DIRITTI DEI CITTADINI: ISTANZA DI AUTOTUTELA DEL CONSUMATORE







RICHIESTA DI RIESAME IN AUTOTUTELA


All'Ufficio........ (indicare l'ufficio che ha emesso l'atto illegittimo o infondato. Per i tributi locali indicare l'ufficio tributi del Comune)

Via........

Cap.......città........


OGGETTO: Richiesta di annullamento di atto illegittimo ai sensi dell'Art. 68 del DPR n.287/92, dell'Art.2 quater del DL n.564/94 convertito nella legge 656/94 e del DM n.37/97.

Il/La sottoscritto/a............... nato/a............... il............... C.F............... residente in............... Via................ n...... telefono............... telefax............... posta elettronica...............

PREMESSO
Che con .................. (l'avviso, la cartella di pagamento, etc) n......... del .................................. notificato/a il.................... in relazione all'anno di imposta....................................... relativo all'immobile sito in...... Via ..... (solo per domande relativi a tributi locali come ICI, Tarsu, etc.) codesto Ufficio ha chiesto il pagamento di euro.................. irrogando sanzioni per euro..............

CONSIDERATO CHE
Tale provvedimento appare illegittimo perché (descrivere brevemente le motivazioni relative al proprio caso, specificando l'errore e i dati corretti, vedi nota) ..........................................................


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DICHIARA
- di essere informato che, ai sensi e per gli effetti D.Lgs 196/2003, i dati personali raccolti saranno trattati, anche con strumenti informatici, esclusivamente nell'ambito del procedimento per il quale la dichiarazione viene resa;
- di essere consapevole che in caso di dichiarazioni false si rendono applicabili le sanzioni civili e penali previste per legge.

CHIEDE
A codesto Ufficio, previa sospensione degli effetti dell'atto e riesame del provvedimento sopra indicato, di procedere al suo annullamento (o rettifica, specificare a seconda del caso).

Allega:
- copia dell'atto del quale si chiede l'annullamento;
- documentazione che comprovi l'illegittimità del documento (ricevute di pagamento, prove relative all'errore di persona, visure catastali, etc.etc.);
- copia del documento di identità.

Luogo e data:........................

Firma.................................



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VADEMECUM  PER UN CITTADINO EVOLUTO



In tutti i casi in cui un atto (avviso, verbale, cartella esattoriale, etc.) è palesemente illegittimo o errato -perché per esempio riguarda una tassa, un tributo o una multa regolarmente pagata- prima di presentare il vero e proprio ricorso e' possibile tentare di ottenerne l'annullamento in modo, diciamo, amichevole.

Si presenta una richiesta tramite l'istituto di autotutela, introdotto dall'art.68 del d.p.r. 287/1992 -poi abrogato- e attualmente disciplinato dal d.l.564/94 convertito nella legge 656/94 - integrato dalla legge 28/99- e dal decreto attuativo del ministero delle finanze n. 37/97.

L'autotutela costituisce il potere/dovere dell'amministrazione finanziaria di correggere o annullare, su propria iniziativa o su richiesta del contribuente, tutti i propri atti che risultano illegittimi o infondati.

Tale potere spetta all'ufficio che ha emanato l'atto o che è competente per gli accertamenti d'ufficio, oppure -in via sostitutiva e in caso di grave inerzia- alla Direzione Regionale o compartimentale dalla quale l'ufficio stesso dipende.

In linea generale, quindi, per le imposte dirette ci si deve rivolgere all'Agenzia delle entrate, mentre per i tributi locali all'ente locale che ha emesso gli atti. Per i tributi di competenza comunale (IMU, Tarsu/Tia/Tares, Tosap, etc. ) sono competenti i comuni, e la domanda andrà quindi rivolta a loro. 

