DIECI DOMANDE ALLE QUALI LA SCIENZA NON (PUO') ANCORA RISPONDERE





L'autore si chiama Michael Hanlon, è tra i più apprezzati scrittori inglesi di scienza. Collabora con svariati quotidiani tra cui il Daily Mail. Ha scritto altri libri di divulgazione scientifica, ad esempio I mondi di Galileo (2001).
In questo libro propone 10 domande che potrebbero essere poste da uno studente, abbastanza curioso. Il bello sta nel fatto che le risposte non sono poi così scontate e semplici; richiedono, infatti, conoscenza multidisciplinare e gran capacità di sintesi per non perdersi nei meandri di ciascun sapere. Inoltre sono domande non finalizzate al sapere ma implicano anche un certo coinvolgimento riflessivo. La scienza ha fatto passi da gigante trovando molte risposte a problemi che , un secolo fa, erano considerati fantascienza.

Nel 1900 si pensava, ormai, che rimaneva ancora poco di sconosciuto per quanto riguarda la terra e la sua evoluzione. Lord Kelvin affermava che restavano, nella fisica, praticamente delle inezie: tutto era ordinato e a posto, i pianeti erano stati spiegati e compresi alla perfezione da Newton, e sulla Terra Darwin aveva finalmente trovato il principio della vita e i motivi della sua trasformazione, si conoscevano gli atomi che, come i pianeti nell'universo,  sulla terra si comportano nella stessa maniera. Purtroppo ad un certo punto ci si è resi conto che le cose non stanno proprio così: l'universo non è formato solo dai pianeti e da quel pugno di stelle come si credeva, c'è molto, tanto di più, i quasar, le stelle di neutroni, i buchi neri, le galassie, le nebulose... Ciò che si può vedere è solo 1/3, tutto il resto cos'è? La famigerata materia oscura, le stelle oscure, i buchi neri, le nubi di gas cosa sono? Si può supporre che la materia oscura è diversa?  Diventa ancora più arduo se, poi, consideriamo il fatto che forse non è proprio certo che esisti un solo universo! Perciò quante domande sono ancora aperte, il nostro sapere, in merito, a che punto è? Se fino ad un certo punto ci siamo sentiti appagati, vedasi Lord Kelvin, ora come ora ci si sente come i bambini alle elementari: alziamo gli occhi verso questo immenso blu e.... tutto il nostro sapere a paragone è solo all'inizio. Senza poi contare che  oltre  al nostro universo che offre già tante possibilità, se ci sono altri universi e se in questi ci sono altri sistemi, quante probabilità di trovare altre forme di vita ci possono essere? e come potrebbero essersi sviluppate? Ovviamente, almeno per me sotto questo aspetto trovo troppo riduttivo il pensare che esistiamo solo noi, perché se così fosse quale sarebbe il motivo di esistere di tutto questo? Avete presente le famose domande che si ponevano gli antichi greci chi siamo, da dove veniamo, perché siamo qui tutto sommato sono ancora attuali e orfane ancora di una risposta esauriente. Ma se vogliamo proseguire nell'analisi questi quesiti portano ad una considerazione se siamo giunti a porci queste domande è perché possediamo un cuore, anima, ed un cervello, pensiero. Insieme le due parti di uomo hanno camminato verso un'evoluzione così oggi l'uomo ha, sotto l'aspetto fisico, un sistema corticale, neuroni, sinapsi, assai più complesso rispetto ai primordi. Questo ci ha portato ad assumere un atteggiamento di predominanza verso gli altri esseri viventi. Le religioni, come la cattolica, hanno affermato che Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza è superiore alle bestie e per questo egli le dominerà e le addomesticherà. L'animale è irrazionale e poiché privo di ragione non ha sentimenti. Grazie a questo l'uomo ha compiuto, ancora oggi, azioni poco giuste. E' proprio la scienza che adesso studiando gli animali ha finalmente fatto capire, per chi lo vuole, che anche gli uccelli, o i mammiferi, insomma il mondo animale, di cui noi facciamo parte, non è differente da noi perciò testare medicine o la vivisezione sono comportamenti errati da abolire.  Nel romanzo l'autore narra una vicenda abbastanza particolare egli racconta che recatosi a vedere un branco di scimmie ad un certo punto due o tre membri, i più giovani, si sono allontanati e recati sulle sponde di un corso d'acqua ed hanno iniziato a giocare. L'autore afferma che il loro comportamento non si  differenziava poi di tanto da quello di un gruppo di giovani ragazzini di fronte all'acqua mentre tira i  sassi. Ma allora, così prosegue, perché ci siamo presi questo  arbitrio al punto di sterminare razze?  Però resta in piedi un fatto, assai sconcertante, ma verso i nostri simili come ci comportiamo? Qui lo scritto diventa ancora più pesane, infatti mette nero su bianco la mancanza di scrupolo che ha l'essere umano verso l'altro. Parlando di intelligenza si sa che se da una parte si nasce con un quoziente intellettivo diverso tra le persone, si sa anche che crescendo a seconda del luogo, della"civilizzazione" degli input che si ricevono il QI aumenta.  Però noi quando abbiamo a che fare con uno stupido, cioè con una persona che ha un QI tra 70-85, perciò non troppo basso che allora è considerata bisognosa di cure, ma non alto, perciò genio, diventa il giullare, il clown. Più la società si evolve e più diventa meno sensibile verso queste persone, anzi le ghettizza di più.
Grandi passi da gigante stiamo facendo! Comunque, ecco questo libro tocca talmente tanti argomenti che a loro volta ne investono altri che, secondo me, aiuta a riflettere e farci porre almeno una domanda: ma se evolvendoci, sviluppandoci ed affinandoci questo è il risultato, fra tutto il regno animale noi in effetti siamo poi così superiori oppure siamo così ottusi che non riusciamo ad evolverci e alla fin fine siamo rimaste delle bestie, dove l'istinto di sopravvivenza ci governa ancora?

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