BOMBA AL NEUTRONE USATA SOLO NELLO YEMEN?



Non ascolto e non vedo televisione, non seguo le radio quindi non so se il mainstream del grande fratello abbia divulgato la notizia che il 25 maggio nella zona Jabal al Naqb, nello Yemen un aereo israeliano IAF con insegne saudite ha sganciato delle bombe ai neutroni.

Anche la rivista americana Veterans Today ha divulgato tale notizia. (da green report)


Nucleare, sganciata una bomba ai neutroni sullo 

Yemen? 


[25 maggio 2015]
bomba ai neutroni Yemen


Veterans Today, la solitamente ben informata rivista dei veterani Usa, scrive che una bomba ai neutroni sarebbe stata sganciata sullo  Yemen da un caccia israeliano IAF con insegne saudite. Nel filmato pubblicato da Veterans Today  (che vi riproponiamo in coda all’articolo), che risale al 20 maggio 2015, si vede  l’esplosione di una bomba nella zona Jabal al Naqb, appunto nello Yemen.
Secondo Jeff Smith, un fisico nucleare ex ispettore dell’International atomic energy agency,  quanto si vede nel filmato «analizzato da esperti di armi nucleari è, con molto elevata probabilità, una bomba ai neutroni, un attacco che non può che essere stato israeliano». Nella sua analisi Smith fa notare che quella sganciata su Jabal al Naqb  non è una bomba convenzionale e «sembra essere una piccola bomba a neutroni. La dimensione, il colore, illightning effect   e la durata della palla di fuoco sospesa a mezz’aria e il grande fungo atomico», dimostrerebbero che si tratta di un ordigno non convenzionale e anche il CCD cameras imaging device mostra uno “scintillio”, che è il segnale del rilevamento di neutroni (i lampi bianchi nei pixel del video). «Quando nella fotocamera sono presenti flash di pixel bianchi, è perché è stata colpita dai neutroni della palla di fuoco dell’esplosione nucleare – spiega Smith – E’ il circuito elettronico del CCD sovraccarico che produce i lampi bianchi. Se la radiazione è troppo alta brucia il chip. In Giappone hanno avuto grossi problemi con questo con le telecamere dei robot a Fukushima, che hanno fallito la loro missione a causa delle radiazioni molto elevate».
SAmith è convinto che la bomba ai neutroni sia stata sganciata da un aereo israeliano che era camuffato con le insegne dell’Arabia Saudita e dice che ormai gli israeliani «Non nascondono nemmeno più il loro uso, solo che non lo ammettono pubblicamente e l’Iaea non fa nulla o non dice nulla. Questo è il vero crimine di guerra. L’Onu si limita ad ignorarlo. a meno che non si lamentino Usa, Francia o UK… Russia e Cina non dicono nulla. E. Questo è ora il secondo uso conosciuto di armi nucleari in Yemen da parte dell’Arabia Saudita».
In attesa di ulteriori verifiche, quanto rivelato da Veterans Today confermerebbe  in maniera clamorosa quanto gli iraniani dicono fin dal primo giorno dell’attacco agli sciiti Houthi che hanno preso il potere nello Yemen; la coalizione araba sunnita a giuda saudita collaborerebbe attivamente con Israele e la bomba ai neutroni sarebbe un chiaro avvertimento a Teheran: Israele è pronta a colpire gli impianti nucleari se gli iraniani continueranno ad intromettersi nello Yemen (e forse anche in Iraq e Siria).
La stampa iraniana rilancia la notizia e aggiunge che dall’inizio dell’attacco allo Yemen sono stati uccisi 135 bambini e feriti altri  260. Cifre confermate da Anthony Lake, direttore dell’Unicef: «Il numero delle piccole vittime cresce di giorno in giorno. C’è urgente necessità  di agire per proteggere i bambini e per porre fine alle ostilità  che stanno devastando la loro vita e il futuro».
La radio internazionale iraniana Irib, commenta: «La monarchia wahabita dell’Arabia Saudita, con il sostegno degli Stati Uniti, dell’entità sionista e di un paio di paesi arabo-africani, ha lanciato una violenta campagna militare contro gli yemeniti di Houthi […] l’ Arabia Saudita, il falso custode della “Casa di Dio”, ha le mani sporche del sangue dei musulmani», e mostra le foto di piccoli yemeniti, «i bambini di quel martoriato paese, il più povero nel mondo arabo. Il regno saudita invece di aiutare il suo vicino lo bombarda, con armi fabbricate da Israele».
Intanto, mentre i sauditi continuano a bombardare Sana’a e il resto dello Yemen arriva la notizia che la conferenza organizzata dalle Nazioni Unite per rilanciare i colloqui di pace in Yemen è stata rinviata. Stando ad Irib, «l’incontro doveva svolgersi il 28 maggio a Ginevra, ma un funzionario Onu ha detto: «Posso confermare che la riunione è stata rinviata».
La decisione sarebbe stata presa dopo che l’ex presidente yemenita Abd Rabbo Mansour Hadi, fuggito dopo che gli Houthi avevano preso il potere, ha annunciato che non avrebbe partecipato alla Conferenza per la pace per lo Yemen a Ginevra. Mansour Hadi mostra così di avere veramente poco a cuore le sorti del suo Paese e del suo popolo e conferma quanto gli sciiti dicono di lui, dipingendolo come una marionetta dei sauditi senza nessun potere reale.


Sergey un membro della comunità degli eternauti ha condiviso con me un video dove si vedono le esplosioni.
Cosa sono le bombe ai neutroni che impatto hanno sul luogo e sulla popolazione?





Dopo aver visto il filmato sono andata in cerca sulla rete per aver maggior consapevolezza






BOMBA AL NEUTRONE:






Innanzitutto chi scoprì il metodo per scovare i neutrini fu uno dei famosi ragazzi di Via Panisperna. Questo nome è legato anche a Ettore Majorana il fisico che collaborò con Fermi e che scomparve nel nulla senza lasciare traccia di se.


Bruno Pontecorvo è morto in Russia alla veneranda età di ottant'anni, nel 1993, dopo una lunga malattia era il più giovane del gruppo si scienziati e si occupò principalmente di ricerca sulle particelle elementari. Nel '36 si trasferì a Parigi collaborando con Frederick Joliot Curie dove conobbe un gruppo di antifascisti italiani tra i quali vi era Emilio Sereni. Negli anni cinquanta decise di ritornare in Italia ma improvvisamente l'abbandonò e fuggì in Russia per restarvi fino alla morte.


Per scovare questa particella allo stato libero suggerì di impiegare l'isotopo del cloro-37.






Una volta scovata l'esistenza dei neutrini si comprese ben presto che per la sua potenza il neutrino poteva essere impiegato come arma, siamo negli anni trenta del secolo scorso.


Fino alla prima metà del XX secolo le armi si basavano sulla reazione chimica la cui energia era altamente inferiore a quella delle armi di nuova concezione, le atomiche.






Sembra che lo stesso Majorana quando si rese conto della potenza distruttiva della radioattività, cercò di nascondere le sue scoperte alla comunità scientifica, dileguandosi.


Il suo fu un bel gesto ma era oramai troppo tardi la corsa agli armamenti di nuova generazione iniziò. Sappiamo benissimo che per mettere la parola fine al secondo grande conflitto le forze militari americane buttarono sul Giappone le prime due bombe atomiche e tutti noi abbiamo visto gli effetti.






Da quel giorno pur rimanendo scioccato dalla potenza distruttiva di questi tipi di armi il mondo non si fermò ed iniziò una corsa incessante alla ricerca dell'arma più potente.






Oggi la situazione è che armi atomiche sono impiegate con non calanche nei vari conflitti presenti in svariati angoli del nostro pianeta.






Il neutrino è una particella elementare che presiede al fenomeno dell'esplosione nucleare il suo nome è dovuto al fatto che ha una carica neutra, ha una massa più piccola di quella del neutroni.






Nel mondo abbiamo una vasta scelta di bombe atomiche c'è, ad esempio:










bomba A o bomba atomica, la prima ad essere costruita e sfrutta una reazione di fissione di uranio o plutonio. Raggiunge potenze variabili, da 0,5 kilotoni a 1,5 megatoni






bomba H o bomba ad idrogeno, sfrutta la fusione tra deuterio e trizio e sprigiona molta più energia, sperimentata e montata da oltre 40 anni sui missili intercontinentali è la più potente bomba a disposizione e sprigiona una forza fino a 100 megatoni






bomba N o al neutrone, è a fusione-fissione-fusione è stata studiata per sprigionare radiazione atomiche. Il suo studio ed il suo impiego è per uccidere la maggior parte di esseri umani senza causare alcun danno alle strutture









bomba G o bomba gamma è la bomba h che nel momento dell'esplosione i neutroni prodotti dalla fusione termonucleare si uniscono al cobalto che è un forte emettitore di raggi Gamma. Essa può essere definita anche come una bomba Termonucleare Sporca (denominata più correttamente radiologica, vedi sotto).







Arma radiologica, è stata solamente teorizzata un'altra classe di bombe nucleari, le cosiddette bombe sporche: costituite da materiale radioattivo non fissile (che quindi non può esplodere con reazione nucleare, ma potrebbe incendiarsi se metallico) trattato per renderlo molto volatile ed associato ad una carica esplosiva convenzionale, di potenza anche modesta, con il compito di disperdere il materiale radioattivo nell'ambiente, contaminando oggetti e persone. La Federazione degli Scienziati Americani sostiene che la bomba sporca sia una minaccia esagerata o falsa: lo stesso uranio usato per l'alimentazione delle centrali atomiche non è che debolmente radioattivo se non trattato in modo da innescare una reazione di fissione. Il lentissimo decadimento dell'uranio (l'isotopo 238, prevalente in natura, ha un tempo di dimezzamento di circa 4,5 miliardi di anni) garantisce infatti una bassa contaminazione in caso di dispersione ambientale, pur restando la sua tossicità, paragonabile a quella di metalli pesanti come mercurio e cadmio. Il reale pericolo radioattivo di questi ordigni risulterebbe essere molto basso. Il riconoscimento delle armi a bassa radioattività quali parte della classe delle armi atomiche potrebbe portare all'inclusione in tale categoria delle armi all'uranio impoverito. Non esiste ad oggi un trattato internazionale sulle armi all'uranio impoverito, benché esse siano estesamente impiegate sui campi di battaglia dagli eserciti della N.A.T.O. e in particolare dall'esercito degli Stati Uniti.