Un caso particolare sono le cartelle esattoriali e tutti quegli atti emanati dai concessionari incaricati alla riscossione. Dal 1/1/2013 e' attiva una procedura che si distingue dalla classica autotutela percorribile in caso di errori che comportino l'inesigibilità del credito da parte dell'amministrazione (perché prescritto, già pagato o annullato da un provvedimento dell'ente creditore o di un giudice). In questi casi con l'invio della domanda di sgravio al concessionario della riscossione si ottiene l'immediata sospensione delle procedure di riscossione. Non solo: vi sono precisi tempi di risposta e se l'ente debitore (organo che deve provvedere a rispondere) rimane silente per 220 giorni l'atto oggetto della richiesta si annulla di diritto. 
Si precisa che questa nuova procedura non riguarda errori che non compromettano l'esigibilità del credito. Se per esempio una cartella esattoriale contiene errori logici o di calcolo ci si deve affidare al classico iter dell'autotutela spiegato in questa scheda, rivolgendosi all'ente (creditore) che ha emesso l'atto e che ha poi dato al concessionario incarico di riscuoterlo (per esempio il comune quando si tratti di cartella riguardante l'ICI).
Ricordiamo comunque che in termini generali se ci si rivolge all'ufficio sbagliato (per esempio al concessionario quando questi non e' propriamente competente) questo deve "far da tramite" inoltrando l'istanza all'ufficio giusto.


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Indice scheda


LA PROCEDURA (Riesame su iniziativa dell'amministrazione oppure su richiesta del contribuente)

NOTA IMPORTANTE: LA SOSPENSIONE DEGLI EFFETTI DELL'ATTO
INERZIA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE
LA NUOVA PROCEDURA PER LE CARTELLE ESATTORIALI RELATIVE A CREDITI INESIGIBILI
RIFERIMENTI NORMATIVI


LA PROCEDURA

AUTO-ACCERTAMENTO, RIESAME SU INIZIATIVA DELL'AMMINISTRAZIONE

L'amministrazione finanziaria, ovvero l'ufficio che ha emesso l'atto, può provvedere di propria iniziativa, a seguito di riesame, ad annullarlo -totalmente o parzialmente- o sostituirlo in questi casi:

* errore di persona;
* evidente errore logico o di calcolo;
* errore sul presupposto dell'imposta;
* doppia imposizione;
* mancata considerazione di pagamenti di imposta regolarmente eseguiti;
* mancanza di documentazione successivamente sanata (non oltre i termini di decadenza);
* sussistenza dei requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni o regimi agevolati, precedentemente negati;
* errore materiale del contribuente, facilmente riconoscibile dall'amministrazione.

Il Ministero delle finanze, con la circolare n.198/98 ha inoltre chiarito che qualunque atto viziato può essere annullato d'ufficio anche nel caso in cui:
* siano decorsi i termini previsti per ricorrere, ovvero l'atto sia diventato definitivo;
* il ricorso sia stato presentato ma respinto con sentenza passata in giudicato per motivi di ordine formale (inammissibilità, irricevibilità, improcedibilità, eccetera);
* vi sia pendenza di giudizio;
* non sia stata prodotta in tal senso alcuna istanza da parte del contribuente.


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In pratica, la legge prevede che l'amministrazione finanziaria possa annullare l'atto, di sua iniziativa, anche qualora il contribuente non ne abbia fatta richiesta e indipendentemente da quanto tempo e' passato dall'emanazione dello stesso.
Può farlo, inoltre, pur se l'atto e' oggetto di vicende processuali, con unica eccezione il caso in cui sia stata emessa una sentenza passata in giudicato inerente il merito della controversia (giudicato sostanziale). Se i motivi di merito della sentenza sono diversi da quelli rilevati dall'amministrazione, l'azione di autotutela può invece essere esercitata.

La valutazione dell'amministrazione, ovvero dell'ufficio che ha emesso l'atto, dev'essere in tal caso autonoma ed indipendente da eventuali altri giudizi.

Se dalla verifica viene rilevato che l'atto e' annullabile, in tutto o in parte, l'amministrazione deve procedere, inviando al contribuente una comunicazione motivata ed -eventualmente- un nuovo atto sostitutivo del precedente.

Nota importante: abbiamo usato la frase “può provvedere di sua iniziativa” non a caso. Secondo la legge, e a quanto ha ribadito il ministero delle Finanze con la circolare suddetta, non vi e' a carico dell'amministrazione finanziaria un dovere giuridico in tal senso. Si tratta di una semplice facoltà discrezionale, il cui mancato esercizio non può essere in alcun modo contestato.

