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SECONDA PARTE-DUE DI ASSO HIMALAYA

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Primi giorni a Leh

[6th May 2009] La sera il mal di testa torna a farsi
sentire forte ed è ancora un po’ difficile concentrarsi davanti al
portatile per raccontarvi le nostre giornate.
 Siamo a 3.486 metri in mezzo alla montagne dell'Himalaya.
Leh è una cittadina, un grosso agglomerato di persone, ma per certi
versi è incasinata come un improvvisato villaggio. La quantità di
dettagli inconsueti per il nostro modo di vivere creano uno
scenario che può essere magnifico o apocalittico a seconda della
persona che lo osserva.
 E’ difficile da spiegare cosa ci si trovi di fronte a chi
non è mai stato in un posto simile in oriente: un centro urbano
dove tradizioni del passato, cultura e tecnologia moderna si
incontrano e scontrano accavallandosi l’una sull’altra seguendo
l’ingegno, le esigenze e spesso la follia delle persone che la
popolano. Un groviglio di vicoli  e strade tra case ed 
edifici precari dove il sistema idrico, fognario ed elettrico
difettano di un minimo progetto comune abbandonati all’esigenza del
momento.
Può essere un posto magnifico o un inferno, dipende da come lo
guardi. Non vi sono strade asfaltate e le macchine si fanno spazio
tra la gente suonando i più improbabili clacson ed evitando le
profonde buche create dai rigagnoli. Anche i pedoni hanno il loro
bel da fare. Camminando in strada mi è capitato più di una volta di
“fare a spallate” con qualche ­­furgoncino ma per fortuna
il punteggio è ancora alla pari, non ci si insulta neppure, è quasi
normale. Sui marciapiedi si cammina accalcati tra le vetrine dei
negozi ed i canali delle fogne, maleodoranti, a lato della
strada.
 I negozi sono tra i più diversi: oscure ed affumicate
bettole dove cucinano il chapati e la fuliggine copre ogni cosa si
trovano affianco a scintillanti negozi di cellulari e telefonini.
Da poco più di un anno è infatti arrivata una linea GMS che copre
la cittadina di Leh per una decina di chilometri e la collega al
sistema di comunicazione del Kashmir. L’evento deve essere stato
talmente straordinario che persino la cuoca che ci prepara lo
Tsompa in un modestissimo ristoro era tutta presa a mandare e
ricevere messaggini. Incredibilmente, nonostante tutta la
tecnologia di cui Enrico ed Io disponiamo, i nostri cellulari erano
inservibili qui. Essendo il Ladakh zona militare serve una speciale
Sim per accedere al servizio. 500 rupie, 3 fototessere ed una
fotocopia del passaporto e colmiamo il gap tecnologico con i Ladaki
e la cuoca.
­­­
Può essere un posto magnifico o un inferno, dipende da come lo
guardi. Il vento ed il sole forte, nonostante le nuvole, non
aiutano a superare i disagi della quota ma nonostante tutto siamo
saliti al palazzo reale di Leh e ai due Gompa, i monasteri, che
sovrastano la cittadina. Siamo saliti lungo i pendii fatti di una
strana roccia arancione molto simile al granito che però pare aver
ceduto alla forza del clima sbriciolandosi qua e la’ in sabbia fine
adagiata come neve tra gli anfratti. Da lassù, tra le mille
bandiere colorate che adornano il gompa abbiamo potuto vedere la
catena di montagne che cinta la valle attraversata dall’Indo. Le
cime sono abbondantemente innevate e imponenti superando i
cinquemila metri e salendo fino ai 6.200 metri dello Stok Kangri,
la vetta più alta che riusciamo a vedere.
 Quello che si vede da lassù è un posto magnifico, da ogni
punto di vista. Magnifico


