SCIOPERO FISCALE, SCIOPERO PER SOPRAVVIVENZA

Lo sciopero fiscale
Lo sciopero da sopravvivenza

L’uomo ha usato nel tempo varie forme di protesta e ribellione per attirare l’attenzione dei suoi simili, dei media e del mondo politico.
La più comune è la manifestazione dove sventolando bandiere e scandendo slogan si denunciano i problemi e si sfoga il malcontento.
A volte, e sempre più spesso, però, anche se uno sciopero parte in modo pacifico la rivolta finisce nella violenza. Così anziché aver attirato l’attenzione sui motivi, spesso leciti, di questo sciopero vengono pubblicizzati gli atti violenti e il problema passa in secondo piano . Ricordate i Black Bloc?



Quando la popolazione è veramente stufa può esserci una vera rivolta civile che però sfocia inevitabilmente nella guerra e nella violenza. Un esempio è ciò che accaduto con la primavera araba che ha portato la guerra in Siria.

Siria, dalla primavera araba alla guerra 


In realtà ci sono vari metodi per poter far sentire la propria voce senza per forza finire con l’uso e l’abuso delle armi.
All’urlo di basta con la guerra, ad esempio, un gruppo di pacifisti del movimento 


Baring Witness hanno messo in scena in giro per il mondo la loro nuova forma di manifestazione.





Arrivando anche a cento donne si stendono per terra nudi e con i loro corpi disegnando il simbolo della pace. Una di queste manifestazioni è stata fatta per invitare a deporre le armi in Iraq. Questo movimento agisce ovunque c’è un conflitto.

Un altro tipo di sciopero alternativo sempre per denunciare l’inutilità della guerra è avvenuto davanti alla Casa Bianca quando c’era George Bush, dove varie persone si sono distese dentro una immensa fila di bare ricoperte con la bandiera americana inscenando le migliaia di soldati morti negli ultimi anni nei conflitti in Afganistan e Iraq. 
(da un resoconto infatti sono deceduti almeno 3 mila soldati).


Anche gli attivisti della PETA, il movimento People for the Ethical Treatment of Animals, che difende i diritti degli animali hanno inscenato singolari forme di protesta. Ad esempio in una cassa da morto c’erano delle ragazze che dichiaravano di essere state uccise da un pollo. 


Un’altra volta in Spagna sempre gli attivisti animalisti hanno manifestato con corpi deposti in
involucri come quelli alimentari con cui abitualmente viene confezionata la carne per essere venduta.


Greenpeace è l’associazione che usa le più fantasiose azioni di protesta. Di fronte al parlamento tedesco a Berlino, ad esempio, gli attivisti per manifestare contro la ricerca scientifica sugli embrioni umani hanno allineato cubetti di ghiaccio con all’interno dei bambolotti.




In America un’attrice, Daryl Hannah ha vissuto per tre settimane su un albero per difendere un’area minacciata dalla costruzione di un centro commerciale.
A Pamplona è accaduto che anziché veder correre per le strade centinaia di tori, per le vie della città la popolazione, uomini e donne nudi, hanno sfilato in una corsa pazza.




A Copacabana centinaia di scope ordinate in fila sulla spiaggia sono state il simbolo della rivolta del popolo contro un governo corrotto. La particolarità era che il numero delle scope era 594, che corrisponde al numero dei deputati, e tutte erano colorate per formare la bandiera
carioca. Ovviamente l’allegoria era “FARE PULIZIA” nella scena politica brasiliana.

Il movimento Critical Mass, invece, per contestare contro l’inquinamento nel mondo, preferisce manifestare usando migliaia di biciclette.



In Francia all’epoca di Jacques Chirac per protestare contro il contestato CPE, il contratto di primo impiego, migliaia di giovani hanno bloccato le rotaie dei treni mostrando alle forze di polizia il loro lato migliore, il di dietro.



In Bolivia, dove in questi ultimi anni la popolazione si è attivata per contestare la vendita del petrolio e del gas naturale, risorse economiche più importanti, i contadini insieme agli indigeni Aymara si sono uniti con i lavoratori urbani e hanno bloccato tutte le strade.

Avvalersi di metodi non violenti per far sentire la voce a mio avviso è il metodo più giusto e saggio. Essere non violenti non significa essere fermi 

Cos'è la nonviolenza:
la non violenza è una forma attiva di contestazione che innanzitutto difende e onora l’importanza della vita e crea coscienza al problema della violenza che si manifesta nelle
forme razziali, economiche, religiose, psicologiche e morali. 
La non violenza attiva mira a stimolare azioni esemplari che tendono a sradicare dalla faccia della Terra le pratiche violente.