Mi soffermo un attimo in più sulla bomba N:

Questa lascia fasci di neutroni.

I neutroni vengono rilasciati con una piccola bomba nucleare, che farebbe danni materiali limitati, la sua particolarità è dovuta al fatto che i neutroni attraversano la materia senza difficoltà e senza distruggere nulla.
La materia inanimata non viene intaccata ma, l'attraversamento di tessuti animati, provocherebbe la rottura delle stringhe di DNA e conseguentemente malattie e mutazioni genetiche.
Questo tipo di bomba genera neutrini, zone radioattive, "fall out" (ricaduta radioattiva) e venti radioattivi come una normale bomba nucleare di quella potenza.
Alla luce di queste brevi spiegazioni in questi giorni abbiamo saputo che bombe al neutrino sono state sganciate nello Yemen.
Sembra però che questa non sia stata la prima volta, infatti, come si può leggere nel post a cura di Gary Wilson del sito "Come Don Chisciotte":


Gli Stati Uniti hanno usato la bomba al neutrino a Baghdad?
Un ex comandante della Guardia Repubblicana Irachena ha dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero usato armi al neutrone nel corso della battaglia a Baghdad. E almeno un ex funzionario dell'esercito americano condivide la sua tesi.


In un'intervista del 9 aprile trasmessa da Al Jazeera, Saifeddin Fulayh Hassan Taha al-Rawi afferma che "le forze armate americane hanno utilizzato bombe al neutrone e al fosforo durante l'attacco all'aeroporto di Baghdad prima del 9 aprile 2003, giorno della resa della capitale irachena".
Inoltre, ha aggiunto che le bombe hanno incenerito circa 2.000 delle Guardie Repubblicane ma hanno lasciato gli edifici e le infrastrutture intatte.
La bomba al neutrone è studiata per produrre una minuscola esplosione mentre rilascia una notevole quantità di onde gamma e neutroni, in grado di penetrare un'armatura e di penetrare in profondità nella terra. Queste radiazioni sono particolarmente dannose per i tessuti (britannica.com). La bomba è rimasta nell'arsenale americano per decenni ma non è mai stato usata in combattimento, prima di allora.
Mentre nessuno dei principali mezzi d'informazione ha riportato delle bombe al neutrone, David Hambling, autore di "Weapons Grade: How Modern Warfare Gave Birth to Our High-Tech World" nota che gli Stati Uniti hanno già ammesso l'uso di bombe al fosforo durante la guerra in Iraq.



Sul blog Danger Room della rivista online Wired, Hambling ha affermato che dalla descrizione fornita da al-Rawi ad Al Jazeera riguardo una serie di esplosioni che uccisero gli occupanti degli edifici senza demolirli, "è interessante sapere che esista un'arma nell'arsenale americano progettata esattamente per fare questo… la AGM-114N". E prosegue Hambling: "Il 15 maggio 2003, poche settimane dopo l'attacco all'aeroporto di Baghdad, Donald Rumsfeld ha elogiato la nuova bomba….nonostante sia stata ufficialmente descritta come "arricchita di metalli" o addirittura "iperbarica", la nuova macchina da guerra non è differente dagli ordigni termobarici che producono la stessa esplosione con una pressione inferiore e una durata maggiore, per generare effetti più distruttivi. Come molti termobarici, la AFM-114N usava alluminio in polvere. I militari non parlano di solito dei termobarici perché hanno ricevuto una cattiva pubblicità dai media. Human Rights Watch li ha criticati perché hanno la capacità di "uccidere e ferire in modo brutale e colpire un'area molto vasta".
Le armi descritte come termobariche includono lanciatori di fiamme e napalm. Un articolo della BBC News del 4 marzo 2002 sosteneva che gli Stati Uniti utilizzassero armi termobariche in Afghanistan e ne descriveva la combinazione di calore e pressione, poiché "distribuivano nubi molto fini di materiale esplosivo attraverso l'obiettivo che, di conseguenza, prendeva fuoco. Gli effetti del calore e della pressione sono incredibili – ai soldati coinvolti nelle esplosioni viene risucchiata l'aria dal corpi e anche i loro organi interni sono distrutti in maniera irreversibile".
Troppo sanguinoso per essere raccontato
L'ex capitano dell'esercito americano Eric May, un ex funzionario dell'intelligence e degli affari pubblici, ritiene che i militari americani abbiano usato le armi al neutrone nella battaglia di Baghdad. May è uno dei partecipanti dell'accampamento organizzato da da Cindy Sheenan fuori dalla villa di Gorge Bush a Crawford, in Texas.
In un'intervista pubblicata dal Lone Star Iconoclast svoltasi a Crawford, in Texas, May afferma che "la più grande storia di guerra si trasformò in un 'non evento' quando si seppe che era semplicemente un evento troppo sanguinoso per essere raccontato".
"Il finto salvataggio del sodato Lynch è stata una mera distrazione dalla verità," ha detto May. "E l'abbattimento della statua di Saddam Hussein non era nient'altro che un modo per fissare nella mente delle persone che era una vittoria facile".
Il 24 aprile le audizioni del Congresso hanno sentito la testimonianza delle "storie di Jessica D. Lynch e Pat Tillman… egregi esempi di ufficiali che manomettono la verità per mantenere relazioni pubbliche durante la guerra". ("Government Challenged on Lynch and Tillman", New York Times, 24 aprile 2007)
Il capitano May afferma "che la battaglia di Baghdad sia stata emblematica per tutta la disavventura del Medio Oriente. Non c'è niente che pensai allora che non sia stato confermato dai fatti. Gli Americani non sanno ancora che ci fu una battaglia a Baghdad perché i media legati ai corpi militari costruirono il caso Lynch per concentrare su di esso l'attenzione".
May prosegue: "La prova più inconfutabile che proviene da fonti internazionali, scientifiche, è che la nostra posizione stava diventando insostenibile all'aeroporto di Baghdad e abbiamo utilizzato una testata al neutrone, almeno una. Questo è il grande segreto dell'aeroporto di Baghdad.
"Se guardiato ai dati disponibili a livello internazionale, ci sono rapporti su un aumento delle radiazioni sul bestiame, e di effetti sul metabolismo umano – morte e malattia. Ciò spiega perché, dopo la battaglia di Baghdad, abbiamo avuto storie frammentarie di cose come montagne di spazzatura da spostare. All'epoca non aveva alcun senso, finchè non si ragiona a posteriori, e si intuisce che fossero un'operazione di decontaminazione. Inoltre, quella parte della battaglia di Baghdad spiega molte cose, uscite allo scoperto più tardi e chiarisce la ragione per cui sia stato nascosto così a lungo".
Che fosse stata una bomba al neutrone o l'AGM-114N, il Pentagono usò un qualche tipo di arma di distruzione di massa all'aeroporto di Baghdad.
Gary Wilson


Fonte: http://www.workers.org/
Link: http://www.workers.org/2007/world/neutron-bomb-0510/
05.05.2007
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELEONORA BIANCHINI


IRAQ, APRILE 2003: UNA BOMBA A NEUTRONI ESPLODE NELL’AEROPORTO DI BAGHDAD…

Riceviamo da una fonte autorevole che desidera mantenere l’anonimato
Mosca, 15 Novembre 2004. Non ci sono certezze. Eppure, sembra proprio che sia accaduto: nella “battaglia dell’aeroporto”, come ancora oggi vengono chiamati i terribili scontri avvenuti nei primi giorni di aprile del 2003 nell’aeroporto internazionale Saddam Hussein di Bagdad, i militari Usa dopo aver subito pesantissime perdite – forse centinaia di uomini uccisi, letteralmente fulminati da scariche elettriche da 11mila volt - avrebbero fatto uso di una piccola bomba atomica. Una bomba a neutroni. L’esplosione avrebbe provocato istantaneamente un flusso intensissimo di neutroni, una vera e propria ventata di radioattività, che riuscì a cancellare ogni forma di vita, provocando un campo elettromagnetico di così grande intensità da portare alla liquefazione le linee elettriche e telefoniche dell’intera area dell’aeroporto.
La contaminazione radioattiva è di durata relativamente breve. Se così è stato — e non una superbomba Moab, per esempio — si tratterebbe della prima volta in cui questo tipo di arma è stato usato in un ambito tattico di battaglia, esclusi forse utilizzi in Afganistan o nella Prima guerra del Golfo sui quali però non si sa nulla. E se così è stato, la Coalizione dovrebbe spiegare per quale motivo ha usato un’arma di distruzione di massa in una guerra che negli intenti ufficiali serviva proprio a combattere le armi di distruzione di massa.
Non sappiamo con esattezza quando (e se) l’ordigno sia stato usato: con ogni probabilità fra il 5 e il 6 aprile. Come per Hiroshima e Nagasaki, anche in questo caso potrebbe essere attribuito alla Bomba il crollo del regime. Avrebbe fatto strage di militari iracheni, pare circa 10mila sulle 23mila guardie repubblicane impegnate nella battaglia per riconquistare lo scalo, ma anche di moltissimi militari statunitensi. Troppi elementi — che descriveremo analiticamente più sotto — concorrono per confermare la voce sull’uso di un’atomica nell’aeroporto, raccolta da indicazioni discrete e rimbalzata senza clamore su alcuni giornali nel mondo.
Elementi come l’improvvisa liberazione dell’aeroporto, dopo giorni di scontri sanguinosissimi, e la sostanziale sparizione istantanea di un’intera divisione irachena che combatteva per riconquistare lo scalo, come l’immediato crollo del sistema iracheno di difesa e l’entrata delle forze della Coalizione in una Bagdad allibita e silenziosa, come il blackout elettrico e telefonico che ha accompagnato la presa dello scalo aereo.
Elementi come le testimonianze di fosse comuni scavate nell’area e come la decontaminazione del suolo dell’aeroporto. Elementi come la sostanziale impossibilità di usare per settimane l’intero scalo, limitandone la fruibilità a poche aree, per arrivare all’intero recupero solamente molti mesi dopo. Elementi come la fuga della delegazione russa da Bagdad e l’assalto di una squadra armata non identificata contro la colonna russa in fuga: i russi erano i soli che, con i loro satelliti e le intercettazioni, sapevano che cosa esattamente stesse accadendo. Tant’è che Condoleeza Rice dovette fare una visita-lampo a Mosca per spiegare qualcosa al Cremlino, mentre Bush dovette telefonare a Putin per giustificare qualche cosa. Ma di indicazioni ce ne sono altre, molte altre.