RIESAME SU RICHIESTA DEL CONTRIBUENTE

La procedura di annullamento può avviarsi anche su richiesta del contribuente, che può presentare istanza in carta semplice. Su di essa deve specificare:
* l'atto di cui viene chiesto l'annullamento (totale o parziale);
* i motivi per cui si ritiene tale atto illegittimo e quindi annullabile, in tutto o in parte (per i motivi gia' esposti, ovvero errore di persona, errore logico o di calcolo, errore sul presupposto dell'imposta, doppia imposizione, mancata considerazione dei pagamenti gia' effettuati, presenza di requisiti per fruire di agevolazioni o riduzioni, errore materiale del contribuente, etc.). Tali motivi devono essere opportunamente documentati.

La domanda dev'essere presentata all'ufficio (di competenza) che ha emesso l'atto. Nel caso si sbagli ufficio, quello che riceve l'istanza deve comunque consegnarla all'ufficio di competenza.
L'ufficio competente al riesame deve, nel caso in cui l'importo dell'imposta e delle sanzioni superi I 516.456,90 euro, sottoporre il caso al parere della Direzione Regionale da cui dipende. Tale parere è necessario anche qualora l'importo non sia facilmente determinabile ma si possa comunque supporre che esso superi la soglia. Il parere e' vincolante e deve essere riportato nell'atto finale con cui l'ufficio comunicherà al contribuente l'esito del riesame. La Direzione Regionale non deve intervenire, invece, nel caso in cui l'istanza venga rigettata dall'ufficio competente.


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Dopo aver esaminato l'istanza e l'atto contestato, l'ufficio deve provvedere ad annullare o correggere lo stesso oppure a rigettare l'istanza, dandone comunicazione al contribuente e fornendo le motivazioni della propria decisione (ai sensi della legge 241/90 e dei principi ribaditi dallo statuto del contribuente).

L'eventuale annullamento, sia che scaturisca dall'iniziativa dell'ufficio sia che derivi dall'esame di una richiesta del contribuente, riguarda in automatico anche tutti gli eventuali atti successivi a quello esaminato (per esempio la cartella esattoriale che segue l'avviso di accertamento) e comporta il rimborso di tutte le somme riscosse in base a questi atti.

Riguardo ai tempi, non fissati dalla legge, una direttiva della Direzione Regionale della Lombardia (la n.11/28093 del 7/4/2000) ipotizza che la decisione venga comunicata al contribuente entro un periodo massimo di 120 giorni dal ricevimento dell'istanza, salvo casi particolari in cui sia necessario un esame particolarmente approfondito.

NOTA IMPORTANTE: LA SOSPENSIONE DEGLI EFFETTI DELL'ATTO

La presentazione dell'istanza di autotutela non sospende automaticamente i termini per la presentazione del ricorso (presso l'organo competente, giudice di pace, ordinario o tributario a seconda dei casi), né quelli di pagamento, ambedue di solito di 60 giorni.
Considerando che i procedimenti spesso durano più di due mesi, è bene chiedere, presentando l'istanza, la sospensione di tutti gli effetti dell'atto contestato, compreso il termine di ricorso.
Se ottenuta, la sospensione termina con l'eventuale notifica di un nuovo atto modificativo o confermativo di quello contestato. In questa ipotesi il termine per ricorrere riparte, e il contribuente potrà impugnare, con un successivo ricorso, ambedue gli atti.
Se la sospensione non viene ottenuta, è consigliabile presentare, prima che il termine decorra, il ricorso vero e proprio (in commissione provinciale tributaria per esempio), per non rischiare che esso diventi inammissibile.

Ricordiamo che la sospensione degli effetti dell'atto invece è obbligatoria quando si chiede lo sgravio di cartelle esattoriali relative a crediti (della pubblica amministrazione) divenuti inesigibili. Si veda la relativa sezione riportata più avanti in questa stessa scheda.