Gli strumenti principali della non violenza in azioni personali e sociali sono:

-il rifiuto alle differenti forme di discriminazione e violenza

-la non collaborazione con le pratiche violente -la denuncia di tutti gli atti di discriminazione e violenti
- e la DISOBBEDIENZA CIVILE dinnanzi alla violenza istituzionalizzata.



Parliamo ora della disobbedienza civile:


Molti filosofi hanno discusso della disobbedienza civile, Hume, Hermas, Erich Fromm e anticamente Platone e Socrate.

Si può dire che proprio Socrate è il padre della disobbedienza civile. Egli affermava con certezza ed enfasi che Non è giusto obbedire a leggi che sono contro la propria coscienza individuale.
Le prime forme di disobbedienza civile le troviamo 
nel I secolo a. C. quando gli zeloti, residenti in Giudea si rifiutarono di pagare le tasse imposte dall’impero romano.
Abbiamo i primi cristiani, poi, che arrivarono a subire il martirio. Erano dei pacifisti i primi cristiani ma, per ironia della sorte, una volta inseriti nel potere fecero dell’obbedienza la loro arma principale passando così da oppressi ad oppressori. 
Chi inventò il termine “disobbedienza civile” fu il nordamericano David Thoreau, che nel 1946 venne recluso perché si rifiutò di pagare delle tasse per protestare sia contro la guerra in atto tra Stati Uniti e Messico sia per la politica schiavista dello Stato del Massachussetts.

La disobbedienza civile è una forma di disobbedienza collettiva, pubblica e organizzata nei confronti di una legge che si considera ingiusta. Essa non si vuole imporre alla società bensì chiede alla base un dibattito che porti alla luce i problemi cercando di trasformare le coscienze così da far attuare un miglioramento della società usando procedimenti civili etici. La disobbedienza civile non vuole né vincere né umiliare l’opponente, cerca comprensione e nuovi rapporti e obbiettivo finale e la riconciliazione e la creazione di nuove forme sociali.

La disobbedienza civile provoca la disobbedienza pubblica a seguire una norma.

Il diritto, come ben sappiamo, è un insieme di regole stabilite per motivi pratici ma è carente
della forza morale che obbliga un individuo ad obbedire se è contraria alle convinzioni personali. Prima ho parlato di David Thoreau. E del suo sciopero fiscale.

Egli dichiarò:

"Se mille uomini non pagassero quest’anno le tasse, ciò non sarebbe una misura violenta e sanguinaria quanto lo sarebbe pagandole."


Cos’è lo sciopero fiscale:

La resistenza fiscale è un gesto di ribellione e si attua non pagando le tasse allo Stato. Questo gesto è spesso dovuto per una forte opposizione a determinate politiche del governo, sia da un punto di vista sociale, sia economico.

Nella storia ci sono stati tanti che si sono avvalsi della protesta fiscale, i quaccheri, ad esempio e anche alcuni movimenti religiosi.

-Nel 1600, tra il 46 e il 48 i londinesi si rifiutarono di pagare le tasse per opporsi all’occupazione del New Model Army (un esercito britannico organizzato secondo il modello di Oliver Cromwell qui i soldati ricevevano uno stipendio più alto ma poi spesso veniva pagato molto in ritardo addirittura di mesi o anni e in modo forfettario.

-La rivoluzione americana fu causata dalla protesta fiscale dei coloni che non volevano più pagare le tasse alla Gran Bretagna. Il famoso Boston Tea Party. Durante queste proteste nasce il motto No taxation Without Raspresentation, ossia 
Nessuna tassazione senza rappresentanza.

-Anche dopo l’indipendenza ci furono proteste fiscali ad esempio nel 1781 nel Connecticut dove era prevista un’entrata dal gettito fiscale di 288.233 dollari circa, e a causa della resistenza fiscale le entrate furono solo di 40 mila dollari.