La strage elettrica


Dall’indagine alla ricerca di dati e di documenti, è emerso un tragico scenario di quella battaglia. Uno scenario di agguati e di stragi. Come sarebbe accaduto quando i ragazzi delle forze statunitensi racchiusi nell’aerostazione sarebbero stati uccisi in massa dagli iracheni, i quali avrebbero allagato le sale dell’edificio e hanno fatto passare nell’acqua una scarica di corrente a 11mila volt. In quella Battaglia dell’Aeroporto per esempio fu distrutto quasi completamente il 3° [battaglione] del 7° [reggimento] Cavalleggeri. Eppure, i mezzi di comunicazione avevano descritto gli avvenimenti in modo confuso e discordante, e soprattutto non avevano parlato delle considerevoli perdite statunitensi. Non sappiamo specificare quando accadde, e se accadde, l’episodio terribile della scarica elettrica. Probabilmente nella notte fra il 4 e il 5 aprile, o nella notte successiva. Due piani della zona passeggeri erano sotto il controllo statunitense. Ma gli iracheni occupavano ancora la zona Vip e gli edifici dei servizi aeroportuali, dove si trovano le valvole per la distribuzione idrica anche nell’area passeggeri liberata dagli statunitensi. Nella notte, fu pompato petrolio nel primo piano, mentre comandando le valvole della distribuzione potabile gli iracheni allagarono d’acqua il piano terreno dell’aerostazione passeggeri. Quindi, con alcuni cablaggi in alta tensione, venne attivata nell’acqua che allagava le sale passeggeri una corrente elettrica a 11mila volt. Poi fu innescato l’incendio del petrolio. I soldati statunitensi balzarono di scatto scendendo le scale, e finendo in mezzo all’acqua elettrificata: fu una strage. Non è possibile sapere quanti ragazzi morirono in questo modo. È invece a questo fatto che potrebbe essere attribuito il blackout di Bagdad di quella notte. Forse fu questa terribile strage, gli Stati Uniti decisero di passare alla bomba ai neutroni. Solamente in quel momento, insieme con il blackout delle telecomunicazioni irachene, è crollata la resistenza del Governo di Hussein, quando la Guardia repubblicana ha comunicato al vertice militare del partito baathista l’utilizzo di quell’arma terrificante. A quel punto, la resistenza del Governo di Hussein è collassata e i carri statunitensi sono entrati nella capitale. Poi l’aeroporto internazionale di Bagdad è rimasto chiuso per mesi, e solamente nove mesi dopo il 9 aprile ha ripreso la sua piena funzionalità.


La cronaca dei fatti


La Battaglia dell’Aeroporto di Bagdad cominciò il venerdì notte, era il 4 aprile 2003. Ma ricostruiamo il seguirsi degli eventi. Il tempo usato è il presente storico. Durante la notte fra il 29 e il 30 marzo trenta parà dell’82a Airborne, insieme con militari delle unità per le operazioni speciali dell’esercito, s’inoltrano nell’Aeroporto internazionale Saddam Hussein per tentarne la presa con un colpo di mano. Un’operazione non riportata dalle agenzie internazionali, e forse finita in un insuccesso per le forze di liberazione. Sono passati alcuni giorni e sembra tutto in regola, la mattina del 3 aprile 2003. Tutto tranquillo. Le forze statunitensi di liberazione appaiono ancora lontane e l’Ansa-Afp scrive che “anche se nessun aereo è arrivato o partito dall’aeroporto dal 19 marzo, la vigilia dell’inizio della guerra, gli impiegati continuano normalmente il loro lavoro, ha detto al-Jaburi, aggiungendo che radar e altre installazioni dello scalo sono stati colpiti nei primi giorni di conflitto, ma l’aeroporto è adesso sicuro”. Sono le ultime ore di tranquillità. Nel corso della giornata cominciano i primi combattimenti fra l’avanguardia della Coalizione e i piccoli distaccamenti iracheni di presidio. La Reuters — il cui inviato Luke Baker è al seguito della terza divisione di fanteria — dice che i distaccamenti statunitensi non stanno incontrando resistenza: “Non possiamo ancora fare un bilancio della battaglia, ma i soldati non hanno incontrato alcuna resistenza finora”, dice Baker. I comandi iracheni sembrano impreparati, colti di sorpresa; non hanno predisposto alcuna forma di difesa dello scalo: non più di due o tre compagnie, senza armi pesanti, a guardia di appena una leggera linea di trinceramenti attorno al perimetro dell’aeroporto. L’emittente televisiva statunitense Abc conferma che le forze della terza divisione Usa hanno preso il controllo dello scalo, mentre l’agenzia Associated Press dice che ci sono tiri di artiglieria e che tutta l’area della capitale è al buio.


La mattina del 4 aprile corrono verso l’aeroporto i mezzi della 1a brigata della 3a divisione di fanteria meccanizzata. Sui piazzali, qualche vecchio velivolo e un aereo di linea — forse delle linee giordane — che non avevano fatto tempo a decollare quando gli Stati Uniti avevano annunciato il blocco dei voli all’inizio delle operazioni. Il comando della Coalizione, ancora in Qatar, non si fida ancora. Impone che la colonna che sta affluendo verso lo scalo venga affiancata per protezione, mentre chiede una ricognizione aggiuntiva per verificare la presenza di truppe nemiche nell’aeroporto: la liberazione della struttura potrà avvenire solamente dopo che le squadre di ricognitori avranno comunicato direttamente e personalmente al quartier generale un rapporto dettagliato della situazione.


Intanto a Bagdad sono gli ultimi giorni del regime sanguinario di Saddam Hussein, e il pittoresco ministro iracheno dell’informazione, Mohammed Sahhaf, davanti alle telecamere annuncia fra due giorni la strage di statunitensi. A mano a mano che le ore passano, la colonna statunitense continua ad affluire nello scalo, mentre si attende che arrivino con materiali e mezzi gli elicotteri della 101a Airborne, i quali cominciano a dare manforte ai commilitoni. Ma l’afflusso di armi pesanti è paralizzato dalle cannonate di grosso calibro che cadono sulla zona: gli iracheni tirano sulle vie di collegamento per impedire le manovre ai militari della Coalizione. Nel frattempo, fin dalle 8 del mattino, piccoli gruppi di miliziani attaccano le postazioni controllate dai militari della Coalizione, e vengono dispersi dall’intervento di carri e autoblinde. Nell’aeroporto ci sono unità della 1a brigata, un paio di battaglioni appoggiati da artiglieria, per circa 3mila uomini, 60 carri e una ventina di cannoni. La 2a brigata del 3o meccanizzato si accosta alla periferia della capitale e si colloca vicino allo svincolo delle autostrade per Amman e per Karabela; un battaglione con batterie d’artiglieria si colloca oltre lo svincolo sud dell’aeroporto, verso abu-Harraib. L’Ansa riporta un esultante generale Stanley McChrystal dello Stato Maggiore, secondo il quale l’aeroporto di Bagdad è “sicuro”, anche se restano “sacche di resistenza sporadiche”; le divisioni della guardia repubblicana di Hussein sono “seriamente indebolite”. Viene annunciata la disfatta completa delle divisioni della guardia repubblicana al-Madina al-Munavvara (divisione “Medina”) e Hammurabi. In realtà, agli scontri hanno preso parte alcune formazioni dell’Hammurabi e una brigata della Medina, la quale si sta concentrando più lontano, alle porte di Bagdad.


La sera del 4 aprile l’agenzia Reuters specifica che centinaia di soldati americani si preparano ad andare di rinforzo alla 3a divisione nella notte all’aeroporto di Baghdad e stanno affluendo soldati della 101a Airborne, del 94o battaglione, un’unità del Genio. Replica la dittatura irachena attraverso la Reuters: l’aeroporto è ancora in mani irachene mentre la guardia repubblicana speciale e i paramilitari dei feddayn “hanno giurato di infliggere al nemico una disfatta e di dargli una lezione, affinché sappia che genere di uomini siamo”. Scoppia la bomba, prima ipotesi.