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INERZIA DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Si ha inerzia nel momento in cui l'ufficio competente, sollecitato dalla stessa amministrazione o dall'istanza del contribuente, non proceda al riesame dell'atto oppure non comunichi l'esito del riesame al contribuente che ha inoltrato la richiesta.

L'inerzia diventa inerzia grave quando:
- l'ammontare delle imposte, interessi e sanzioni supera i 516.456,90 euro;
- il lasso di tempo intercorso tra la presentazione dell'istanza e la grave inerzia sia irragionevolmente lungo;
- vi sia stato un errore di persona (o sul presupposto) oppure una duplicazione dell'importo, ovvero quando sull'atto vi sia un vizio rilevante e sostanziale ai sensi di quanto previsto dal decreto ministeriale n.37/1997;
(si veda la circolare della Direzione Regionale Lombardia n.11/28093 del 7/4/2000).

Relativamente all'elemento temporale, inoltre, tra le ipotesi di “grave” inerzia vi sono anche:
- il mancato esame protratto nel tempo dell'istanza tout court;
- la mancata richiesta del parere alla Direzione regionale delle Entrate nei casi in cui e' obbligatorio;
- la presenza di atti prodromici, nel mancato esame protratto fino all'emissione dell'atto impositivo;
- il mancato riesame prima della scadenza dei termini di impugnativa (in quanto con la presentazione del ricorso gia' potrebbe verificarsi un'ipotesi di danno);
- in corso di giudizio per il protrarsi del silenzio dalla data di presentazione dell'istanza e fino al compimento di ulteriori atti processuali (ad esempio, fino all'udienza di trattazione del ricorso);
-il prolungato silenzio a fronte di istanza su atti definitivi ove non ricorra la preclusione del giudicato sostanziale.
(si veda la direttiva della Direzione Regionale Toscana n. 72483/T1 dell'11/10/2000).

In tutti i casi di grave inerzia deve intervenire la Direzione regionale dalla quale dipende l'ufficio competente che, d'ufficio o su istanza del contribuente, dovrà sostituire l'ufficio nella sua attività accogliendo o respingendo l'istanza.

In uno dei casi citati, valutato attentamente, ci si può quindi rivolgere alla Direzione Regionale da cui dipende l'ufficio a cui e' stata presentata l'istanza, sollecitando un intervento o almeno una valutazione. Nel caso la Direzione ritenga che sussista una grave inerzia, può sostituire l'ufficio nel procedere all'annullamento dell'atto.


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LA NUOVA PROCEDURA PER LE CARTELLE ESATTORIALI RELATIVE A CREDITI INESIGIBILI

Dal 1/1/2013 in tutti i casi in cui il credito oggetto della cartella possa dirsi "inesigibile" (perché prescritto, gia' pagato, annullato o sospeso da provvedimenti dell'ente creditore o da un giudice), è possibile ottenere -all'atto della presentazione di una domanda di annullamento- la sospensione immediata della cartella esattoriale e/o delle attività di riscossione successive.
La risposta ha poi tempi precisi (deve arrivare entro 70 giorni dall'invio della domanda) ed in più è garantito l'annullamento dell'atto in caso di mancata risposta entro 220 giorni dall'invio della domanda.


Non vi e' per legge un modulo particolare da utilizzare ma e' bene verificare presso l'ufficio locale del concessionario della riscossione se ne sia stato approntato uno. Equitalia ha predisposto una propria modulistica .




RIFERIMENTI NORMATIVI


- D.l. 564/1994 convertito nella Legge 656/1994
- Legge 89/1999
- DM Min.finanze 37/1997 
- Legge di Stabilita' 2013 (Legge 228/2012) art.1 comma 537 e segg.(procedura per le cartelle esattoriali di crediti inesigibili)


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Tutte le informazioni dettagliate sui casi coinvolti e sulla procedura si trovano in questa scheda:


CARTELLE ESATTORIALI ERRATE O GIA' PAGATE: RICHIESTA SGRAVIO CON SOSPENSIONE IMMEDIATA DELLE PROCEDURE DI RISCOSSIONE


La legge di stabilita' 2013 ha introdotto una interessante novità che riguarda le cosiddette "cartelle pazze", le cartelle esattoriali palesemente errate perché relative a crediti inesigibili (prescritti, già pagati dal debitore o annullati in giudizio).

