IL MONDO GLOBALE: ASPETTI SOCIALI

In questi  ultimi vent'anni  si ha avuto un incremento sotto l'aspetto della solidarietà e della partecipazione. In qualità di ONG( organizzazioni non governative), molte associazioni, di volontariato, per la difesa dei diritti umani, ambientaliste, religiose , per la tutela del consumatore, hanno dato vita ad una fitta rete di scambio e collaborazione reciproca. Proprio in questo periodo si assiste ad una forte crescita della disuguaglianza economica e sociale si allarga, infatti, la forbice tra le persone ricche e i poveri, che aumentano sempre più. Questo problema è così vasto che è cresciuto sempre più un dissenso mondiale e grandi manifestazioni di protesta si sono svolte in molte città del mondo. In alcuni casi queste proteste sono state accompagnate da incidenti gravi come quelli accaduti a Genova nel 2001. Molti movimenti rivendicano la difesa dallo strapotere delle multinazionali, la valorizzazione e la tutela dei prodotti tipici locali contro la standardizzazione mondiale, il rifiuto delle tecniche di manipolazione genetica a favore di una coltivazione biologica. Questo movimento, qualificato come no global,  è impegnato su vari fronti come l'annullamento del debito estero dei paesi in via di sviluppo o l'introduzione di una tassazione sulle transazioni valutarie che mira a colpire la compravendita di valute a fini speculativi. Oggi molti governi prima di prendere una decisione devono tenere conto di questo grande movimento.

Si stima che attualmente siano oltre i 100 milioni gli individui che vivono fuori dal loro paese nativo di questi 35 milioni, si spostano nell'Africa a sud del Sahara, 15, in Medio Oriente e nel sud sud-est asiatico, 15, verso il nord America, 13, nel continente europeo. Negli anni novanta i principali paesi di destinazione dei flussi migratori sono stati USA, Australia, Arabia Saudita, Canada e Costa d'Avorio. Il Sud del mondo è il posto più povero e molti migrano. Con la globalizzazione, la migrazione illegale sembra si sia intensificata al punto che molti Stati non riuscendo a controllare questo fenomeno, hanno adottato politiche drastiche di espulsione. 
L'Europa come si comporta e come vive la migrazione 

La più imponente ondata di flusso avviene nel 1991 con la guerra dell'ex Yugoslavia e le guerre in Croazia, Bosnia ed Erzegovina. In cinque anni la pulizia etnica, attuata in questi paesi, portano 5 milioni di persone ad abbandonare la loro patria e casa, per cercare rifugio altrove: un milione di questi ripara in Occidente e dal 1993, tutti i paesi europei chiudono i confini anche a coloro che subiscono pulizia etnica.
Link di riferimento:
L'Europa in questi anni vive un rapporto conflittuale e contraddittorio con il fenomeno della migrazione.
Infatti si può dire che, restando dentro ai confini dell'Unione Europea, alcuni paesi hanno irrigidito le norme, altri, invece, solo per immigrati di basso livello di istruzione, così da attrarre lavoratori qualificati. Infatti oltre a guardare l'esigenza economica in Europa vigila un controllo sul grado di istruzione: un immigrato altamente istruito è più facile che si possa integrare nel nostro tipo di tessuto sociale. L'Italia, però, sembra abbia un comportamento in controtendenza, al riguardo.Da noi ci si basa solo sulla priorità della data di richiesta di accettazione di entrata per uno straniero, senza alcuna visione del grado di istruzione di quest'ultimo o del suo curriculum lavorativo,
Sorgono delle domande a tal proposito:
E' giusto la selezione a seconda del grado di istruzione?
E' giusto, per quanto riguarda la cittadinanza, basarsi sullo ius soli? ( cittadinanza che fa riferimento al suolo del nascituro), sullo ius sanguinis ( cittadinanza derivante dalla discendenza)
oppure su altra forma?
La nostra nazione è tra le più difficili, per diventare cittadino del bel paese.


Da noi ci si basa soprattutto sullo ius sanguinis, secondo cui è cittadino italiano il figlio nato da un genitore italiano. A differenza il soli afferma che si è cittadini di una nazione quando si nasce su quel suolo. La maggioranza degli stati applica il primo, la differenza tra gli stati sta nelle norme, molto rigide in Italia. In Europa è solo la Francia ad adottare, dal 1515, lo ius soli. I paesi dove è difficile ottenere la cittadinanza, oltre al nostro sono: Svizzera, che ha norme ancora più rigide, Danimarca, Grecia e Austria.

La ministra Cecile Kyenge, adesso è impegnata per fare in modo che in Italia diventi più semplice questo discorso.
Ora, non sta a me dire se sia giusto o no, anche perché bisognerebbe sapere bene le leggi e, soprattutto, essere sicuri che non siano compiuti atti di razzismo che ostacolino l'acquisizione a questo diritto. Però non trovo assolutamente giusto che organi rappresentativi scivolino in atti di razzismo e, peggio ancora, che nessuno prenda dei provvedimenti. 
Una buona azione sarebbe che chiunque abbia espresso opinioni razziste e che investe, anche, una carica istituzionale, incorra nel LICENZIAMENTO IN TRONCO, senza più poter rientrare nella vita politica attiva. Il perché è semplice: ma che razza di figuraccia fa fare davanti a tutti gli altri paesi una persona simile?
Non stupiamoci, poi, se all'estero non hanno stima e parlano male dell'Italia e di noi italiani. Perciò dovremmo chiedere a gran voce le dimissioni di queste persone.

Ovviamente non tutti la pensiamo allo stesso modo, però in privato. Se si decide di essere pubblici, allora cambia tutto perché si diventa simbolo di un intero popolo e così lo si infama la dignità di tutti.

Questa è un'opinione personale!!

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