Ormai è notte. Il sanguinoso 4 aprile si è chiuso con l’ennesima inutile strage. E con il buio arriva tra i militari che hanno liberato l’aeroporto un ordine a sorpresa: indossare le protezioni per la guerra nucleare, batteriologica e chimica. Buona parte della 1a brigata meccanizzata passa la nottata nell’indossare le tute antiatomiche. È stata lanciata in questa occasione la bomba a neutroni? Impossibile dirlo. Potrebbe farne un cenno involontario uno dei caldissimi réportage che scriveva Robdinz sul sito Indymedia (sito i cui archivi non sono ora disponibili): era la sera di quel 4 aprile e Robdinz scrive nella sua corrispondenza: “Di bocca in bocca giungono le notizie della grande battaglia all’aeroporto durata tutta la notte e niente affatto finita”. Notizie a volte euforiche, “li abbiamo rimandati indietro, gli americani”, a volte, il più delle volte “100 morti, anzi 300 per le bombe degli invasori”.


“La battaglia dell’aeroporto si è sentita fin dentro la città. Si è sentita e si è vista, con quelle esplosioni che non avvenivano più a terra, ma dieci, quindi ci metri sopra i palazzi e le infrastrutture. Era come se le bombe ed i missili esplodessero emettendo una fortissima luce giallo/verde che illuminava per chilometri tutto quanto era intorno. Con un rumore, un fragore, un boato esplosivo mai sentito prima da quanto era enormemente forte”.


È questa la bomba a neutroni?


Più probabilmente, bisogna aspettare ancora una o due notti. Ma qualcosa di strano, si respira: ecco un’altra accorata corrispondenza di Robdinz su Indymedia. “Sarà stanotte? La linea telefonica, raggiunta libera dopo così tante ore da non sperarci più, mi porta un racconto di una Baghdad alla fine. O, all’inizio di qualcosa che segnerà per sempre la città e la popolazione”. Forse è questa la notte della strage elettrica. Sabato 5 aprile. Ancora battaglia La mattina del 5 aprile la corsa degli statunitensi perde energia e i reparti rallentano per fortificarsi a ridosso della capitale, in attesa che il dispiegarsi della logistica consenta l’afflusso di rinforzi e di materiali. Il cannoneggiamento iracheno è molesto e continuo per tutta la giornata, e purtroppo è anche ben diretto. Non si contano le raffiche di mitragliatrice e gli scontri ravvicinati. Nell’aeroporto, per alcune unità della Coalizione la situazione è tesa: continuano le richieste di rinforzi e di materiali.


Ecco da Indymedia una corrispondenza di Robdinz raccolta la sera del 5 aprile: “Sulla battaglia dell’aeroporto di questa notte e di questa mattina si rincorrono voci incontrollabili. Molti cittadini parlano di oltre cento soldati invasori uccisi dalla resistenza irachena nell’area dell’aeroporto. Le notizie che si raccolgono in città sostengono che il Saddam International Airport è tuttora sotto il controllo dell’esercito iracheno”.


Ancora su Indymedia da Amman scrive Rosarita Catani, oggi corrispondente di Reporter Associati: “L’aeroporto di Bagdad è di nuovo in mano agli iracheni a seguito di un’operazione compiuta da fedayn. Sono entrati all’interno dell’aeroporto carichi di tritolo e si sono fatti saltare in aria. Si vedono le immagini dei carri armati americani distrutti. Le persone scendono per strada, saltano sui carri armati americani e cantano inni di vittoria”.



La strage del 6 aprile


La mattina del 6 aprile gli iracheni, che erano stati colti di sorpresa due giorni prima dall’operazione di liberazione dell’aeroporto, ora hanno avuto il tempo di organizzare un contrattacco. Esattamente i due giorni che aveva promesso il ministro iracheno della Propaganda. Alle 10 comincia l’assalto iracheno all’aeroscalo, con tre battaglioni della guardia repubblicana sostenuti da formazioni di miliziani baathisti. Le unità statunitensi sollecitano ancora aiuti, come l’intervento dell’artiglieria e dell’aviazione. Sono ore di fuoco e di sangue. Dopo molti assalti fallimentari, gli iracheni puntano gli sforzi (con due brigate e 2mila miliziani) per occupare la seconda rampa all’edificio dell’aeroporto, mentre le forze della Coalizione si concentrano nell’aerostazione liberata e sulla rampa che la circonda, facendo ricorso a tutte le forze disponibili della 3a divisione meccanizzata e della 101a Airborne. Gli elicotteri da attacco al suolo e da battaglia stanno svolgendo più di 300 missioni di volo. Le perdite sono rilevanti soprattutto fra le file irachene, ma la situazione è pesantissima anche per gli statunitensi, che hanno dovuto fare ricorso a 20 voli delle eliambulanze.


Vi sarebbero filmati che mostrano gli iracheni in armi mentre usano come zimbello per i loro scherzi alcuni paracadutisti statunitensi fatti prigionieri: sono da attribuire a questa giornata di sangue, oppure allo sbarco della trentina di parà dell’82a avvenuto la settimana scorsa? Con l’avanzare della sera gli scontri scendono d’intensità e le forze di entrambi gli schieramenti si raggruppano per assicurarsi le posizioni migliori. La notte tra il 6 e il 7 aprile è minacciosa soprattutto per gli statunitensi: le forze irachene sembrano insormontabili e la liberazione dell’intero aeroporto sembra remota. Perfino Bagdad è un miraggio. I 3mila militari della Coalizione che presidiano lo scalo liberato, i quali ricevono rinforzi e materiali con il contagocce via elicottero, hanno davanti a loro non meno di 18-20mila iracheni pronti a dar battaglia, con gli arsenali pieni e vicini. La guardia repubblicana che presidia la capitale ha perso appena il 5-8% del potenziale bellico. Forse scoppia la bomba, seconda ipotesi Di fronte a tanto pessimismo, la soluzione sembra meno remota. Ne parla il comandante dell’aviazione alleata, il generale Michael Mosley: “L’esercito iracheno, inteso come una struttura organizzata costituita da grandi unità, non esisterà a lungo”. A Bagdad c’è un vasto blackout e i telefoni si zittiscono di colpo in tutta la regione. Secondo una notizia riportata dal sito di IndyMedia di San Francisco (http://www.indybay.org/news/2004/02/1669628.php) proprio quella notte la popolazione ha sentito un’esplosione fortissima.



Si muove la diplomazia


Alle 5 del mattino c’è un lungo colloquio telefonico, diretto e personale, fra George W. Bush e Vladimir Putin. Con una dinamica che s’era ripetuta identica quando era affondato misteriosamente — speronato da una nave spia sconosciuta, sebbene la versione ufficiale parli d’incidente — il sottomarino atomico russo Kursk. Prima di parlare con Putin, Bush s’è consultato con Condoleeza Rice, che ha appena compiuto una visita urgente a Mosca per parlare con il ministro russo degli Esteri, Igor Ivanov. L’argomento trattato potrebbe essere il sanguinoso assalto armato di forze sconosciute (ma ben note ai russi) le quali hanno aggredito il convoglio diplomatico russo che, con l’ambasciatore Vladimir Titorenko, stava lasciando Bagdad. Di questo, hanno parlato Bush e Putin? Solamente di questo, nella loro telefonata?


Il regime crolla di colpo


Dopo questi eventi, d’un tratto, dal 7 e 8 aprile le formazioni irachene hanno perso ogni capacità combattiva. Non escono dai ricoveri per assaltare le forze della Coalizione. Le mosse sembrano disorganizzate. Scompaiono nel nulla buona parte dei 23mila iracheni che tentavano di occupare l’aeroporto. Stime successive della resistenza irachena parlerebbero di 10mila morti. Si osservano “gravi avarie all’intero sistema iracheno di comunicazione e controllo”. Non si sa che cos’abbia potuto danneggiare il sistema iracheno di comunicazione, finora molto protetto e resistente. La mattina del 7 aprile, troviamo la prima brigata corazzata del 3o meccanizzato in corsa verso Bagdad, per liberare i palazzi governativi del centro.


I servizi segreti russi


I russi - che hanno satelliti spia e sistemi di intercettazione - hanno visto tutto. Che cosa? Il sito www.irakwar.ru, poi soppresso, pubblicava i rapporti iracheni del servizio militare russo, comprese le intercettazioni. Di colpo, il 7 aprile comunicò nei suoi rapporti la sospensione della pubblicazione. Spiegarono di essere venuti a conoscenza di importanti elementi "top secret" la cui pubblicazione avrebbe coinvolto i rapporti fra la Russia e gli Stati Uniti.


La decontaminazione, le epidemie


Sebbene sia stata annunciata pubblicamente l’immediata riapertura dello scalo internazionale, molte zone dell’aeroporto rimarranno inaccessibili per settimane, e prima che venga riaperta tutta la struttura dovranno passare mesi. Che cos’è accaduto? Nella rubrica Grandangolo, il giornale indiano Express India (http://iecolumnists.expressindia.com/full_column.php?content_id=46449) osserva che il probabile utilizzo della bomba a neutroni nell’aeroporto internazionale di Bagdad è confermato solamente da «soldati baathisti e abitanti della zona». Qui la cronaca finisce, e si passa al periodo della pacificazione.


I giorni passano nell’aeroporto liberato definitivamente. Sempre il sito di IndyMedia di San Francisco (http://www.indybay.org/news/2004/02/1669628.php) afferma che testimoni hanno notato numerosi camion che portavano fuori dallo scalo moltissimi carichi di terreno, come se fosse una superficie contaminata. Stando a http://bunker.defcode.com/index.php?cat=1&page=1&paged=2, i materiali contaminati sarebbero stati accumulati a ridosso di un villaggio dove si trova la maggiore prigione di terroristi, forse abu-Ghraib. La discarica sarebbe controllata da una sorveglianza armata permanente.


