DIRITTI DEI CITTADINI: CHIAREZZA SUI MUTUI E I PRESTITI





IO URLO IL VOSTRO SILENZIO


Lettera aperta indirizzata ai Giudici ed ai CTU da essi incaricati di redigere una perizia


IN NOME DEL POPOLO ITALIANO ! 

FACCIAMO CHIAREZZA IN MERITO AI CONTRATTI DI MUTUO E PRESTITO


Oggi si discute molto in merito alla c.d. USURA PATTIZIA

presente nei contratti di mutuo o di finanziamento (ma non solo), ed è un continuo rincorrersi ricco di rocamboleschi di colpi di scena.


Salvare il grande malato (il sistema bancario) permettendogli di fare ancora danni alle aziende ed alle famiglie


oppure



applicare la legge n. 108 del 1996 nella sua interezza?



Ecco il dubbio davvero poco Amletico

Le norme, in verità, sono sempre state chiare; tuttavia la Giurisprudenza, anche a causa di un’infausta influenza della Banca d’Italia ha subito, nel tempo, non pochi mutamenti.

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Via Carnia 35 - 21100 Varese N. VERDE 800 134 008 Tel. +39 0332 1563.491 Fax +39 0332 1563.492 info@associazioneaif.it www.associazioneaif.it





La questione ultimamente sollevata dalla Suprema Corte , nella sentenza 350/13 e dalle sentenze gemelle n. 602/13 e n. 603/13, trova fondamento nell’ovvio presupposto che il tasso di mora venga computato ai fini del calcolo del tasso effettivo globale medio annuo: l’usura, in quanto tale, trova sviluppo nel momento del bisogno e, dunque, è ovvio che l’interesse di mora vada computato ai fini dell’applicazione della legge sull’usura.

E’ chi è vittima dell’usura? un benestante? un ricco commerciante? No, un Cittadino, una Famiglia in gravi difficoltà economiche .

Quindi è inutile che BANCA D’ITALIA trasmetta circolari cercando di eludere tale ovvietà.


Questa ovvietà è stata in verità obiettata da numerosissime sentenze che hanno negato al tasso di mora, alle CMS, ecc., di poter rientrare nel calcolo del tasso usurario:

Una sorta di sudditanza psicologica ? Chi comanda allora per davvero ? Lo stato ? in equilibrio con la GIUSTIZIA oppure comandano i POTERI BANCARI ?



Infatti, la Banca d’Italia è una Spa a tutti gli effetti di proprietà delle banche e nel ruolo dell’usura ha giocato un ruolo marcatamente filobancario.

https://www.bancaditalia.it/chi-siamo/funzioni- governance/partecipanti-capitale/Partecipanti.pdf

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La logica dei filobancari per escludere la rilevanza dell’interesse moratorio ai fini dell’usura era quella di considerare il tasso di mora come un interesse punitivo, legato all’inadempimento e, dunque, derivante dalla rottura dell’equilibrio sinallagmatico addebitabile ad un evento patologico legato alla sfera volontaria, o quantomeno consapevole, del cliente che non pagava la rata.

Ma non prendiamo in giro , la mora è il tasso convenuto in caso di inadempienza e quindi DOVUTO NEL MOMENTO DI MAGGIORE DIFFICOLTA’ .

Le sentenze della Cassazione n. 350, 602 e 603 del 2013, in verità, non rappresentano alcuna novità, ma consolidano la corrente di pensiero maturatasi nell’ultimo decennio.


Il tenore letterale della norma dell’art. 644, comma 4, c.p. induce chiaramente a ritenere compresi nel tasso gli interessi corrispettivi, quelli compensativi ed anche quelli risarcitori.

Ma, come si è detto, l'interpretazione proposta non è stata subito pacifica dopo l'entrata in vigore della legge: basti pensare che la Banca d’Italia ha creato tutti i presupposti per innalzare, in favore delle banche, il tetto del tasso di soglia, escludendo (contra legem) numerose voci di costo.


