IL MISTERO DEL MANOSCRITTO SEGRETO (11° EPISODIO): L'ENIGMA DI MOHENJO-DARO


Sara, durante il racconto di Enrico non muoveva neanche un muscolo, era tutta assorta e attenta a non perdere nemmeno una parola. Non sapeva se era per curiosità, interesse o perché in fondo era estremamente arrabbiata con lui. Aveva deciso di non parlare fino alla fine e dopo, avrebbe preso una decisione.

Enrico, intanto, continuava.  

Mohenjo-Daro è una tra le città più antiche e quando venne ritrovata non si aveva ben compreso l'importanza di tale scoperta. 

Risale al quarto millennio a.C.
Situata sulle rive dell'Indo nell'attuale regione del Pakistan. E' un enigma per gli archeologi in quanto non riescono a capire come, nell'età del Bronzo, possa essere stata creata una città di tale dimensioni e con certe strutture.

La città era divisa in due parti: la bassa e la cittadella.
Quest'ultima era situata su una struttura di mattoni di fango cotti, in tutto simili a quelli moderni, e formavano una vasca detta Grande Bagno. Le abitazioni erano provviste di servizi igienici e le acque reflue allora, come oggi, erano raccolte in fognature coperte che correvano lungo il centro della strada. L'acqua era fornita da un'enorme cisterna così, da una parte garantiva acqua potabile, dall'altra ogni cittadino ne era provvisto. 
Alcuni edifici raggiungevano la ragguardevole altezza di 15 piedi, tre piani circa.

Per quanto riguarda l'aspetto economico si basava su un sistema di riscossione delle entrate ed inoltre, grazie al rinvenimento di alcuni reperti, si è scoperto che il gioco degli scacchi era molto in voga.

A scoprire questa città fu, nel 1921, l'archeologo Daya Harappa, da qui il nome della civiltà Harappa. Egli aveva l'incarico di recuperare le rovine di un tempio buddista sito su di un'isola in mezzo al fiume Indo.  Comunque, già prima, nel 1856, John e William Brunton aveva iniziato a scoprire alcuni resti di questo luogo mentre scavavano per costruire una ferrovia.


Ovviamente, continuò Enrico, per la versione ufficiale il sito terminò la sua esistenza per circostanze del tutto normali.
"Ossia?"-,  domandò Sara
Semplice, man mano calarono le precipitazioni, lo straripamento dei fiumi diminuì sempre più e alla lunga la scarsità d'acqua rese impossibile coltivare la terra spingendo la popolazione a spostarsi.
Sara, guardando l'amico, incalzò: ma invece non è così, giusto?
Accadde qualcos'altro, cosa e, altra domanda, perché questo mistero?
Enrico si alzò andò in cucina prese due calici di vino e ritornò pian piano in sala quindi si accomodò vicino alla ragazza ed iniziò, con calma, a sorseggiare il nettare divino guardando negli occhi verde intenso di quella che per lui era una donna stupenda, l'amore della sua vita e stette in silenzio.
Le continue insistenti domande di Sara, ad un certo momento lo costrinsero a parlare.
Disse:-" tu sai che esiste l'archeologia spaziale? Sai chi è  Zecharia Sitchin? Ne hai mai sentito parlare?
Nessuna parola uscì fuori dalla bocca di Sara. 
Enrico rimase a guardarla sentendo che il desiderio di avvicinarsi e baciarla, ormai, era insopprimibile. Fu un attimo e le loro labbra si unirono in un bacio lungo appassionante ma pieno di interrogativi come la vicenda in cui erano coinvolti.  
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