La popolazione dell’abitato adiacente avrebbe sofferto una singolare epidemia fatta da lesioni alla pelle e dalla perdita dei capelli. Secondo diverse testimonianze, molti dei militari che hanno svolto il servizio di sgombero del terreno forse contaminato sarebbero poi morti. I familiari di uno di questi militari deceduti dopo il servizio di decontaminazione dell’aeroporto avrebbero rivendicato la morte per armi di distruzioni di massa.


A ciò si aggiunge l’epidemia che secondo http://66.241.226.47/cgi-bin/mt/mt-comments.cgi?entry_id=33 avrebbe colpito numerosi militari della Coalizione in servizio in prossimità dell’aeroporto, con febbre, macchie scure alla pelle e altri sintomi tipici dell’esposizione a radiazioni. Il giornale saudita al-Watan il 17 luglio 2003 riferisce che questa epidemia, attribuita alle severe radiazioni solari della zona, si mostrava resistente alle cure negli ospedali del Golfo Persico e i militari sarebbero stati così trasferiti a Washington. Alle famiglie dei morti iracheni non è stato possibile riavere le salme per la sepoltura e su IndyMedia San Francisco (http://www.indybay.org/news/2004/02/1669628.php) è riportato quello che un giornalista inglese avrebbe affermato dopo aver visto le foto delle salme: “è come se i corpi fossero stati fusi”. Secondo altre testimonianze, nell’area dello scalo aereo sarebbero state scavate fosse comuni per la sepoltura di una gran quantità di salme non solo irachene ma anche di militari della Coalizione colpiti dall’irradiamento radioattivo.




Come si può vivere con le radiazioni?
Questa è una domanda che mi sono posta anche dopo gli avvenimenti di Cernobyl e Fukushima

Una risposta è presente nel sito "fusione":

Introduzione


Nell’immaginario collettivo c’è la convinzione che qualunque tipo di radiazione uccide, provoca il cancro e mutazioni spaventose negli uomini, negli animali, nelle piante.


Ma cosa sono in realtà le radiazioni emesse dai materiali radioattivi e quanto sono pericolose?


Queste radiazioni dette ionizzanti (1) consistono in diversi tipi di particelle subatomiche: raggi gamma, raggi x, raggi beta (elettroni), neutroni, e particelle alfa. Queste particelle attraversano lo spazio ad alta velocità, alcune come i raggi cosmici di poco sotto la velocità della luce, penetrano nel corpo umano in profondità e danneggiano le cellule di cui il corpo è composto. Questo danneggiamento può causare un cancro o può causare difetti genetici nella successiva generazione di cellule.


Spiegando in questo modo gli effetti delle radiazioni sembra che il pericolo sia molto grave e che una persona colpita da una di queste particelle rischia parecchio. Questo è il modo in cui generalmente vengono descritte le radiazioni nucleari nei libri proposti dai movimenti antinucleari. Non si spiega però che ogni persona normalmente è colpita da tali particelle circa 15000 volte per ogni secondo della sua vita, e che è stato così per tutti gli uomini che ci hanno preceduto e che sarà cosi anche in futuro. Queste particelle, da cui siamo colpiti 40 mila miliardi (4 1012) volte durante la vita provengono da fonti naturali [1]. Lo sviluppo della tecnologia ha quindi aggiunto altre fonti come quelle dei raggi X per le diagnosi e le cure mediche, le TAC etc. Una tipica schermografia con i raggi X ci colpisce con le particelle che ci colpirebbero naturalmente in un anno di vita, una TAC addirittura con le particelle che ci colpirebbero in 10 anni.


Con tutte queste particelle che ci bombardano, come mai non moriamo subito di cancro?


Come vedremo la probabilità che una di queste particelle causi il cancro è molto bassa, circa 1 su 28 milioni di miliardi: 1/28.000.000.000.000.000 (2) [2]


Ci sono inoltre altri agenti fisici, chimici, e biologici che colpiscono le nostre cellule in modo più pericoloso, è stimato che solo 1% dei casi di cancro mortale sono causati dai 40 milioni di miliardi di particelle che ci colpiscono, gli altri 99% dei casi sono dovuti ad altri agenti , chimici, fisici e biologici che attaccano le cellule.


Come puntualizzano gli esponenti delle campagne antinucleari, ogni particelle che ci colpisce in più rispetto al fondo naturale aumenta il rischio di cancro, è bene quindi evitare tali radiazioni e non costruire centrali nucleari. Le persone sono quindi indotte a pensare che le radiazioni siano assolutamente da evitare. Prendendoli in parola possiamo dire che ci sarebbero molti modi più efficaci per evitare le radiazioni. E' possibile ridurre del 10% le radiazioni che ci colpiscono vivendo in case di legno invece che di cemento e mattoni i quali contengono materiali radioattivi come Uranio, Torio e Potassio. Volendo, ognuno potrebbe costruire uno schermo di piombo intorno al proprio letto, riducendo così del 20% le radiazioni che lo colpiscono durante la notte, oppure evitare i raggi X dei dentisti e le TAC negli ospedali, evitare viaggi in aereo o le vacanze in montagna e tante alte cose. La vita è piena di rischi, ogni volta che prendiamo un boccone di cibo possiamo scatenare un processo chimico che porta al cancro, eppure non possiamo fare a meno di mangiare. Ogni volta che camminiamo o corriamo rischiamo un incidente ma ciò non ci impedisce di camminare o correre. Ugualmente l'attitudine corretta sarebbe quella di non preoccuparci di piccole dosi di radiazioni oltre il fondo naturale.


La misura del rischio


Non è possibile avere una comprensione del problema delle radiazioni se non lo si affronta da un punto di vista quantitativo. Se facciamo un discorso solo qualitativo allora concludiamo che il nucleare non va bene, ma anche il carbone e il petrolio non vanno bene perchè producono un inquinamento che uccide le persone, il gas peggio ancora perchè oltre che produrre inquinamento uccide le persone con le esplosioni. Occorre misurare questi rischi e la scienza ci aiuta a farlo. Solo dopo possiamo trarre le conclusioni più adeguate per le nostre scelte.


L'unità di misura del Sistema Internazionale (SI) per la radiazione è il Siviert (Sv), è però ancora in uso il rem, 100 rem = 1Sv (3). Un mrem (un millessimo di rem) = un centomillesimo di Sv, di esposizione equivale, per un corpo medio, ad essere colpiti da 7 miliardi di particelle standard, il Sv tiene conto anche del tipo di particella e della massa della persona. Per esempio un adulto e un piccolo bambino che stanno vicini in un campo di radiazioni ricevono lo stesso rischio e quindi la stessa dose in mSv anche se l'adulto riceve molte più particelle del bambino a causa della sua maggiore massa. In genere si parla di basse dosi di radiazioni fino 10 rem= 0,1Sv. In tutti gli incidenti che si sono avuti e di cui si sente parlare spesso alla televisione a causa del malfunzionamento di impianti nucleari, oppure per il materiale radioattivo fuoriuscito dai contenitori durante il trasporto, sorgenti radioattive lasciate incustodite etc., non si sono mai avute rilasci di radiazioni nell'ambiente circostante maggiori di 5-10 millirem, in genere si rimane intorno a 1 millirem. Nell'incidente di Three Mile Island del 1979 , il più grande incidente avvenuto in una centrale nucleare nel mondo occidentale (4), l'esposizione dell'area circostante fu di 1.2 mrem .


Quanto è pericolosa una simile radiazione? Come sappiamo la radiazione naturale di fondo ci colpisce dall'alto (raggi cosmici) con 20 mrem all'anno, dal basso con i materiali radioattivi sempre presenti nel terreno: Uranio, Potassio, Torio, in tutto 20 mrem all'anno anno, da tutte le altre parti con la radioattività sempre presente nei materiali usati per le costruzioni, 10 millirem all'anno, dall'interno del nostro stesso corpo, Potassio-40 e Carbonio-14, 25 millirem all'anno, il totale da 85 -100 millirem all'anno. Inoltre possiamo aggiungere 80 mrem, in media, per analisi e terapie mediche e 180 mrem, in media, dalle radiazioni del gas radon presente nelle case


Il totale per ogni abitante può arrivare facilmente a più di 360 mrem all'anno in aree di montagna dove la concentrazione di Uranio e di Torio è alta e l'altezza comporta una maggiore esposizione a radiazioni cosmiche. In alcune località, la radiazione di fondo raggiunge valori molto alti come nelle zone ricche di sorgenti termali e minerali. Nella città inglese di Bath [3] le acque termali hanno un contenuto 1730 pCi (5) di Radon per litro e sono considerate altamente benefiche per molti disturbi. Tuttavia, l'EPA (US Enverimental protection Agency) decretò che occorre prendere provvedimenti quando il contenuto di Radon nell'acqua potabile supera 4 pCi / litro. Gli antichi Romani, che non conoscevano l’EPA, costruirono a Bath un tempio nell'anno 42 DC dedicato alla dea della sapienza e la salute e nel 1742 gli inglesi vi costruirono il Royal National Hospital per le malattie reumatiche. Anche oggi è alto il numero persone che vanno a Bath e in altri centri termali, malgrado le acque abbiamo una radioattività molto elevata, per beneficiare dei loro effetti terapeutici mentre secondo gli argomenti degli ecologisti queste acque dovrebbero costituire un grave pericolo. Poiché il fondo di radioattività naturale in Piazza S. Pietro a Roma (700 mren/anno) è più elevato di quello medio esistente oggi nell'area interdetta di raggio 30 km che circonda la centrale nucleare di Chernobyl, secondo gli ambientalisti la basilica di S. Pietro potrebbe essere ritenuta più pericolosa di Chernobyl, il problema è che il selciato di Piazza S. Pietro è costruito con cubetti di porfido, roccia vulcanica che contiene torio, elemento naturalmente radioattivo. Come si deduce facilmente dall'incidente tanto pubblicizzato di Three Mile Island, le radiazioni assorbite dalla popolazione nell'area intorno alla centrale nucleare sono state quelle che normalmente si ricevano in 4-5 giorni dal fondo naturale dell'ambiente in cui viviamo. La radiazione di 1 rem è quanto si riceve osservando per un anno la TV due ore al giorno.


