IL MISTERO DEL MANOSCRITTO SEGRETO (20° EPISODIO): I RICORDI DI WERNER




La sera era arrivata inaspettatamente, mentre  tutti erano impegnati a guardare gli scavi e i vari reperti che man mano venivano ritrovati. In loco, i responsabili, coadiuvati dagli studenti e dai  collaboratori, ripulivano e catalogavano prima di inviare tutto il materiale alle diverse sedi di musei ed università che, in seguito, avrebbero accuratamente analizzato con l'ausilio delle svariate tecnologie.
Erano momenti entusiasmanti, avere tra le mani oggetti che tanti secoli prima altre mani avevano maneggiato. A Laura piaceva spesso soffermarsi ad immaginare che cosa poteva aver pensato o compiuto il proprietario di quell'oggetto. A volte provava a vedersi donna di quel tempo, avrebbe quasi dato tutto pur di poter vivere una giornata, e anche qualcosa di più, in quei luoghi e in quei tempi, magari conoscere e avere le risposte che cercava. 
Sin da bambina, in effetti, era affascinata dall'antichità,  dalle civiltà remote e da quelle antiche culture;  forse perché suo padre era un archeologo e le aveva trasmesso questa immensa passione? Indossava ancora il medaglione che suo papà le lasciò quando a dodici anni lo raggiunse in quella che sarebbe stata la sua ultima spedizione. Provava ancora dolore a pensare a quella terribile giornata. Lei aveva finalmente raggiunto il padre e si stava recando da lui quando, ad un certo punto un uomo, tutto agitato, iniziò a parlare ad Edward, il braccio destro e grande amico del padre. Infatti era venuto lui  a prenderla all'aeroporto perché suo papà non poteva lasciare il sito, in quanto stavano per raggiungere l'agognato e tanto cercato passaggio di accesso ad una tomba. Quello che le venne in seguito riferito fu che suo padre non se ne accorse nemmeno talmente veloce accadde la disgrazia: improvvisamente il tetto dello scavo non resse più e tutto crollò. Dopo ore frenetiche riuscirono finalmente a disseppellire il suo corpo esanime. L'unica cosa che le rimase fu quel ciondolo che teneva stretto. Anche se era un reperto nessuno se la sentì di toglierlo dalle sue mani e lei lo conservò e divenne il suo tesoro dal quale non si separava mai. Era inevitabile che avesse ripreso il lavoro paterno, nel suo cuore sentiva che così faceva continuare a vivere quell'uomo che aveva tanto amato e che aveva perso troppo presto.
Quando oramai quasi non si vedeva più nulla e la stanchezza iniziava a farsi sentire, decisero tutti di lavarsi e riposarsi. In quel mentre giunse David che, con un sorriso smagliante a trecentosessantacinque gradi disse: "amici facciamo in fretta che dobbiamo andare in città. C'è qualcuno che ci sta aspettando e questa sera, amici miei, si cena alla grande. Ci vediamo alle jeep tra mezz'ora non di più".

Nell'arco di un'ora circa, erano tutti fuori da un bellissimo ed elegante locale. Carlo era felicissimo, "finalmente mi gusto un po' di carne cucinata bene e non quei piatti che un giorno sono slavati e un altro talmente piccanti che non basta un barile per placare la sete", affermò con un entusiasmo quasi come se fosse un bambino di fronte ad un mega cono gelato dopo un mese di dieta ferrea. Laura, alzando gli occhi al cielo e squadrando l'amico, decise che avrebbe aspettato ancora solo altri dieci minuti e poi, se il loro gentile e misterioso benefattore non si presentava, sarebbe entrata, avrebbe cenato e poi sarebbe andata, il prima possibile, a letto; era distrutta e non ne poteva più.
Proprio in quel momento si fermò, di fronte a loro, una bellissima mercedes nera dalla quale uscì un ancor più fiammeggiante e sprizzante uomo, era Werner.
Con un ampio sorriso abbracciò gli astanti e insieme entrarono e si accomodarono.
