SESTA PARTE-DUE DI ASSO HIMALAYA

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Si parte per il Marka!!!

[18th May 2009] I giorni spesi a Leh e nei suoi
dintorni sono stati proficui:  abbiamo avuto l’occasione di
scattare buone foto, registrare preghiere e suoni di culture e
lingue diverse, abbiamo completato l’acclimatazione e la
preparazione. In dieci giorni ci siamo lasciati alle spalle i mal
di testa, i problemi alimentari ed il fiato corto. Le valli si sono
liberate dalla neve ed il tempo si è stabilizzato. Si parte per il
primo obbiettivo della nostra spedizione: la Marka Valley.
 La valle del fiume Marka è una delle più conosciute del
Ladakh ed una delle più caratteristiche e ricche di vita della
regione. Durante il nostro viaggio incontreremo diversi villaggi
d’alta quota, monasteri e supereremo tre valichi attorno ai
cinquemila metri.
 Il tempo speso a Leh è servito anche ad instaurare buone
relazioni con la gente locale e ci ha permesso di conoscere
Tsering, un rifugiato tibetano che vive a Stok, un paesino nei
pressi di Leh. In realtà Tsering ce lo ha presentato la nostra Zia
Tibetana, una robusta signora che gestisce una piccola taverna
tibetana al secondo piano di una casa nella via dei Bazar.
 La taverna è molto modesta ma è il punto di ritrovo di
tutti i profughi tibetani della zona, “la Zia” è fuggita dal Tibet
all’età di quattro anni e da allora vive qui in Ladakh. La maggior
parte delle attività commerciali di Leh sono gestite da musulmani e
quello ci è subito sembrato un buon posto per entrare in contatto
con la comunità tibetana. Nei giorni in cui siamo rimasti a Leh
abbiamo bazzicato il suo locale per mangiare qualcosa o
semplicemente per bere un the, farci vedere e fare quattro
chiacchiere con i locali di cultura buddista. Le “zie” sono uguali
in tutto il mondo, ormai mi aspetto che entrando mi urli “Nani!!
Trovati posto e mangia senza fare casino!!” come fa la nostra Giusy
ad Asso.
 Qualche giorno fa ci si è piantata davanti al tavolo ed in
inglese ci ha semplicemente detto: “So che andate nel Marka, ho una
persona da presentarvi che può accompagnarvi”. Le zie non vanno mai
per il sottile ma è per questo che sono speciali.
 Alle sue spalle, seduto ad un tavolo vicino, c’era
Tsering, un ragazzo sulla trentina con la pelle cotta dal sole ed
un grande sorriso timido con cui ci guardava tenendo tra le mani il
berretto. Probabilmente voleva presentarsi da un pezzo ma senza la
spinta della zia non avrebbe osato farsi avanti.
 Mi è sembrato subito simpatico e lo abbiamo invitato al
nostro tavolo per conoscerlo. Ci siamo presentati ed abbiamo
parlato per un po’. Lui conosce bene la valle e si  offerto di
seguirci facendoci da interprete e da guida lungo il nostro
viaggio. In tutta onestà ha chiesto talmente pochi soldi che mi
sarebbe sembrato ingiusto non accettare la sua offerta.
 Ho guardato la zia, che se ne stava appollaiata in ascolto
in giro per la piccola sala da pranzo, e le ho chiesto: “Posso
fidarmi di questo ragazzo?”. Conoscevo già  la risposta
ma adoro rispettare la forma.
 Lei,  piazzandosi seria davanti al mio tavolo, mi ha
guardato dritto negli occhi e mi ha detto: “Io conosco Tsering,
è un bravo ragazzo. Vai nel Marka con lui e poi torna qui a dirmi
come è andata”. Le ho fatto un grosso sorriso: “Okeay,
Tu-che-che”. Grazie in Ladaki. Mi sono girato verso Tsering e
gli ho allungato la mano: “Done”. Andata. Poi in italiano, ridendo,
verso Enrico: “Bene Capo, caccia i soldi per l’anticipo e paga
la nostra guida, si parte Martedì!!”

Riti di iniziazione: Barber Shop

[18th May 2009] Perché? Non so il perché. Deve essere
colpa di Angelo, è stato lui a mettere in piedi questa tradizione.
Io non mi rado mai nemmeno a casa!!!
 Ma le tradizioni vanno rispettate, se questo è il tuo
primo viaggio tra le montagne di questa parte di mondo ti tocca un
giro dal Barber Shop locale, giusto per dare prova di coraggio e
spericolatezza.
 Perché diciamocelo, per quale altro diavolo di motivo
dovrei entrare in un bugigattolo dove si mischia unto, sporcizia,
pessima schiuma da barba e rasoi rischiando di rimetterci la
faccia? Sono le tradizioni, di certo avranno un loro perché.
 Una volta ho fatto la barba da uno dei barbieri della
nostra zona, non aveva una gran mano ma tutti i ferri del mestiere
erano puliti, gli asciugamani nuovi ed il locale era quanto di
meglio l’igiene occidentale potesse offrire. Qui invece c’è una
sola regola: fargli cambiare la lametta e sperare che sia
bravo.
 Questa volta toccava ad Enrico provare l’esperienza ed è
stato divertente, per me, vederlo seduto su quella poltrona con
l’espressione tesa mentre gli passava la lama sulla faccia. In
realtà questi barbieri hanno una mano incredibile e difficilmente
sbagliano, la loro tecnica ed i disinfettanti tradizionali
sopperiscono alla promiscuità e raccapricciante mancanza di igiene
di questi posti.
 Come lo so? Statisticamente sarebbero tutti morti se cosi
non fosse. Almeno credo. Comunque sia per un occidentale è un
quarto d’ora parecchio interessante sebbene alla fine sia la
miglior rasatura della propria vita.
 Credete che Birillo sia un pavido? Che avrebbe lasciato
solo il suo compagno d’avventura? Nossignore, via un giro di
barbiere anche per me!!
 Io che non mi rado mai sono finto di nuovo su quella
poltrona su cui avevo trascinato Enrico con la scusa della
tradizione. Un quarto d’ora di brivido a testa ed ora siamo
sbarbati come due ragazzini!

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