Poiché ogni volta che si presentano questi dati quantitativi gli ambientalisti rispondono che ogni dose extra rispetto a quella naturale può causare un danno. Noi rispondiamo che non è vero, per due ragioni.


La prima è che i numeri prima riportati sulla radiazione naturale sono una media nazionale, negli USA in Colorado e negli Stati delle montagne rocciose (Wyoming, New Mexico, Utah) con un sottosuolo ricco di Uranio e maggiormente esposti per l'altezza ai raggi cosmici si ha una radiazione di fondo maggiore del 15 % rispetto a stati come la Florida dove l'altitudine è minima e il terreno è povero di sostanze radioattive. In Italia la radioattività di fondo di Napoli è 3 volte quella di Milano e quella di Roma è il doppio di Milano (6). Essere esposti alle radiazioni dell'incidente di Three Mile Island sarebbe l'equivalente quindi ad un viaggio di pochi giorni da Milano a Roma o Napoli. In ogni caso milioni di persone vivono normalmente a Napoli e la percentuale di casi di cancro in questa città è nella media nazionale. Nel Colorado addirittura i casi di cancro sono il 35% sotto la media nazionale. Una chiara indicazione che le basse dosi di radiazioni non sono un importante fattore per il rischio di cancro. Escludendo il Radon [4] si stima che solo l'1% dei casi di cancro dipende dalle radiazioni ionizzanti che normalmente ci colpiscono.


La seconda ragione è che il corpo umano possiede meccanismi di difesa biologica molto potenti contro i danni che provocano le basse dosi di radiazioni.. L’attività del sistema immunitario e altri sistemi biologici sono costantemente attivati e riparano il DNA delle cellule che come abbiamo visto sono colpite in ogni istante da 15000 particelle al secondo. Come vedremo molti studi e molte ricerche sono state fatte in questo campo che dimostrano che basse dosi di radiazioni (sotto i 0,1 SV) attivano il sistema immunologico rendendolo più efficace nella difesa del corpo umano.


Una controversia è nata all’inizio degli anni ‘80 negli Stati Uniti su queste ricerche. Scienziati facenti parte delle organizzazioni antinucleari come H. Caldicott, J. W. Gofman, E. J. Sternglass ed altri sostennero l’idea della cosiddetta linear no-threshold theory, cioè che anche a basse dosi di radiazioni si aveva l’induzione di tumori e malformazioni genetiche, un rischio calcolabile con una estrapolazione lineare rispetto al rischio dovuto alle alte dosi di radiazioni (sopra i 0,1 Sv), un rischio quindi minore ma sempre importante secondo i sostenitori di questa impostazione.


Lo scontro non accademico sulla "linear no-threshold theory”


I principali esponenti della comunità scientifica legati al Comitty for Nuclear Responsability


( www.ratical.org/radiation/CNR ) e alla Union of Concerned Scientists (UCS www.ucsusa.org ) negli USA, organizzazioni che si oppongono al nucleare, sostennero all’inizio degli anni ’80 la teoria che la soglia di radiazioni ionizzanti, al di sotto della quale si supponeva non vi fossero rischi per chi vi era esposto, non esisteva. Secondo questa impostazione per quanto piccola fosse l’esposizione non c’è mai rischio zero: se 1 Gy (100 Rad) di esposizione da un rischio R, allora 0,01 Gy di esposizione da un rischio R/100 e successivamente 0,00001Gy da un rischio R/10000 e cosi via. Questa è chiamata la “linear no-threshold theory”(LNT). La comunità scientifica, in primis quella USA, non ha mai accettato questa impostazione. Nel 2001 i 600 scienziati della Helth Physic Society, la principale associazione americana degli operatori di radiologica, fecero un documento in cui si affermava che “sotto i 10 rad il rischio di cancro era troppo basso da essere osservato”.


C’è da rilevare che non si tratta di una semplice disputa accademica. La teoria del LNT è stata usata negli ultimi 20 anni dai movimenti ambientalisti e antinucleari per terrorizzare le popolazioni di tutto il mondo. Il suo funzionamento è semplice, ad ogni minima dose di radiazione assorbita in aggiunta al fondo naturale viene associata una quantità extra di casi di cancro e di morti previsti in futuro nella popolazione esposta. Se poi la quantità extra di radiazione assorbita raddoppia essa produrrà una quantità di casi di cancro e di morti doppia, e così è pure per la stessa dose assorbita da una popolazione doppia. Si può immaginare il forte impatto che simili dati hanno sulla popolazione, specialmente se sono forniti da autorità governative e usati da stampa e TV alla ricerca di scoop giornalistici. Ogni piccola radiazione, anche molto minore delle radiazioni di fondo a cui normalmente si è esposti diventa una "bomba atomica sporca", vengono previsti per gli anni futuri migliaia di casi di cancro e morti. Da considerare poi che anche piccolissime dosi di radiazioni, assorbite però da una grande quantità di popolazione portano ugualmente a calcolare un gigantesco numero di casi. Un strumento di propaganda fortissimo nelle mani dei movimenti ambientalisti di cui si e fatto pieno uso nei media e nella propaganda in generale dei movimenti antinucleari. Si ricordi a questo proposito il rapporto di Greenpace del 2006, in questo rapporto, ripreso dai media di tutto il mondo, a causa dell'incidente di Cernobyl venivano previsti 6 milioni di casi mortali di cancro in più nelle popolazioni dei paesi esposti (praticamente tutta l'Europa).


Uno dei primi a formulare la linear no-threshold theory (LNT) fu il Prof Jhon Gofman, docente di Biologia Molecolare e Cellulare all'Università di Berkely in California e fondatore della Divisione di Ricerche Biomediche del Livermore National Laboratory, e Presidente, dal 1971, del Comitty for Nuclear Responsability di San Fracisco un’associazione contro il nucleare. I libri del Prof. Gofman, che è morto nel 2007, sull’incidente di Three Myle Island (1979) e di Chenobyl (1986) ne hanno fatto una figura guida del movimento antinucleare negli Stati Uniti e nel mondo.


Inizialmente il Dipartment of Energy (DOE) degli USA rifiutò questa concezione non perchè, dice Gofman in un’intervista, il DOE fosse convito del contrario ma perchè era "sconveniente". Nel 2001 il National Council on Radiation Protection and Measurements, un istituto promosso dal Congresso degli Stati Uniti abbracciò la teoria del LNT e, nel 2004, l’United States National Research Council un organo della National Academy of Sciences USA la appoggiò.


Come abbiamo prima riferito, malgrado queste prese di posizioni la teoria del "linear no-threshold theory", non è mai stata accettata pienamente dalla comunità scientifica internazionale. Infatti sul National Association of Sciences Biological Effects of Ionizing Radiation Report degli USA, NAS BEIR VII del 2006 si legge "In conclusione possiamo dire che ci sono forti dubbi sulla validità della linear no-threshold theory" nel valutare il rischio di cancro derivato da esposizioni a dosi < di 100 mSv e anche per dosi < di 10 mSv. La LNT può essere usata come uno strumento pratico per fissare le regole di radioprotezione solo per dosi sopra i 10 mSv, ma non è basata su chiari concetti di scientifici di biologia, non può essere usata senza precauzioni estrapolando i rischi per dosi < di 10 mSv, specialmente per formulare direttive sugli operatori di radiologia come è stato fatto nelle direttive europee 9 - 43". Anche l'American Nuclear Society prese posizione nel 2001 affermando "che non vi erano sufficienti evidenze scientifiche per affermare che la teoria della LNT fosse corretta". Anche la Health Physics Society affermò ufficialmente nel gennaio 1996 che "secondo le attuali conoscenze sulle radiazioni si raccomanda di non fare stime quantitative sui rischi dell'esposizione alle radiazioni per dosi individuali inferiori ai 5 rem annuali o 10 rem per tutto il periodo di vita in aggiunta alla radiazioni di fondo assorbibile. I rischi in questo caso sono strettamente qualitativi con la possibilità che gli effetti siano zero. C'è attualmente una evidenza incontestabile che sotto i 10 rem di radiazioni annuali i rischi siano troppo bassi da essere apprezzati".


In Francia l'Académie des Sciences e l'Académie nationale de Médecine pubblicarono nel 2005 un documento in cui si rifiutava decisamente la teoria della LNT, in Francia in tutte le direttive governative si è stabilita una soglia minima di radiazioni ionizzanti che, come dicono, “azzera i rischi”. Diversi scienziati di fama hanno scritto articoli pubblicati dalle maggiori riviste scientifiche contro la teoria del LNT. Ne citiamo alcuni come il Prof. John Sasso e il Dr Micheal Rapacholi della World Health Organization e il Prof. Bernard Cohen dell'Università di Pittsburgh. Il Prof. L.B. Choen ha spiegato nei suoi innumerevoli scritti che il corpo umano non funziona secondo la “linear no-threshold theory”. Secondo Cohen è sbagliata l’assunzione di base per cui anche una singola particella di radiazione ionizzante che colpisce una singola molecola di DNA nel nucleo di una singola cellula può iniziare un cancro e tale rischio può essere apprezzato e calcolato. Secondo Cohen la teoria LNT non considera che esistono meccanismi di difesa del corpo umano che prevengono questi eventi iniziali che portano al cancro. Anzi questi meccanismi di difesa sono proprio stimolati da basse dosi di radiazioni.






