IL MISTERO DEL MANOSCRITTO SEGRETO (18° EPISODIO): IL NEPAL E ANTICHE LEGGENDE

Seduti l'uno vicino all'altro non si poteva fare nulla se non parlare, dormire, ascoltare la musica o vedere un film. Sara era annoiata, il pensiero di dover stare ferma seduta su quel sedile per una decina di ore la faceva impazzire perciò decise di mettersi a chiacchierare con il suo vicino, stuzzicandolo con una marea di domande. Ad un certo momento Luca la guardò e le disse che se non la piantava di rompere le scatole l'avrebbe mollata lì da sola e sarebbe andato vicino a chiunque purché non fosse lei. Con rammarico smise di importunare l'amico, prese il suo libro e proseguì nella lettura.
Carlo, dal canto suo voleva conoscere meglio il figlio di Otto e così, visto che il viaggio sarebbe durato abbastanza, ne approfittò per tentare di  scambiare quattro chiacchiere.
"Allora, David cosa mi racconti, dovremmo pur iniziare a conoscerci, non ti pare? 
Generalmente, continuò, cosa fai, dico... sei studente, lavori, insomma, come impieghi le tue
giornate, non starai mica sempre con tuo padre, no?" David si girò e, guardandolo bene negli occhi, gli rispose " senti bello, sto solo facendo un piacere al vecchio, non devo per forza diventare tuo amico e, tra l'altro, non me ne frega di esserlo. Perciò dacci un taglio tu sei tu, io sono io e qui finisce la storia. L'unica cosa che mi interessa è che ci sbrighiamo, così me ne torno indietro. Fosse stato per me non sarei qua su questo aereo a farvi da balia, ma,  visto che è andata così, almeno non rendiamo più noioso e pesante il tutto, ok? Tu mi stai antipatico, così come i due che ti accompagnano. La ragazza vuole fare la saputella e l'altro, Dio me ne scampi! Speriamo solo che non siate tre topi da biblioteca e sappiate camminare se no ti avviso, chiunque non starà al mio passo, beh! potrà anche rimanere indietro."
Detto questo si rimise le cuffie e si appisolò. Carlo rimase del tutto sconcertato dall'arroganza e dai modi odiosi di quel giovane rampollo di famiglia che giocava a fare il duro e, tra se e se,  disse ok, amico, vedremo chi tra noi è il pivello!!
Le prima luci dell'alba illuminarono il finestrino, Sara guardò verso il basso sperando di gustare un bel panorama e tra le nuvole vide spuntare delle vette innevate, la catena dell'Himalaya, stupenda, sublime. Quanti libri, quante storie di alpinisti che avevano tentato di conquistare le cime aveva letto, immaginandosi di stare lì con loro!





Una volta sbarcati avrebbero dovuto, per prima cosa, procurarsi i permessi  poi si sarebbero recati in albergo e quindi pianificato il proseguimento del loro viaggio e, finalmente, avrebbero saputo il perché di tutto questo.