Appunti di viaggio

[7th May 2009] La testa e le gambe cominciano a fare il
loro dovere ed anche il tempo sta cambiando volgendo al bello. Il
sole ora risplende incontrastato e le nuvole sono sempre più rare
anche grazie al vento forte che si alza regolarmente ogni
pomeriggio.
 Continuiamo il nostro acclimatamento esplorando i dintorni
della cittadina di Leh. La mattina la impieghiamo risalendo le
colline che la circondano, visitando lo Shanti Stupa e scattando
qualche foto dall’alto al palazzo e ai gompa. Il cielo sereno ci
mostra tutta la magnificenza dello Stok Kangri e delle montagne
adiacenti. Pochi giorni prima del nostro arrivo ha nevicato forte
lassù ed ora gran parte dello Zanskar Range è coperto di neve.
 Il pomeriggio, dopo aver pranzato dalla “zia tibetana” con
la solita scodella di Tsampa, una specie di zuppa di semolino con
verdure, continuiamo il nostro giro per i mercati in cerca di
qualche buona foto e qualche scoperta curiosa. La città è come
sempre caotica ma la stagione turistica comincerà solo il mese
prossimo, i turisti sono ancora pochissimi ed è impossibile passare
inosservati. “Juleè, Juleè”. Il saluto in ladaki che ci
rivolge ogni mercante al nostro passaggio.
 Leh è sempre stata un crocevia ed ora vede nei due mesi di
turismo estivo la principale fonte di sostentamento, non si può che
comprendere ed accettare lo strano modo in cui la popolazione
locale mischia la propria tradizione con il peggio degli echi
d’occidente che giungono fin qui. Sono orgogliosi delle proprie
tradizioni ma non sono immuni al fascino, forse distorto, delle
“cose” occidentali. Aggirandomi tra i bazar mi accorgo di
quanto questi posti stiano per cambiare e come realmente la cultura
tibetana stia lentamente scomparendo, contaminata e trasformata dal
progresso e dalla lenta diffusione dell’islamismo che, anche in
questa regione, sta diventando la principale tradizione.
 “Panta rei” dicevano i greci, tutto scorre. Credo
che anche il popolo tibetano e la piccola Leh si lasceranno
trascinare placidi dallo scorrere del cambiamento. Mi guardo
attorno e posso dirmi fortunato, sono alieno a questo modo ma 
testimone di un tramonto e di un alba. Mi piace osservare Enrico
mentre cerca di cogliere nelle sue foto quest’attimo straordinario
.
 Ma torniamo al nostro viaggio: a causa della neve nello
Zanskar sarebbe inutile iniziare il nostro trekking nella valle del
Marka, tuttavia restare a Leh ad aspettare che “la venga
buona” non è nei nostri piani. Così abbiamo trovato un fuori
programma molto interessante: si va a Srinagar.
 Srinagar è nota come la piccola Venezia dell’India, una
città che vive galleggiando sul bacino idrico dell’Indo. La vita
della città si basa sull’acqua che è la principale via di
comunicazione. Le attività si svolgono su canoe ed imbarcazioni ed
anche le case, le HouseBoat, sono costruzioni galleggianti.
Srinagar è sicuramente molto affascinante ma a causa della sua
posizione nel cuore del kashmir, regione funestata
dall’integralismo e dalle tensioni militari con il Pakistan, è
fortemente sconsigliata agli stranieri.
 Fortunatamente il nostro contatto qui a Leh, Dharma, è
originario di Srinagar e si è offerto di farci da guida attraverso
la città ospitanoci presso casa sua.In questo modo il rischio si
riduce notevolmente ma sarà necessario, come sempre, tenere ben
aperti gli occhi, sopratutto per godere della spettacolarità della
città galleggiante. Entro fine settimana andremo a Srinagar e 
ci tratteremo  laggiù per 5 giorni. Al nostro ritorno a Leh la
valle dovrebbe essersi liberata a sufficienza dalla neve per


cominciare il nostro viaggio lungo il Marka river.






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