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IL MISTERO DEL MANOSCRITTO SEGRETO (10° EPISODIO): HARAPPA E MOHENJO-DARO


Enrico guarda Sara e dopo qualche minuto di silenzio raccoglie tutto il coraggio ed inizia a parlare.
Vedi è tutta colpa mia quello che è accaduto, non volevo fare del male a nessuno e, specialmente, a voi che siete le persone che amo di più. Non credevo che accadesse tutto questo ero in buna fede ma, le persone non si conoscono mai fino in fondo.

Sai che il nostro mecenate è Werner. 
Si, rispose Sara. E allora, cosa vuoi dirmi?
Il mio vero nome non è Enrico ma Einrich  Hess. Un  cognome ingombrante da portare, a causa di ciò che accadde in passato. La mia famiglia conosce quella dei Werner da generazioni. I nostri nonni hanno combattuto uno in fianco all'altro, hanno condiviso ideali, conoscenze e superstizioni.


Vedi ero al corrente delle ricerche a Petra e quando fui contattato da Carlo per il rotolo, non ti dico Werner, ne fu entusiasta. Non ci poteva credere che sarei stato anch'io coinvolto in questa faccenda. Quasi gli pareva che la storia avesse un continum, un po' come ai vecchi tempi quelli che, per lui sono stati lo splendore e i fasti della nostra Nazione.

Lui non sa che non appoggio e non credo agli antichi ideali ariani, anzi li odio e li detesto.

Così quando finalmente avete deciso di chiedere il mio modesto aiuto mi si è presentata l'occasione di poter togliere dalle mani di Otto qualcosa che per lui vale tutto l'oro del mondo. In effetti non ha tutti i  torti a considerarlo tale, ma è anche una delle cose più pericolose che mai siano state riportate alla luce e che, invece, avrebbero dovuto rimanere sepolte per sempre.

Tu hai mai sentito parlare di Harappa e Mohenjo-Daro ?
Sara con gli occhi fissi sull'amico non riesce nemmeno a pronunciare una sola sillaba, guarda attonita e perplessa la sua bocca in attesa che giunga una spiegazione più articolata ma chiara.
Enrico notando il suo strano comportamento  continua.

Vedi è da qualche tempo che faccio parte di un'equipe di archeologi che cerca spiegazioni su ritrovamenti che non possono essere spiegati basandosi sulle conoscenze di oggi.

Gli scettici la chiamano archeologia spaziale, archeologia dei matti miscredenti che non hanno nulla da fare se non portare del ridicolo. Invece non è così.

Purtroppo tra i vari studiosi ci sono persone, come il nostro Otto, che non ha solo scopi conoscitivi ma molto di più e, purtroppo, combacia con desideri alquanto...malefici?

Ora ti racconto la storia, molto, troppo spesso screditata, di questi luoghi.


HARAPPA E MOHENJO-DARO
( archeologia classica)


Nella valle dell'Indo , più precisamente nel Panjab pakistano si trovano i resti di un'antica civiltà protostorica. I manufatti, portati alla luce, sono tipici delle civiltà dell'Indo e alcuni studiosi hanno chiamato questo complesso civiltà harappana supponendo che sia stato anche il nome della città.

Si stima che gli abitanti fossero 40.000,  numero assai cospicuo per i  centri abitati di quel periodo.

Dai risultati al radiocarbonio  sembra che risalga al IV millenio avanti Cristo. E' stata anche rinvenuta un'antica necropoli dove i resti sono in posizione distesa con il capo rivolto verso nord.

I primi scavi risalgono tra il 1872 ed il 1873 ad opera di Richard Meadow, ma, con sistematicità si operò solo negli anni venti del novecento.

Sono stati così riportati alla luce vari manufatti in ceramica, gres, lavorazioni di conchiglie marine, lapislazzuli, perle e agata.

E' stata anche rinvenuta una specie di scrittura ancora da decifrare.

Tra il 2003 e il 2008 un'equipe di studiosi, coordinata da Liviu Giosan della Woods Hole Oceanographic Institution, degli USA, ha elaborato mappe digitali utilizzando foto satellitari grazie alla collaborazione della NASA e del NGA (National Geospatial-Intelligence Agency).

Sono stati raccolti campioni dei sedimenti per meglio comprendere l'azione dei fiumi  e del vento sul territorio in esame riuscendo così a costruire uno scenario più attendibile dei luoghi in questione capendo la storia dell'ascesa e del declino di questa grandiosa civiltà.

Grazie ai fiumi che, con lo straripamento delle acque, lasciavano i terreni molto fertili le civiltà ebbero una vita prospera. Purtroppo i monsoni ad un certo punto iniziarono a diminuire  e la fertilizzazione della terra venne man mano a mancare.  Le popolazioni adiacenti dovettero spostarsi verso Est, verso la piana del Gange, dove il fenomeno dei monsoni continuava; la grande epopea degli Harrappa terminò.

Grazie a questi scavi sembra sia stato risolto il mistero del mitico Sarasvati, uno dei sette fiumi che, secondo gli antichi Veda, attraversava la regione ad ovest del Gange e che era alimentato dai ghiacciai  dell'Himalaya.



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