Un'antica leggenda narra che anticamente la valle dove sorge la città era un grande lago, dimora dei Naga (Dei serpenti) ma il bodhisattva (l'illuminato) di nome Manjushree, saggio maestro di Shiva, tagliò la terra con la sua immensa spada creando, così, una fessura nella gola di Choba per far defluire le acque. Tutti i serpenti scomparvero perché trascinati via dalla corrente tranne il Signore Naga, un serpente dalle sette teste, che trovò riparo nell'unica vena di acqua rimasta. Così, poté continuare a vivere e proseguire il suo cammino. Il corso di acqua è il fiume Bagmati che bagna la città. Alle porte della valle di Kathmandu c'è una grande statua del serpente che offre il suo benvenuto ai visitatori. 
Il Nepal è ricco di miti e leggende affascinanti, per esempio c'è una credenza che si riflette nell'architettura delle case: tutte le porte delle abitazioni sono molto piccole perché si crede che costruendole di dimensioni ridotte, gli spiriti maligni  non essendo capaci di piegarsi come noi umani, non riescono ad accedere all'interno. 
Un'altra leggenda che si incontra in carne ed ossa è quella della Kumari, la Dea vivente. La Kumari è una bambina che è scelta tra il periodo dello svezzamento e lo sviluppo  tra le caste delle famiglie Shakya, le stesse cui apparteneva il Buddha, che risiedono nella città da almeno tre generazioni e che sono fedeli al re. Solo la Kumari può apporre sulla fronte del re il sigillo rosso, ma rimane in carica solo se non si ammala o si ferisce non può in assoluta maniera contaminarsi con una goccia di sangue o con una malattia. Se succede questo perde il ruolo di Kumari. La storia per la nascita della Dea bambina vuole che durante il regno di Jayaprakasha Malla (1735-1768) una vergine della famiglia buddista  Shakya  dichiarò di essere posseduta da Durga (la Madre Divina conosciuta anche con le forme di Sarasvati, Parvati, Lakshmi, Kali). Il re non le credette e, anzi, la bandì dal regno. Ma contemporaneamente la regina cadde in preda a forti convulsioni. Jayaprakasha interpretò ciò come segno divino e  monito per non aver creduto alla bimba, che prontamente venne richiamata e nominata Durga la Dea. Per poter diventare Dea vivente ci devono essere delle condizioni particolari. Innanzitutto la famiglia di origine deve essere con le condizioni prima enunciate, in secondo luogo la bambina ed il re devono avere lo stesso quadro astrale, infine ci devono essere le 32 perfezioni, ad esempio le braccia lunghe, i denti regolari, occhi neri, ciglia come quelle di una mucca, piedi proporzionati, pelle chiara, cosce di daino, bella ombra, non deve provare paura deve essere calma serena e infine deve superare una prova. Durante la festa di Dashain viene lasciata da sola durante la notte tra teste di capra e 108 bufali sacrificati in onore alla dea Kali, insieme a lei ci sono uomini nascosti e travestiti che compariranno improvvisamente per mettere alla prova il suo coraggio, se lei non si spaventerà e non piangerà allora sarà considerata l'incarnazione della dea. Prima della purificazione le vengono presentati degli oggetti appartenuti alla Kumari precedente e deve riconoscerli. Dopo la purificazione del corpo e dello spirito, effettuata da otto sacerdoti, si acconciano i capelli formando un alto nido, simbolo della cupola di un tempio, le viene disegnato al centro della fronte un grande occhio nero, l'occhio di chakchuu o occhio di fuoco simbolo dei suoi poteri di divinazione e percezione. Viene condotta a palazzo e da quel giorno, fino alla fine del suo incarico, la sua vita terrena cambia drasticamente. Potrà uscire da palazzo solo tredici volte all'anno, in occasione delle feste principali, non potrà mai camminare, vedere i suoi famigliari e frequentare scuola. Per soddisfare ogni suo bisogno ci sono i kumarini che dovranno anche istruirla sui suoi obblighi cerimoniali senza però mai darle ordini direttamente. Poichè è considerata l'incarnazione della dea si pensa che non abbia bisogno di avere un'istruzione, però attualmente è stato designato un tutore per darle più istruzione anche se non può obbligarla in alcun modo a studiare. Il tutore deve avere la capacità di interessarla ad ampliare il sapere. E' severamente vietato fotografarla e si dice che se per caso la vedi sorridere la fortuna sarà dalla tua parte. In caso di malattia o quando inizia il ciclo mensile la bimba è riconsegnata alla famiglia e perde l'aspetto divino ma in cambio riceverà doni ed un congruo vitalizio.
Ai giorni nostri questa figura ha scatenato forti dibattiti perché non vengono rispettati i diritti fondamentali dei bambini. Inoltre l'attivista Prachanda considera la figura della kumari un'istituzione arcaica negativa perché mantiene in vita il rigido sistema delle caste. D'altro canto, il professore di studi culturali all'Università di Kathmandu, Chundra Bajacharya afferma che questa figura è parte integrante del vissuto nepalese ed ancora oggi la maggior parte della popolazione la venera perciò non può essere  eliminata.

Per chi avesse voglia di approfondire questa tematica consiglio la lettura di alcuni testi:

"La dea bambina. Il culto della kumari e la regalità in Nepal" a cura di Chiara Letizia



"Nepal: alla scoperta del regno dei Malla" di Giuseppe Tucci


difficilmente reperibile per maggiori informazioni potete rivolgervi QUI, oppure visitare questo sito L'ESPLORATORE DEL DUCE
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