero dovesse calare, entro un anno devono essere integrati nuovi soci, pena la liquidazione della banca. Ciascun socio ha diritto di voto a prescindere dalla quota di partecipazione che non può superare i 50.000 €, limite imposto per evitare disparità tra i soci che possa impedire il raggiungimento degli obiettivi mutualistici .
La zona di competenza territoriale  comprende i comuni nei quali la banca ha la sede legale, le succursali e le zone limitrofe, in modo che ci sia tra questi contiguità territoriale. Per i comuni non contigui possono essere istituite sedi distaccate, purché vengano previste all’interno dello statuto. Possono diventare soci persone, imprese, associazioni che svolgono la loro attività in tale zona o soggetti che vi risiedano o che hanno la loro sede.
Sono banche “mutualistiche” che possono svolgere l’attività bancaria e finanziaria,  nonché le attività connesse e quelle strumentali, secondo quanto previsto dal Testo Unico Bancario, che impone un esercizio dell’attività “ prevalentemente” nei confronti dei soci. Rispetto alla normativa in vigore fino al 1993, oggi le operazioni con i soci non sono più vincolate da un criterio di specializzazione, il quale prevedeva che a favore dei soci venisse destinato il 75% delle operazioni.
 Le riserve patrimoniali della BCC-CR, rispetto al principio mutualistico, sono inoltre indivisibili ed indisponibili. Questo significa che non verranno mai ripartite tra i soci e che, nel caso in cui la banca cessasse la propria attività, saranno obbligatoriamente destinate ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione (per le BCC, nella maggior parte dei casi, si tratta di Fondosviluppo, costituito da Confcooperative e Federcasse). Per quanto riguarda l’erogazione del credito, la Banca di Credito Cooperativo-Cassa Rurale si trova in un rapporto particolare con i propri soci, che è di conoscenza diretta.

Stiamo quindi parlando di un modello di banca fondato su democrazia economica il cui tratto caratteristico è la cooperazione e la laboriosità dei suoi associati, che regola al suo interno i problemi senza chiedere un soldo alla collettività ,il contrario di quello che fanno le banche
private che prima truffano i loro clienti con ogni sorta di illecito bancario e poi si fanno salvare dal fallimento polverizzando i risparmi di una vita di lavoro.
Ma ultimamente i media additano le BCC come il male del mondo finanziario, parlano di “crediti che non avrebbero dovuto concedere” come se Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara, CariChieti e le altre 16 che stanno per fare il botto fossero tutte Banche di Credito Cooperativo.A chi danno fastidio le BCC? Sicuramente a tutti quei soggetti il cui modello di banca è quello che investe in turbo finanza e non in economia reale , quello cui dobbiamo dire grazie per la crisi; quel modello che vuole trasformare i consumatori in polli da batteria.




                                                                  21/01/2016              Cristian Maggiolo








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dal sito LINKIESTA

A chi danno fastidio le BCC

a cura di Luca Barni


15 Gennaio 2016 - 15:51


Non sono mai stato un complottista, ma qualche sospetto mi viene se, d’un tratto, i media additano le BCC come il male del mondo finanziario. Leggete per credere. Sull’ultimo numero di Sette, Beppe Severgnini, rispondendo a un lettore sul monitoraggio delle istituzioni sulle quattro banche fallite, parla di “quanti crediti non dovevano concedere le banche di credito cooperativo”. Forse che Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara, CariChieti erano delle BCC? Non mi risulta. E mi stupisco dell’accostamento fatto da un professionista serio come Severgnini.

Sull’ultimo numero di Sette, Beppe Severgnini, rispondendo a un lettore sul monitoraggio delle istituzioni sulle quattro banche fallite, parla di “quanti crediti non dovevano concedere le banche di credito cooperativo”. Forse che Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara, CariChieti erano delle BCC? Non mi risulta.
Qualche giorno prima il vice direttore del Corriere della Sera Federico Fubini, giornalista da me stimatissimo, in un articolo sulla riforma delle banche di credito cooperativo, aveva scritto: “Soprattutto, stanno emergendo qua e là nuove situazioni critiche. Alcune sono state risolte in silenzio tramite acquisizioni a fine 2015”. In silenzio? Incredibile: davanti un sistema che si autoprotegge, che regola al suo interno i problemi senza chiedere un soldo ai contribuenti, la lettura giornalistica è “risolvere in silenzio”, quasi vi fosse da nascondere qualcosa. Non stiamo ribaltando la realtà? Dovevamo andare in piazza, stracciarci le vesti e invocare aiuti di Stato? Non siamo avvezzi alle piazzate; un tratto caratteristico della Cooperazione tutta è la laboriosità silenziosa, senza fare proclami. Del resto, quando si lavora c’è forse bisogno di fare clamore? A parlare sono i fatti. Se c’è un problema, poi, lo si risolve, e lo si risolve –ripeto- da soli, senza chiedere aiuti alla collettività. Vediamo di non trasformare quello che è positivo in un modo di agire torbido.

Non siamo avvezzi alle piazzate; un tratto caratteristico della Cooperazione tutta è la laboriosità silenziosa, senza fare proclami. Del resto, quando si lavora c’è forse bisogno di fare clamore? A parlare sono i fatti. Se c’è un problema, poi, lo si risolve, e lo si risolve –ripeto- da soli, senza chiedere aiuti alla collettività.
Per questi segnali mi chiedo: non sarà che diamo fastidio a qualcuno? Non sarà che il pensiero unico del modello di banca anglosassone, quello che investe in turbo-finanza e non in economia reale, quello cui dobbiamo dire grazie per la crisi economica di questi anni sta cercando di cancellare un’esperienza centenaria di democrazia economica?