Se fino ad oggi ci si doveva affidare alle norme sull'"autotutela" che prevedono la possibilità di chiedere lo sgravio senza pero' alcuna garanzia sui tempi di risposta e soprattutto senza poter considerare sospesi gli effetti esecutivi della cartella stessa, da oggi, più precisamente dal 1/1/2013, in caso di documentato errore si può ottenere una immediata sospensione delle procedure di riscossione dietro presentazione di una domanda di correzione o sgravio.
Per precisa disposizione di legge, la sospensione dell'atto deve avvenire subito, prima di procedere all'esame della richiesta.

Questa sostanziale novità si applica anche alle domande gia' presentate al concessionario della riscossione prima del 1/1/2013, rimaste sospese. 

Altra grossa novità e' che in caso di silenzio dell'ente creditore -da cui deve partire la risposta- protratto per 220 giorni dalla presentazione della domanda, l'atto oggetto di richiesta di sgravio o correzione si considera nullo di diritto.


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ERRORI CHE CONSENTONO DI CHIEDERE LA SOSPENSIONE
PROCEDURA
CONSEGUENZE PER CHI DICHIARA IL FALSO
SANATORIA PER LE CARTELLE ESATTORIALI DI "BASSO" IMPORTO
RIFERIMENTI NORMATIVI


ERRORI CHE CONSENTONO DI CHIEDERE LA SOSPENSIONE
E' possibile presentare una richiesta di sospensione in questi casi: 
- c'e' stata prescrizione o decadenza del diritto di credito sotteso, intervenuta in data antecedente a quella in cui il ruolo e' reso esecutivo (data riportata sulla cartella); 
- c'e' stato un provvedimento di sgravio emesso dall'ente creditore (comune in caso di multe, oppure agenzia delle entrate, inps, etc.etc.); 
- c'e' stata una sospensione amministrativa comunque concessa dall'ente creditore; 
- c'e' stata una sospensione giudiziale, oppure da una sentenza che abbia annullato in tutto o in parte la pretesa dell'ente creditore, emesse in un giudizio al quale il concessionario per la riscossione non ha preso parte; 
- e' stato effettuato un pagamento riconducibile al ruolo in oggetto, in data antecedente alla formazione del ruolo stesso, in favore dell'ente creditore.

Da notare, quindi, che sono esclusi da questa nuova "procedura" tutti i casi in cui nella cartella vi siano errori che pero' non mettono in dubbio l'esigibilità del credito, come per esempio errori di calcolo o logici. In questi casi si deve continuare ad affidarsi all'"incerta" strada dell'autotutela, se non direttamente al ricorso giudiziale. 

PROCEDURA

1) Presentazione della domanda/dichiarazione
Il debitore deve presentare una domanda/dichiarazione di correzione o di sgravio al concessionario della riscossione (Equitalia o altro) entro 60 giorni (*) dalla notifica della cartella esattoriale o di un qualsiasi altro atto della riscossione (preavviso di fermo, iscrizione di ipoteca, etc.), per via cartacea o telematica.

Nella dichiarazione deve essere riportato il motivo per il quale si chiede la sospensione (vedi sopra), con allegata documentazione di prova. L'evento può riguardare qualsiasi fase della procedura di riscossione, dall'emissione dell'atto che precede la cartella (avviso di accertamento, verbale di una multa, etc.) all'iscrizione a ruolo -con emissione di cartella esattoriale- fino ancora alle fasi successive relative alla riscossione coattiva (fermo amministrativo, ipoteca, pignoramento, etc.).