Riportiamo di seguito alcune parti dello scritto del Prof. B.Cohen "The Cancer Risk from Low Level Radiation" del 2006. (Testo Completo:  
http://fusione.altervista.org/vivere_con_le_radiazioni.htm)


Come il corpo umano reagisce alle basse dosi di radiazioni
Prof. Bernard L. Cohen,

Dept. of Physics, University of Pittsburgh, Pittsburgh, PA 15260
Telephone: (412)624-9245 , Fax: (412)624-9163, e-mail: blc@pitt.edu




Il nostro corpo produce enzimi che riparano il DNA con un’efficienza del 99,99 % per una singola rottura del DNA e del 90 % per una doppia rottura del DNA della stessa cellula. Bassi livelli di radiazioni stimolano il corpo umano a produrre questi enzimi. L'assorbimento di un basso livello di radiazioni, in pratica, stimola il sistema immunitario a prevenire le mutazioni che provocano il cancro, un alto livello di radiazioni lo deprime. Molti tipi di tumori sono iniziati da agenti chimici ossidanti che penetrano nella cellula e esistono processi che eliminano tali sostanze dalle cellule. E’ stato dimostrato che l'assorbimento di basse dosi di radiazioni favorisce questa eliminazione. Basse dosi di radiazioni inoltre allungano il tempo nel ciclo della cellula tra una mitosi e la successiva dando così più tempo agli enzimi per riparare una cellula colpita.

I danneggiamenti naturali dovuti agli agenti chimici e termici sulle nostre cellule avvengono in grande quantità: circa 1 milione al giorno. Solo 1 danneggiamento per cellula al giorno però sfugge alle riparazioni e può produrre un cancro. Una dose di 10 rem (0.1 Sv la massima nel campo delle basse dosi di radiazioni) si stima possa causare non più di 0,004 mutazioni a lungo termine per cellula al giorno, una quantità minima che si aggiunge a quella precedente.

Considerando questi fatti possiamo dire che le radiazioni a basse dosi non sono il fattore determinante negli eventi iniziali che portano al cancro. Anzi l’effetto principale dell'assorbimento di basse dosi di radiazioni è quello di stimolare i meccanismi di difesa contro l’insorgere del cancro.

Noi viviamo in un mondo naturalmente pieno di radiazioni ionizzanti, l’umanità è nata e è tuttora immersa in un mare di radioattività. La dose assorbita mediamente dal corpo umano in un anno è di circa 2,4 milliSv Tuttavia non subiamo alcun danno apparente da questo bombardamento incessante. Anzi fino a quando non furono inventati strumenti adeguati, le radiazioni erano ignorate.


Risposta adattativa




Ci sono molti esempi su come bassi livelli di radiazioni possono rafforzare i meccanismi di difesa biologica. Poiché un cancro parte sempre dal danneggiamento genetico del nucleo di una cellula, un tipo di danneggiamento studiato a lungo, è quello dell’aberrazione o mutazione cromosomica, un'alterazione nella struttura dei cromosomi. Queste alterazioni normalmente sono una conseguenza di un errore durante la divisione cellulare e da tempo è riconosciuto il fatto che una alta dose di radiazione aumenta queste aberrazioni. Studi fatti da (Shadley e Dei, 1992-1993) Tabella 1, mostrano che il numero delle aberrazioni cromosomiche causate da una alta dose di radiazione viene ridotto in modo significativo se poche ore prima le cellule sono irradiate con una bassa dose di radiazioni. In un esperimento (Cai e Liu,1994) è riportato che esponendo cellule di topo a 65 cGy (1cGy=10-2Gy = 1 rad) si provocano aberrazioni cromosomiche sul 38% delle cellule del midollo osseo e sul 12,6% degli spermatozoi. Se tale esposizione viene preceduta tre ore prima da una esposizione di 0,1 cGy la percentuale di aberrazioni si riduce del 19% e del 8,4 % rispettivamente.

Molti esperimenti di questo tipo sia in vivo che in vitro sono riportati nella letteratura scientifica e sono spiegati con il risultato della stimolazione della produzione di enzimi riparatori delle cellule da parte delle basse dosi di radiazioni.

Questo fenomeno è anche chiamato risposta adattativa. Il corpo si adatta agli effetti delle radiazioni sviluppando una risposta protettiva.

Esponendo infatti sia i linfociti dei residenti in un’area con un’alta radiazione di fondo (1cGy/anno) che quelli relativi ad una popolazione di un’area con una radiazione di fondo normale (0,1cGy/anno) a una radiazione di 1,5 cGy (150 rad) si osserva che la frequenza delle aberrazioni cromosomiche risulta essere minore in quelli del primo gruppo, 0,098 ± 0.012 per cellula rispetto a quella del secondo gruppo, 0,176±0,017 per cellula (Chiassi-Nejad, M. Mortasavi SMT, Cameron JR, Niroomand RadA, Karam PA. 1993). Una differenza causata dalla risposta adattativa indotta dalle radiazioni presenti nell’area con una maggiore radiazione di fondo.

In uno studio sulle cellule umane linfoblastoidi (Coleman et al,. 2005), fu investigato il processo della risposta adattativa. Le cellule furono irradiate con una dose di 0.05 Sv che fu fatta seguire da una dose di 2Sv, la riposta adattativa fu misurata dalla riduzione delle aberrazioni dei cromosomi.. Lo scopo era quello di identificare i geni implicati nella riposta adattativa e determinare come i loro stadi di attivazione fossero determinati dalla bassa radiazione iniziale. 143 geni furono attivati dalla dose iniziale, l'attivazione di tali geni era regolata in modalità “up” per la sintesi delle proteine, un fattore chiave per la riparazione del DNA, e regolata in modalità “down” per il metabolismo cellulare, probabilmente per conservare le risorse da devolvere alla riparazione del DNA. Molti geni associati alla riparazione del DNA, alla risposta allo stress, al controllo del ciclo delle cellule e all’apoptosi furono attivati dalla bassa radiazione iniziale. Le caratteristiche di questo processo sono sembrate molto complesse e, il processo attivato dalle basse dosi di radiazioni opera infatto in diverse direzioni. Per esempio il gene TP53 che può agire o come promotore o come soppressore di un tumore svolge un ruolo importante anche se ancora non ben definito.

In un altro esperimento in vitro è stato trovato che l’esposizione di linfociti a 300cGy di raggi X induce una frequenza di mutazioni genetiche di 15,5 10-6 per hprt (hypoxanthine-guanine phosphoribosyltransferase ), ma se questa esposizione è preceduta di 10 ore da un’esposizione di 1cGy la frequenza si riduce a 5,2 10-6 (Kelsey KT, Memisoglu A, Frenkel A, and Liber HL,1991)

In un esperimento in vivo è stato trovato che la percentuale di mutazioni letali dovute ad una esposizione di drosophila femmina (moscerino della frutta) di 200 cGy di raggi X era ridotta notevolmente se preceduta da una dose di 2cGy. Per i ceppi diversi di drosophila e differenti livelli di maturità dell’ovocita le percentuali andavano dal 42 al 27%, dall’11 al 4,5%, dal 40 al 36%, dal 32 al 12,5%, dal 42 al 30 %, dal 51 al 22%. (Fritz-Niggli H and Schaeppi-Buechi 1991).

E’ stata studiata una tecnica per osservare come il corpo umano ripara il DNA danneggiato. Tali ricerche mostrano che facendo precedere a un’esposizione di 2 Gy di radiazioni gamma una radiazione si 0,25 Gy (12) , 4 ore prima, il tempo di riparazione del DNA passa da 100 a 50 minuti, una riduzione del 50%. Figura 1

Sono stati fatti anche studi sugli effetti delle basse radiazioni sugli ossidanti che normalmente causano le mutazioni del DNA che portano al cancro e sugli agenti antiossidanti che eliminano questi agenti ossidanti dalle cellule. Uno studio sulle cellule dei ratti indica che 50 cGy di raggi X aumenta la quantità degli antiossidanti (superossido dismutasi) di circa il 25 % e fa diminuire la quantità di perossido lipidico (sostanza ossidata della cellula) del 20% (Yamaoka K, 1991).

Dai dati discussi si potrebbe arguire che la risposta adattativa a basse dose di radiazioni è solo in grado di proteggere da alte dosi di radiazioni successivamente somministrate. Ci sono dati però che dimostrano che tale risposta è efficace anche contro la formazione spontanea di un tumore da parte di cellule con una predisposizione a tale trasformazione. In uno studio (Azzam 1996) è stato mostrato che esponendo cellule di topo C3H 10T1/2 a basse dosi di radiazioni, il giorno dopo si riscontrava una riduzione della formazione spontanea di trasformazioni neoplastiche del 78%. In un esperimento simile con le HeLa (cellule umane immortalizzate usate nella ricerca) (Redpath 1998), la riduzione fu del 55%.

E’ stata sollevata anche la questione su quanto a lungo la risposta adattava persiste dopo un irraggiamento a basse dosi. In un esperimento in vivo (Zaichkina et al., 2003) è stato misurato il danneggiamento dei cromosomi nelle cellule del midollo osseo dei topi dopo un irraggiamento a dosi molto alte. Una parte delle cellule era stata irraggiata precedentemente con una bassa dose di radiazioni, 0,1 e 0,2 Gy, la parte rimanente delle cellule non era stata invece precedentemente irraggiata. E’ stata verificata in questo caso una risposta adattativa efficace dopo 1, 3, 6, 9. e 12 mesi. Una certa protezione contro l’insorgere di tumori spontanei era riscontrabile inoltre anche dopo 20 mesi.