-In Francia vi fu una diffusa protesta fiscale durante la rivoluzione francese nata prima contro la monarchia e seguita nel governo successivo. Sempre qui in Francia nel 1829 , poiché il Parlamento aumentò le tasse, i liberali francesi, tra cui Frederic Bastiat, organizzarono la Breton Association con la quale pubblicizzarono e praticarono lo sciopero fiscale in tutta la Nazione e soprattutto a Parigi.
-  Proteste fiscali per dichiarare il rifiuto allaguerra avvennero in tutto il mondo anche durante le due guerre mondialianche se non è mai stato menzionato.
-  Nel 1927 il Committee of the Samoan League organizzò uno sciopero fiscale per manifestare
contro la colonizzazione statunitense delle
isole Samoa.
-  Durante gli anni trenta di nuovo negli StatiUniti si formarono varie associazioni che attuarono la resistenza fiscale nei confronti del governo e delle sue politiche di tassazione reputate troppo elevate. La più famosa è l’Association of Real Esteit Texpeyers.
-  Durante la guerra del Vietnam ci furono molte proteste fiscali
-  Nel 1970 sempre per manifestare l’’opposizione al conflitto in Vietnam cinque docenti della Harvard University e nove membri del Massachusetts Instiute of Tecnology, tra i quali i Nobel Salvador Luria , biologo italiano naturalizzato statunitense e George Wald, scienziato famoso per le ricerche sulle forme molecolari delle cellule fotoelettriche della retina, annunciarono il loro sciopero fiscale.
-  Anche un senatore democratico si avvalse di questa forma di protesta nel 1972, Philip Hart per dimostrare la sua contrarietà al conflitto in Vietnam.
-  Tra il 1988 e il 1989 durante la prima intifada i palestinesi di Beirut Sahour fecero una protesta fiscale contro Israele. Il risultato fu un assedio di 45 giorni.

Molti hanno sentito parlare della Marcia del sale avvenuta nel 1930 il 5 di aprile in India ideata da Gandhi per manifestare contro la tassa sul sale imposta dal governo britannico a tutti i sudditi indiani. Per duecento miglia gli indiani marciarono con lo scopo di raccogliere

una manciata di sale dalle saline rivendicando simbolicamente il possesso di questa risorsa del popolo indiano.

Ma Gandhi attuò anche lo sciopero fiscale per ottenere qualcosa di più importante. Infatti l’indipendenza dell’India avvenne grazie a questo tipo di azione che vide il suo culmine nella marcia del sale.

Anche Martin Luther King appoggiò la resistenza Fiscale.

RESISTENZA FISCALE NON È EVASIONE SE:


È vero che in una democrazia il popolo deve contribuire al bene della collettività, ma

-se il governo esercita un’oppressione fiscale tale da rendere schiavi i contribuenti

-se il governo attua politiche ritenute immorali se non , addirittura, criminali
-se il governo è illegittimo
-se il governo è malfunzionante e inefficiente
-se si vive un sentimento di contrarietà verso la natura coercitiva dello Stato
-se Manca rappresentanza, la famosa non tassazione senza rappresentanza americana. 

Allora è immorale avvalersi di questa forma di protesta?

Eppure Gandhi ottenne la liberazione della sua Nazione diventandone poi, anche, il presidente. Forse la resistenza fiscale potrebbe essere un’azione non violenta giusta.


Gandhi dichiarava:

"Rifiutarsi di pagare le tasse è uno dei metodi più rapidi per sconfiggere un governo."


Sciopero fiscale non vuol dire evasione fiscale. 
Ricordo che nel 2007 per mandare a casa il governo di Romano Prodi i leader dell’opposizione Berlusconi e Bossi minacciarono lo sciopero fiscale. 
Ancora nel 2011un altro politico della lega rilanciò questa forma di protesta.
Nel 2012 Roberto Fiore Segretario Nazionale di Forza Nuova a proposito dell’IMU dichiarava che poiché le fasce più deboli sarebbero state penalizzate fortemente da questa nuova tassazione unico rimedio sarebbe stato secondo lui, il non pagare .


Sciopero fiscale contro l’IMU articolo del 14 aprile 2012 pubblicato alle ore 8:30 sul sito internet del periodico a tutta destra.

Attualmente nella città di Trieste sono sempre più i cittadini che si stanno avvalendo di questa forma di contestazione. Sono in 229.






Potremmo anche chiamare lo sciopero fiscale

Sciopero fiscale per sopravvivenza:


Su un link di google drive è possibile trovare una tesi di laurea presentata, nell’anno accademico 2013/14, all’università degli studi di Padova al dipartimento di scienze economiche ed aziendali dal titolo l’evasione di sopravvivenza come alternativa per il corso di laurea triennale in economia e managment. Il relatore è il professor Alvisi Alberto.


Ora sta a ciascuno di noi pensare cosa sia giusto fare e come agire ma una cosa è certa oggi è in atto, a mio modesto parere, una rivoluzione non delle forme ma del cuore dove nessuno dovrà essere leader ma tutti eroi se si vuole finalmente vivere in una società dove il fondamento primo sia un’esistenza degna di essere vissuta. 
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