Per la compilazione della richiesta/dichiarazione e' bene utilizzare la modulistica approntata dal concessionario della riscossione. Per quanto riguarda Equitalia e' stata predisposta una modulistica specifica, e la domanda e' trasmissibile anche telematicamente. QUI informazioni, modulistica e accesso alla domanda online

Per fare alcuni esempi: si può presentare al concessionario domanda di sgravio di una cartella, con ottenimento dell'immediata sospensione della stessa, se essa riguarda un verbale di una multa gia' regolarmente pagata o per la quale e' stato vinto un ricorso. Stessa cosa se si riceve un preavviso di fermo amministrativo e si può dimostrare di aver gia' pagato la cartella o che la stessa e' stata annullata da un giudice. Anche in questi casi la procedura DEVE sospendersi alla presentazione della richiesta di sgravio. 

(*) termine introdotto dal D.lgs. 159/2015 e applicato alle dichiarazioni presentate a partire dal 22/10/2015; in precedenza il termine era di 90gg. 

2) Sospensione e risposta 
All'atto della ricezione della dichiarazione il concessionario deve immediatamente sospendere le attività di riscossione relative alla cartella.

Entro 10 giorni poi il concessionario "gira" la richiesta all'ente creditore il quale dovrà rispondere direttamente al debitore con PEC o raccomandata a/r. Nella risposta, che l'ente debitore invia anche al concessionario della riscossione, può esservi  
- la conferma della correttezza della documentazione prodotta con conseguente provvedimento di conferma della sospensione dell'atto o, in alcuni casi, con provvedimento di annullamento dell'atto; 
- l'avviso di inidoneità della documentazione con conseguente ripresa dell'attività di riscossione. 

Non esiste un termine perentorio per la risposta dell'ente creditore (*), tuttavia si applica la regola del silenzio/assenso: se la risposta non arriva entro 220 giorni dalla presentazione della domanda/dichiarazione. L'atto, a quel punto, si annulla di diritto e l'agente della riscossione è automaticamente discaricato dalla relativa riscossione. Nel frattempo, in ogni caso, rimane sospeso.  

In caso di risposta negativa la richiesta/dichiarazione non può essere ripresentata e in ogni caso la sua ripresentazione non sospende le attività di riscossione. 

(*) Per dichiarazioni presentate prima del 22/10/2015 il termine esisteva ed era di 60 giorni, abolito dal D.lgs.159/2015.


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CONSEGUENZE PER CHI DICHIARA IL FALSO

Attenzione, pero'. Questa procedura va utilizzata solo se si e' effettivamente in uno dei casi suddetti e solo dopo aver verificato l'effettivo errore.

Se nella richiesta/dichiarazione viene dichiarato il falso o viene prodotta falsa documentazione, oltre nelle norme penali, si incorre nel pagamento di una sanzione amministrativa che varia dal 100% al 200% delle somme dovute, con minimo 258 euro.

SANATORIA PER LE CARTELLE ESATTORIALI DI "BASSO" IMPORTO

E' un'altra novità della legge di stabilita' 2013 che riguarda le cartelle esattoriali.

Il 1/7/2013 saranno considerate nulle tutte le cartelle esattoriali di importo fino a 2.000 euro (comprese sanzioni e interessi) relative a debiti resi esecutivi fino al 31/12/1999. La data in cui il ruolo e' diventato esecutivo appare nella cartella esattoriale stessa.

Ovviamente si parla di cartelle rimaste non riscosse, mai pagate dai debitori, per le quali -chiariamo- l'annullamento avverà indipendentemente dal fatto che vi siano errori da contestare.

Considerando che la maggioranza delle cartelle di "basso" importo riguardano le multe, a nostro avviso questa disposizione e' una sorta di "pulizia" degli archivi comunali, messa in atto in vista del passaggio delle attività di riscossione coattiva dai concessionari ai comuni, che dovranno provvedervi direttamente a partire dal 30/6/2013, salvo ulteriori proroghe.

Il Ministero dell'economia ha emanato in proposito una circolare (n.29 del 7/6/2013) e definirà poi i dettagli tecnici degli annullamenti con un decreto ministeriale.

RIFERIMENTI NORMATIVI

- Legge di stabilità 2013 (Legge 228/2012) art.1 commi dal 537 al 543. Per la "sanatoria" delle cartelle di basso importo si veda il comma 527 
- D.lgs.159/2015 con modifiche in vigore per richieste presentate dal 22/10/2015.


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