Non sarà che il pensiero unico del modello di banca anglosassone, quello che investe in turbo-finanza e non in economia reale, quello cui dobbiamo dire grazie per la crisi economica di questi anni sta cercando di cancellare un’esperienza centenaria di democrazia economica?
Sapete cosa comporta l’omologazione verso cui qualcuno vuole incolonnarci? Omologazione vuol dire mercato appiattito, con ripercussioni evidenti sulla vera e sana concorrenza. È così difficile capire le conseguenze deleterie di questo stato di cose per i risparmiatori e i clienti? Senza vera concorrenza non c’è libertà di scelta, il consumatore diventa un pollo in batteria.

Ma se leggerete i giornali vedrete che il male sono le banche di Credito cooperativo. Bisognerebbe capire per chi.



Da La nuova bussola quotidiana, fatti per la verità

Il fallimento di alcune BCC e le prossime 33 che sono sull'orlo di fallire da  Il NORD.it


Dalla tempesta che si è scatenata sulle banche italiane, non potevano rimanere escluse le banche di credito cooperativo, che  sono finite dritte nell’occhio del ciclone.
Secondo le stime più recenti, il 10% delle BCC sarebbe a rischio. Infatti secondo uno studio condotto da Mediobanca sui bilanci 2013 (al momento non sono disponibili studi più recenti), 33 BCC su 300 prese in considerazione, mostravano un livello di crediti malati (sofferenze, incagli e debiti ristrutturati) superiore al 20%, che è considerato il livello di guardia oltre il quale la situazione rischia di degenerare in modo drammatico, come la storia di MPS, Banca dell’Etruria, e disastri simili ha dimostrato nel corso degli ultimi anni e mesi.
L’idea che è balenata dalle parti del premier non eletto è quella di spingere per un accorpamento  delle BCC in un’unica realtà, questo per “scaricare” sulle bcc sane il marciume di quelle che sono state mal gestite.
Il punto, tuttavia, è un altro: a fronte delle 33 banche di credito cooperativo  considerate in stato di pre-morienza, ne esiste un altro centinaio che da qui ai prossimi 18 mesi (mesi, non anni!) potrebbero vedere la propria situazione deteriorarsi in modo preoccupante.
Il punto, non è tanto l’idea di creare una “super bcc” che svolga da funzione di coordinamento e che faccia confluire in un fondo di garanzia i patrimoni di quelle più solide a favore di quelle “marce”, ma il fatto che senza un intervento radicale sulla gestione dell’intero sistema bancario, tra qualche anno anziché trovarci tanti piccoli malati, ci troveremo un altro gigante con l’encefalogramma piatto e miliardi e miliardi di euro di risparmi dei cittadini andati in fumo per effetto del bail in “alla cipriota”.
Il fatto, è che se siamo giunti all’allarme rosso, al rischio concreto che buona parte del sistema bancario salti per aria, è perché la politica ha rinunciato al suo ruolo guida e si è fatta dettare le regole dai top manager delle banche e dagli economisti à la carte fanatici del neoliberismo monetarista a tal punto da far sembrare pure il loro padre spirituale Milton Friedman un timido agnellino. Gli stessi economisti, per inciso, che strepitavano contro il ritorno alla lira ed al rischio di una svalutazione del 30% e che hanno applaudito alla medesima svalutazione dell’euro.
I mali hanno origini lontane, nei governi di sinistra di Clinton e di Blair, capostipiti della deregolamentazione del sistema bancario e della loro profetessa in salsa germanica, Angela Merkel, che si guarda bene dal porre un freno alle scorribande delle banche teutoniche e mantiene fuori da qualsiasi tipo di controllo le banche locali.
In questo clima da gangster, era inevitabile che si giungesse a questo epilogo, col guaio che sono gli stessi protagonisti che hanno messo in mano ai killer, ovvero ai manager delle banche, le armi per compiere la più colossale rapina che la storia economica conosca, a dettare le leggi ed a pretendere che il conto venga pagato dalle vittime.
Le Banche di credito cooperativo, le ex casse rurali ed artigiane, proprio per le loro caratteristiche, sarebbero un formidabile volano per lo sviluppo del tessuto produttivo italiano, ma spesso sono state gestite in modo clientelare per aiutare “gli amici degli amici”, alla pari degli istituti maggiori, e non avrebbe potuto essere diversamente.
Il problema investe, chiaramente, in modo pesante non solo i correntisti, ma anche le centinaia di migliaia di piccole e medie imprese che hanno sempre utilizzato il sistema delle BCC per sostenersi e crescere e che in caso di collasso del sistema, vedrebbero preclusa in molti casi la stessa possibilità di sopravvivere.
Cosa ci riserva il futuro? Purtroppo tempesta e questo perché un’intera generazione di politici, se non due, ha preferito diventare servo della finanza (che è ben diverso dal capitalismo produttivo) anziché svolgere il proprio compito di guida. 
Luca Campolongo
Fonti:
http://www.corriere.it/economia/16_gennaio_11/banche-tutte-novita-le-cooperative-ecco-cosa-cambia-5b8b9134-b82c-11e5-8210-122afbd965bb.shtml
http://www.lettera43.it/economia/finanza/banche-a-rischio-collasso-adesso-e-allerta-bcc_43675227101.htm
http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2016/01/11/riforma-bcc-decreto-prossima-settimana_5ace41f8-9fba-4175-893c-832142a1a28c.html




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