Dubbi interpretativi sono, ovviamente, sorti a seguito dell'emanazione delle prime istruzioni, del 30 settembre 1996, che la Banca d'Italia ha indirizzato agli operatori economici del settore per la rilevazione dei tassi trimestrali (la prima rilevazione è del marzo 97, con prima applicazione dal 1° aprile 1997).

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La Banca d'Italia ha indicato, sempre in palese violazione del testo di cui all’art. 2 della legge 108 del 7 marzo 1996, agli intermediari finanziari di escludere gli interessi di mora nel calcolo dei tassi praticati, da comunicare ai fini delle rilevazioni del TEGM.

L'equivocità e confusione è risultata accresciuta dalla circostanza che il decreto del MEF, relativo alla pubblicazione dei tassi d'usura, sposa (come ha sempre fatto in tutti gli anni) le decisioni contra legem della Banca d’Italia e riporta all'art. 3, comma 2:
"Le banche e gli intermediari finanziari, al fine di verificare il rispetto del limite di cui all'art. 2, comma 4, della legge 7 marzo 1996, n. 108, si attengono ai criteri di calcolo delle istruzioni per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull'usura emanate dalla Banca d'Italia.".

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TARDI MA SI SONO ACCORTI DI AVER COMMESSO UN ERRORE ED ALLORA , ECCO IL TRUCCO BIECO INGEGNATO SEMPRE DALLA SOLITA BANCA D’ITALIA



A partire dal marzo 2003 una disposizione contenuta nell'art. 3, comma 4, dei decreti del MEF ha riproposto dubbi interpretativi e incertezze sull'assoggettabilità degli interessi risarcitori al limite della legge.

Si tratta della norma che menziona un'indagine campionaria effettuata dalla Banca d'Italia nel III trimestre 2001, secondo la quale la maggiorazione stabilita nei contratti per i casi di ritardato pagamento sarebbe uguale — nella media — a 2,1 punti percentuali.

Tale rilevazione - che illustra le condizioni di accesso e gestione del credito nella concreta realtà economica - non può autorizzare un'interpretazione in contrasto con la lettera della legge sui cardini della condotta illecita.
Su questa esclusione si è fondata un'interpretazione restrittiva della
norma penale che escludeva gli interessi moratori dall'ambito di
applicazione della norma penale.
La sentenza della Cass. n°5286/00 e quella della C. Cost. n° 29/2002 si sono pronunciate stabilendo che il tasso soglia comprende anche gli interessi moratori.

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Tale interpretazione trova conforto normativo (dirimente e positivo): 
• nel tenore letterale della Legge 108/96 (secondo cui l'art. 644 fissa il
limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari) e dell'art. 644 c.p. (secondo cui nella determinazione del tasso in concreto applicato si tiene conto di commissioni, spese e remunerazione a qualunque titolo escluse imposte e tasse);
• nel contenuto dell'art. 1 del D.L.394/00 "interpretazione autentica della L.108/96 contenente disposizioni in materia di usura" convertito in L. 24/2001 che riconduce alla nozione di interessi usurari quelli convenuti "a qualsiasi titolo".

Tale espressione deve intendersi comprensiva anche degli interessi moratori, come si desume dalla relazione governativa che accompagna il decreto che fa esplicito riferimento a ogni tipologia di interesse sia esso corrispettivo, compensativo o moratorio.

Trova altresì conforto giurisprudenziale:

nelle citate sentenze della Cass. n°5286/00 e della C. Cost. 29 del 25

febbraio 2002;

nella sentenza della Suprema Corte n° 12028 del 2010 (Gallo) in cui

si afferma che la legge — art. 644 c.p. e L. 108/96 — è l’unica fonte legittimata all’individuazione e descrizione degli elementi costitutivi del reato e che la fonte normativa secondaria integra il precetto per la sola quantificazione - in senso strettamente economico - dell’entità della soglia;