Il funzionamento della risposta adattativa contro l’insorgere spontaneo del cancro può essere compreso dagli effetti che hanno le basse dosi di radiazioni sugli agenti chimici ossidanti (ROS). I ROS sono la causa dominante dei cancri spontanei che iniziano con un danneggiamento del DNA; riducendo la quantità di ROS e aumentando la quantità degli agenti antiossidanti SOD, che eliminano i ROS dalle cellule, si ottiene una protezione contro l’insorgere spontaneo dei tumori. I risultati di uno studio sulle cellule dei topi (Yamaoka 1991) sono mostrati nella Figura 2. Si può constatare che 50 cGy di raggi X fanno diminuire la quantità di perossido lipidico ossidante (ROS)del 20 % e aumentare la quantità di antiossidanti SOD del 25 %. Questi effetti benefici sono apprezzabili per irraggiamenti a basse dosi fino a 100cGy. Altri studi simili sono riassunti nei rapporti di (Yamaoka) del 1991 e (Yukawa ed al) del 2005.




Stimolazione del sistema immunitario




Gli effetti delle basse dosi di radiazioni sul sistema immunitario sono rilevanti. Il sistema immunitario distrugge le cellule che nella mitosi (riproduzione cellulare) mantengono il danneggiamento del DNA, prevenendo in questo modo l'insorgere dei tumori. In un lavoro di (Liu SJ, 1992) sono riportate le risposte del sistema immunitario Tabella 2, dove si può vedere che tale risposta aumenta a basse dosi di radiazioni almeno fino a 7,5 cSv.

In un lavoro del 1992 di (Makinodan T, 1992) Figura 3 si sono avuti aumenti della risposta immunologia dell’80% in vitro e del 40% in vivo a 20 cGy e una rapido decremento di questa, ben al disotto delle cellule non irradiate, per dosi di 60cGy.

In un lavoro successivo (Liu SJ, 2003) sono stati analizzati ben 52 parametri della risposta immunologia irraggiando a 10 livelli diversi il corpo di un topo per determinare la relazione tra due gruppi diversi di parametri e l’irraggiamento. Il primo gruppo includeva i 20 parametri che portano alla diminuzione dell’attività del sistema immunitario (parte superiore della Figura 4), il secondo gruppo comprendeva i 32 parametri che portano all’aumento dell’attività del sistema immunitario (parte inferiore della Figura 4). Si può constatare che l'assorbimento di basse dosi di radiazioni regolano verso il basso i parametri che indicano la diminuzione dell’attività del sistema immunitario e verso l’alto i parametri che indicano un aumento della riposta immunitaria. In entrambi i casi questi effetti sono rovesciati da un irraggiamento ad alte dosi di radiazioni ionizzanti. Il risultato è che basse dosi di radiazioni aumentano la risposta immunitaria e alte dosi la fanno diminuire, in accordo con i grafici della Figura 3.

Contrariamente a quanto afferma la teoria LNT, secondo la quale il rischio di cancro dipende solo dalla dose totale assorbita, gli effetti sul sistema immunitario sono molto diversi se la stessa dose è assorbita a un basso tasso (velocemente) o a un tasso minore (lentamente).

In uno studio sugli indicatori della risposta immunologia all'irraggiamento di diversi ceppi di topi (Ina and Sakai 2005), irradiando l’intero corpo con 1,2 mGy per un'ora si è avuta una stimolazione della risposta del sistema immunitario, Figura 5. La stessa dose di radiazioni data ad un tasso più alto ha avuto un effetto opposto.

Ulteriori informazioni sulla dipendenza dal tasso di radiazione assorbita sono state riportate in uno studio sul linfoma timico dei topi (Ina et al 2005). Alte dosi di 7.2Gy velocemente assorbite inducevano tumori nel 90 % dei topi. Se invece i topi venivano esposti a radiazioni ad un tasso di 1,2mGy all'ora per 285 giorni (che fanno in totale 7.2Gy, uguale alla dose precedente), e successivamente veniva loro somministrata la dose massiccia di 7.2Gy, solo il 43% dei topi sviluppava tumori. Questo può essere considerato come un caso estremo di risposta adattativa. La dose iniziale a basso tasso in realtà raddoppia la dose totale perché si aggiunge a quella che viene data in seguito ad un tasso più alto. Quasi tutti gli indicatori di una risposta immunitaria positiva venivano aumentati dall’irraggiamento a basse dosi, e a basso tasso, su tutto il corpo dei topi.

Il sistema immunitario si oppone al cancro e alle metastasi. In uno studio effettuato inserendo cellule tumorali nell’inguine di un topo, osservando l’andamento delle metastasi (Sakamoto 1997) si è constatato che le metastasi nel polmone si riducevano praticamente della metà irraggiando il corpo totale del topo con 16-20cGy per 15 giorni dopo l’inserimento delle cellule maligne. Al contrario irraggiando con 50 cGy si riduceva la risposta immunitario e le metastasi aumentavano

Figura 6.

In uno studio sui topi (Hashimoto 1999) ) fu mostrato che l’irraggiamento del corpo totale, ma non dei tessuti tumorali, con basse dosi di radiazioni riduceva il tasso di crescita delle metastasi e aumentava l’infiltrazione nel tumore di agenti del sistema immunitario (Makinodan and James 1990. Tale irraggiamento riduceva inoltre anche la grandezza del tumore (Hashimoto 1999) (Makinodan and James 1990).




Tabella 1 Effetti della preesposizione a 5cGy su due tipi di abberrazioni di cromosomi delle cellule dei linfociti umani indotte da dosi di 400cGy 6 ore dopo (Shadley 1992)


Tabella 1 Effetti della preesposizione a 5cGy su due tipi di abberrazioni di cromosomi delle cellule dei linfociti umani indotte da dosi di 400cGy 6 ore dopo (Shadley 1992)

 



Tabella 2: Effetti della radiazione sulla risposta immunologica. Le differenti colonne mostrano la risposta del sistema immunologico di cavie (topi) esposte alle radiazioni di 2,5; 5 e 7,5 cGy, in percentuale rispetto a cavie (topi) non esposte a radiazioni (Liu 1992)




Tabella 3. Morti per leucemia Studio dell'International Association for Research on Cancer (IARC) (Cardis 1995). La colonna finale riporta il rapporto tra casi osservati /casi aspettati (O/E)

Per vedere le tabelle andare su http://fusione.altervista.org/vivere_con_le_radiazioni.htm  (paragrafo "Stimolazione del sistema immunitario)



Ovviamente sono andata in cerca di avere più note possibili e così ho letto anche la famigerata Wikipedia:






Qui si legge che la bomba al neutrino non è un tipo di arma usata contro le persone e che non è vero che lascia tutto intatto.


E' ovvio che dove scoppia anche la materia viene danneggiata ma poi il vento che produce cosa causa? è abbastanza abominevole come spiega il tutto:




.......Le bombe al neutrone tattiche sono principalmente intese come armi destinate ad uccidere soldati protetti nei loro mezzi corazzati....Un problema con l'utilizzo delle radiazioni ionizzanti come arma tattica è che per rendere incapace rapidamente il suo obiettivo, la dose di radiazioni somministrata deve essere di molte volte il livello che si considera invariabilmente letale nell'arco di poche settimane. Una dose di radiazioni pari a 6 Gy viene normalmente considerata letale. Ucciderà almeno la metà di quelli esposti ad essa, ma non si vedrà alcun effetto notevole per alcune ore, né gli impedirà di combattere in questo lasso. Le bombe al neutrone venivano proposte per irradiare gli equipaggi dei tank con una dose di circa 80 Gy, in modo da produrre una loro immediata e permanente incapacità. Una testata ER da 1 chilotone può produrre questo livello di Gy, dentro un tank T-72alla distanza di 690 m, in confronto ai 360 m di una bomba a fissione nucleare "pura". Per causare una dose di 6 Gy, le distanze dallo scoppio sono rispettivamente 1100 m e 700 m, e per i soldati non protetti dentro i tank le esposizioni pari a 6 Gy avvengono a 1350 m e 900 m. Il raggio letale causato dalla sola radiazione, prodotto da armi tattiche al neutrone, eccede il raggio letale dello scoppio e del calore anche per le truppe non protette.


Il flusso di neutroni può indurre quantità significative di radioattività secondaria di breve durata nell'ambiente, nella regione ad alto flusso vicina al punto di scoppio. Le leghe utilizzate nelle corazzature in acciaio possono produrre radioattività che resta pericolosa per 24-48 ore. Se un carro armato esposto a una bomba al neutrone da 1 chilotone a 690 m (il raggio di efficacia per l'immediata messa fuori combattimento dell'equipaggio) viene immediatamente occupato da un nuovo equipaggio, questo riceverà una dose letale di radiazioni nel giro di 24 ore.


Un importante svantaggio dell'arma è che non tutte le truppe prese di mira moriranno o verranno messe fuori combattimento immediatamente. Dopo un breve attacco di nausea, molti dei colpiti con 5-50 Sv di radiazione sperimenteranno un temporaneo recupero che può durare da giorni a settimane. È stato suggerito che queste truppe, sapendo di dover comunque morire presto, potrebbero combattere fanaticamente, senza l'usuale riguardo per la propria integrità.......


....Secondo Cohen, in un tale evento, alberi e piante di una città verrebbero uccisi dalle radiazioni, ma gli edifici rimarrebbero intatti per il riutilizzo da parte dei civili...

Vorrei ricordare in chiusura di questo post che il Primo Protocollo della Convenzione di Ginevra vieta tanto le armi di distruzione di massa - che causano morti o distruzioni immediate, con effetti estesi o lungo termine - quanto le armi ad effetto indiscriminato - che generano contaminazione estesa o a lungo termine capace di causare ferite, malattie croniche, morte lenta o gravi difetti di nascita.


Ora tutti questi bei protocolli, queste magnifiche dichiarazioni dove sono finite?




Fonti:

Blog di ingegneria ambientale e sicurezza

Cronaca del dopo bomba

Vivere con le radiazioni ( http://fusione.altervista.org/vivere_con_le_radiazioni.htm)

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