DIRITTI DEI CITTADINI E UMANI: NON È REATO REGISTRARE UNA CONVERSAZIONE SE...









Quante volte abbiamo avuto il desiderio di registrare qualche conversazione, soprattutto quando sentivamo lesi i nostri diritti? Quante volte stavamo per premere iil tasto sul nostro cellulare per registrare ma poi ci siamo trattenuti perché pensavamo fosse illegale per la PRIVACY?

Può sempre accadere di essere fermati da qualche poliziotto o vigile che nel dialogare con noi anziché usare maniere civili usa metodi coercitivi ed intimidatori e allora...

possiamo prendere il nostro smartphone e registrare la conversazione, anche senza avvisare a priori nessuno e registrare l'accaduto.






Questo, secondo la 

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 12 maggio 2016 – 3 febbraio 2017, n. 5241

Presidente Ramacci – Relatore Socci


ESTRATTO:

Registrare con il cellulare si può fare. Secondo la Cassazione, infatti, non vi è alcun limite al fatto che un soggetto registri, magari tramite il proprio smartphone, una conversazione con un altra persona senza prima avvisarla. La privacy, infatti, può subire una deroga tutte le volte in cui è in ballo la tutela dei diritti. Né è necessaria l’autorizzazione dei carabinieri o del giudice.

Perciò se sentiamo che qualcuno sta ledendo i diritti allora ricordiamoci che registrare una conversazione senza alcun preavviso non è reato. Lo diventa se la registrazione non presenta alcuna violazione dei diritti.

Conoscere questo è importante sia per difendere i diritti umani, ricordando così che esistono e vanno rispettati, sia per difendere noi stessi da eventuali, e sempre più attuai soprusi.

Ricordo che 


La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo è un documento sui diritti individuali, firmato a Parigi il 10 dicembre 1948, la cui redazione fu promossa dalle Nazioni Unite perché avesse applicazione in tutti gli stati membri.



Convenzione di Roma, n. 5 del 1950
Legge 4 agosto 1955, n. 848


La Dichiarazione universale dei diritti umani è composta da un preambolo e da 30 articoli che sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona. I diritti dell'individuo vanno quindi suddivisi in due grandi aree: i diritti civili e politici e i diritti economici, sociali e culturali.


La Dichiarazione può essere suddivisa in 7 argomenti:
il preambolo enuncia le cause storiche e sociali che hanno portato alla necessità della stesura della Dichiarazione;
gli articoli 1-2 stabiliscono i concetti basilari di libertà ed eguaglianza (già sanciti dalla Rivoluzione francese)
gli articoli 3-11 stabiliscono altri diritti individuali;
gli articoli 12-17 stabiliscono i diritti dell'individuo nei confronti della comunità (anche qui rifacendosi a un dibattito filosofico che va da Platone ad Hannah Arendt);
gli articoli 18-21 sanciscono le cosiddette "libertà costituzionali", quali libertà di pensiero, opinione, fede e coscienza, parola, associazione pacifica dell'individuo;
gli articoli 22-27 sanciscono i diritti economici, sociali e culturali dell'individuo;
i conclusivi articoli 28-30 stabiliscono le modalità generali di utilizzo di questi diritti, gli ambiti in cui tali diritti dell'individuo non possono essere applicati, e che essi non possono essere ritorti contro l'individuo.



Convenzione di Roma, n. 5 del 1950

Legge 4 agosto 1955, n. 848

Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali firmata a Roma il 4 novembre 1950 e del Protocollo addizionale alla Convenzione stessa, firmato a Parigi il 20 marzo 1952.



1. Il Presidente della Repubblica è autorizzato a ratificare la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ed il Protocollo addizionale alla Convenzione stessa, firmato a Parigi il 20 marzo 1952.

2. Piena ed intera esecuzione è data alla Convenzione e Protocollo suddetti, a decorrere dalla data della loro entrata in vigore.



Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali

emendata dal protocollo n. 11

Roma, 4 novembre 1950


Il testo della Convenzione era stato modificato conformemente alle disposizioni del Protocollo n° 3, entrato in vigore il 21 settembre 1970, del Protocollo n° 5, entrato in vigore il 20 dicembre 1971 e del Protocollo n° 8, entrato in vigore il 1° gennaio 1990. Esso comprendeva inoltre il testo del Protocollo n° 2 che, conformemente al suo articolo 5, paragrafo 3, era divenuto parte integrante della Convenzione dal 21 settembre 1970, data della sua entrata in vigore. Tutte le disposizioni che erano state modificate o aggiunte dai suddetti Protocolli sono sostituite dal Protocollo n° 11 a partire dalla data della sua entrata in vigore, il 1° novembre 1998. Inoltre, a partire da questa stessa data, il Protocollo n° 9, entrato in vigore il 1° ottobre 1994, è abrogato.


(Traduzione ufficiale della Cancelleria federale della Svizzera)


I Governi firmatari, Membri del Consiglio dell’Europa, considerata la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo, proclamata dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948; considerato che questa Dichiarazione tende a garantire il riconoscimento e l’applicazione universali ed effettivi dei diritti che vi sono enunciati; considerato che il fine del consiglio dell’Europa è quello di realizzare una unione più stretta tra i suoi Membri, e che uno dei mezzi per conseguire tale fine è la salvaguardia e lo sviluppo dei Diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali; riaffermato il loro profondo attaccamento a queste libertà fondamentali che costituiscono le basi stesse della giustizia e della pace nel mondo e il cui mantenimento si fonda essenzialmente, da una parte, su un regime politico veramente democratico e, dall’altra, su una concezione comune e un comune rispetto dei Diritti dell’uomo a cui essi si appellano.


Annotazioni relative all'Italia



Autorizzazione alla ratifica e ordine di esecuzione in Italia dati con legge n. 722 del 24 luglio 1954 (Gazzetta Ufficiale n. 196 del 27 agosto 1954). Data della ratifica: 15 novembre 1954 (Gazzetta Ufficiale n 294 del 23 dicembree 1954). Entrata in vigore per l'Italia: 13 febbraio 1955. L’Italia ha posto delle riserve agli artt. 6, 7, 8, 17, 18, 19, 22, 23, 25, 34: le disposizioni di questi articoli vengono considerate solo raccomandazioni. Riserva geografica ai termini dell'art. 1 sezione b: è stato precisato che da parte italiana i termini "avvenimenti sopravvenuti prima de 01.01.1951" vengono intesi, ai fini della determinazione degli obblighi derivanti per l'Italia, come "avvenimenti sopravvenuti prima del 01.01.1951 in Europa" (opzione a. vedi comunicato in Gazzetta Ufficiale n. 294 del 23.12.1954). Successivamente, il 20.10.1964, l'Italia ha notificato il ritiro delle riserve diverse da quella geografica, ad eccezione delle riserva agli artt. 17 e 18 (per i quali è stato confermato l'intendimento di considerare le disposizioni come raccomandazioni. E’ stato però precisato che il paragrafo 2 dell'art. 17 ha ricevuto attuazioni con norme emanate nel dicembre 1963. Vedi comunicato in Gazzetta Ufficiale n. 195 del 05.08.1965). Le riserve sopraelencate sono state ritirate in seguito all'emanazione del D.L. n. 416 del 30.12.1989, convertito in L. n. 39 del 28.02.1990, recante norme urgenti in materia di asilo politico, di ingresso e di soggiorno de cittadini extracomunitari e di regolarizzazione dei cittadini extracomunitari già presenti nel territorio dello stato (vedi Gazzetta Ufficiale n. 61 del 14.03.1990).





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