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• nella sentenza n. 350 del 9 gennaio 2013 (Quella che ha dato
coraggio ai consumatori ) testualmente i giudici di legittimità
affermano che:
“Quanto al profilo sub b) (usurarietà dei tassi) va rilevato che parte ricorrente deduce che l’interesse pattuito (inizialmente fisso e poi variabile) era del 10.5%, in contrasto con quanto è previsto dal D.M. 27/3/1998 che indica il tasso praticabile per il mutuo nella misura dell’8.29%. Tale tasso dovrebbe ritenersi usurario a norma dell’art. 1 comma 4 della L. 108/96 tanto più ove si consideri che fu richiesto per l’acquisto di un bene primario quale la casa di abitazione e che dovrebbe tenersi conto della prevista maggiorazione di 3 punti in caso di mora. La censura sub b), nella parte in cui ripete l’assunto - già correttamente disatteso dalla Corte di merito - secondo cui la natura usuraria discenderebbe dalla finalità del mutuo, contratto per l’acquisto della propria casa, è infondata in quanto, ai sensi del nuovo testo dell’art. 644, comma 3, c.p. sono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge ovvero “gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all’opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria”. E, a tale scopo, non è sufficiente dedurre che il mutuo è stato stipulato per l’acquisto di un’abitazione. La stessa censura (sub b), invece, è fondata in relazione al tasso usurario perché dalla trascrizione dell’atto di appello risulta che parte ricorrente aveva specificamente censurato il calcolo del tasso pattuito in raffronto con il tasso soglia senza tenere conto della maggiorazione di tre punti a titolo di mora, laddove, invece, ai fini dell’applicazione dell’art. 644 del codice penale e dell’art. 1815, secondo comma, del codice civile, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori (Corte Cost. 25 febbraio 2002 n. 29: “il riferimento, contenuto nell’art. 1, comma 1, del decreto-legge n. 394 del 2000, agli interessi a qualunque titolo convenuti rende plausibile - senza necessità di specifica motivazione - l’assunto, del resto fatto proprio anche dal giudice di legittimità, secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori”; Cass., n. 5324/2003).

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Ciò posto, le fonti secondarie non possono prevalere sull’interpretazione letterale della norma della legge (limite oltre il quale gli interessi sono SEMPRE usurari) ribadita dalla legge interpretativa del 2000 (DL 394/00 conv. L. 24/2001).

La norma penale rinvia ai decreti MEF perché intende ancorare il tasso soglia ad un indicatore fisiologico del mercato del credito che riproduca il più fedelmente possibile le condizioni reali di accesso al credito.

Pertanto, essendo l’usura un reato istantaneo (cfr. Consulta n. 29/2002), va detto che il reato si perfeziona al momento della sottoscrizione del contratto di mutuo; ergo con riferimento a questo momento storico, va valutato se il tasso corrispettivo o quello di mora sia superiore o meno al tasso di soglia rilevato dai bollettini trimestrali del Ministero del Tesoro a quella data.


Il reato di usura, dunque, sussisterà nel momento in cui le parti sottoscriveranno un contratto usurario: la legge, sia penale che civile, punisce il semplice fatto (giuridico) della conclusione (stipula) del contratto con cui si chiedono interessi usurari, cioè dei corrispettivi per il finanziamento concesso superiori al tasso di soglia.


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Questi interessi, ai quali vanno sommate le commissioni, le remunerazioni a qualsiasi titolo e le spese connesse (escluse solo imposte e tasse), ma anche gli interessi di mora (che, pur essendo in un certo senso risarcitori o sanzionatori, non perdono la funzione remuneratoria dell’interesse che va ad arricchire - in maniera sproporzionata - la banca), sono (o possono essere) usurari quando complessivamente sono (o possono essere) superiori al limite di legge (tasso soglia) oppure inferiori, ma sproporzionati rispetto alla controprestazione e considerati i tassi medi.


OVVIAMENTE IL TASSO DI MORA NON DEVE ESSERE SOMMATO AL TASSO CORRISPETTIVO

(errore assai frequente commesso da qualche perito )


Al di là del profilo penalistico, civilmente ci troviamo di fronte ad una sanzione prevista della legge ex art. 1815, comma 2, c.c., secondo cui



“Se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi.”





La Presidenza pro tempore Andrea Fisco

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