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SARDEE IN SAOR

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Come ogni anno, e da più di quattrocento, a Venezia si festeggia il Redentore. I veneziani sono molto legati a tale evento e ne vanno molto orgogliosi, secondo me fanno bene perché è uno spettacolo che, almeno una volta nella vita, sarebbe da non perdere.  Quando arrivai in Veneto la mia dolce metà organizzò tutto e mi portò in barca, su una topa, per partecipare ai bagordi veneziani. Ricordo che il pomeriggio del sabato ci ritrovammo insieme al proprietario di questa tipica imbarcazione e ad altri amici per imbarcare tutto l'occorrente. Una volta pronti siamo scivolati pian pianino sulle acque tranquille della laguna. Arrivati a destinazione ci siamo piazzati in bacino e tra un bicchiere di vino, o di birra, e assaggini dei vari menù a disposizione, abbiamo atteso la sera per assistere ai fuochi. Uno spettacolo pirotecnico magnifico, reso ancora più magico dall'ambiente circostante. C'è poco da dire ma Venezia è magica di suo e tutto prende un altro aspetto.
Comunque la storia narra che nel 1570, circa, Venezia era invasa dalla peste portata dai topi infetti delle imbarcazioni provenienti da Oriente. Con questa epidemia in città perirono più di 50.000 persone. Era talmente una situazione da sfacelo che ad un certo punto il doge, Alvise Mocenigo, compì un voto solenne sperando, così, nell'intercessione divina per mettere fine alla piaga. Egli promise di erigere una chiesa dove tutta la popolazione vi si sarebbe recata per onorare la figura di Gesù, Redentore. Durante la peste morì anche il famoso pittore Tiziano Vecellio. Perciò  posta la prima pietra di quello che sarebbe diventato il Tempio della Giudecca, la terza domenica del luglio 1577, venne approntato un ponte di imbarcazioni per unire Venezia all'isola della Giudecca e il doge, Sebastiano Venier, seguito dalle scuole d'Arti e Mestieri, dalle Confraternite Religiose e dal popolo, attraversò questo ponte votivo in processione. Da quell'anno è diventata tradizione ricordare questo evento e ogni vero veneziano vi partecipa. Così sin dal mattino fervono i preparativi: c'è che si dedica alla preparazione dei vari piatti e  chi decora e appronta la barca. La mattina del Sabato il patriarca inaugura l'avvenimento con la processione lungo il classico ponte votivo di imbarcazioni, giunto sulle gradinate della Chiesa si assiste alla benedizione. Poi la giornata trascorre tra i preparativi. Man mano le varie imbarcazioni si apprestano a raggiungere il punto focale per assistere alla sera tardi allo spettacolo pirotecnico. Per trascorrere il tempo, si mangia, si beve e si balla. Intorno alla mezzanotte il cielo si illumina di mille luci. Terminato lo spettacolo, però non si ritorna a casa, ma si gira la barca e ci si reca sulle spiagge del lido per aspettare l'alba. Il giorno seguente si può assistere alla regata del Redentore.

I fuochi del Redentore:


IL Ponte Votivo


La regata del Redentore 



Nel menù tipico di questa festa sono le sardee in saor il piatto principe

par 4:
ingredienti:
7 etti de sardee
1,4 kg de segole bianche
farina de fior
ojo
pepe
un scuger de succaro
mezo bicier de aseo bianco (aceto bianco)
do scugieri de ueta passita   (uva sultanina)
un scuger de pinoi

PREPARAZION

Nettar le sardee sensa vergerle e dopo averle infarinae, se ghe dà una scottada nell'ojo. Sugarle ben e salarle.
Taiar le segoe, fin fine, e darghe una scaltria nell'ojo caldo sensa dorarle. Se ghe zonta succaro, azeo, fazendolo svaporar un pocheto, e zontarghe i pinoi e l'uvetta , fatta smoar un poco prima. A sto punto se butta el tutto, ancora caldo, sovra e sardee messe distirae su na' tecia. Magnarle fredde almanco do giorni dopo. Se sposa ben co' na' fetta de poenta bianca brustolada.

Pulire le sardine dalla testa, dalla lisca e dalle interiora, tenendo la coda. Passare il pesce nella farina 00, e poi friggerlo. Intanto in una pirofila far appassire la cipolla tagliata fine fine. Quindi aggiustare di sale e pepe e poi aggiungere l'aceto , facendolo evaporare. Infine unire l'uvetta e i pinoli. Prendere le sardine e disporle in una pirofila a strati e, tra di essi, versare le cipolle. Terminare con uno strato di cipolla. Lasciare in frigo per almeno due giorni e poi mangiare freddo con fettine di polenta bianca abbrustolita.

BUON APPETITO
Curiosità:
Anticamente che non si usavano i frigoriferi, per mantenere il cibo si usava cucinare piatti con la cipolla perché, soprattutto il tipo giallo-dorato, ha proprietà conservanti in quanto gli antiossidanti presenti svolgono un'azione antibatterica, soprattutto contro lo Stafilococco, l'Escherichia Coli e la Listeria, mantenendo inalterate le proprietà dei cibi.

La polenta bianca è spesso usata in Veneto è ottenuta dalla macinazione del mais bianco. Il suo gusto è delicato ed è per questo motivo che viene sempre abbinata a piatti a base di pesce.


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