Il primo a prendere la parola e senza troppi convenevoli e salamalecchi fu Carlo:
"Dunque, mi sembra che sia giunto il momento di sapere perché siamo qui, perché siamo andati in giro come satelliti cosa, inoltre, hanno in comune Petra ed il manoscritto indiano e noi con voi. La mia pazienza ormai è giunta al termine e, se anche mi sono divertito, non mi piace sentirmi il giullare di nessuno quindi... mi sembra che una spiegazione esaustiva sia il minimo. A mio giudizio abbiamo atteso anche troppo ora basta". Dopo questo sfogo concitato ed un sorso di buon vino bianco fresco, guardò dritto gli occhi di Werner e tacque.
Otto sorseggiò anche lui il nettare divino e poi con calma iniziò.
"Vedete quel manoscritto non siete stai voi a trovarlo lo misi io di persona. Ma non l'ho scoperto io risale al tempo di mio padre. Furono i tedeschi, i nazisti come siete soliti chiamarli voi con tono dispregiativo. Vedete non tutti i soldati o gli ufficiali del Terzo Reich erano animali disumani e senza cuore, mio padre non lo era. Prima che Hitler iniziasse a osteggiare all'inizio e sterminare, in seguito, il mio popolo, molti di noi che erano e si sentivano tedeschi, dalla punta del capello all'estremità del piede, lavoravano presso i dicasteri, negli uffici statali erano parte integrante ed integrata dello Stato e alcuni avevano anche intrapreso la carriera militare. Così fece mio padre, stimato professore universitario di storia antica, archeologo per passione ed ufficiale. Poi i tempi iniziarono a cambiare e così capì che si stavano mettendo malissimo le cose e riuscì a racimolare i soldi per mandarci nella nostra terra di origine. Portammo con noi pochissimi effetti e ricordi . Prima di salutarsi consegnò a mamma Rachele, così si chiamava, questo antico manoscritto e tra le lacrime e la disperazione si separarono. 
Non ricordo bene, ero molto piccolo, ho solo vaghe e confuse immagini, spezzoni che solo con i racconti della dolce Rachele posso mettere insieme. I giorni che seguirono furono allucinanti, come la storia in seguito ha narrato. Ma, vedete raccontare, sentire non è come viverlo. Ogni giorno speravo di rivedere e riabbracciare il babbo, continuavo a chiedere notizie alla mamma e a sobillarla di domande. Ero un bambino protetto e coccolato non avevo conosciuto l'odio, la paura, il terrore di sentire i passi dei soldati, la fame, il freddo, la sete. Sono stato tra i fortunati, grazie alle ricchezze della famiglia mi sono salvato e sono riuscito a diventare questo vecchio, stanco ma testardo personaggio che vedete qui.
Improvvisamente Carlo si intromise:"Commovente e assai toccante il suo racconto ma, ancora, non ci ha detto il perché di tutta questa messa in scena cosa vuole da noi?" "Sei proprio uno stupido arrogante, senza cuore, se il Signor Werner è testardo tu sei peggio sei uno" ...
"Non si arrabbi con lui, cara Laura", intervenne Werner, " lo capisco è un fuoco ma è la giovinezza, anch'io ero così, sa? Impaziente, non davo retta a nessuno. Come un terremoto, un uragano andavo avanti diritto per la mia strada, senza mai soffermarmi a pensare. Per caso stavo facendo soffrire qualcuno? No questa domanda non me la sono mai posta. Non era cattiveria, intendiamoci, solo..., non ci pensavo. Ero talmente preso dai miei pensieri, dai miei desideri che, semplicemente, proseguivo diritto. Solo ora che i  giorni che ho davanti sono ormai troppo pochi, mi capita sempre più spesso di rimanere lì come se fossi addormentato ma con gli occhi aperti. Effettivamente adesso capisco l'importanza di ascoltare, tanto tempo fa era una perdita di tempo e invece"!
"Invece", proseguì Sara, "si impara di più se si ascolta, ma con il cuore non solo con il cervello. La prego continui con la sua storia e alla fine sono certa che comprenderemo. Non abbia fretta, abbiamo tanto tempo e noi" guardandosi intorno per cercare  Carlo ed il suo assenso" staremo qui ad ascoltare con il cuore aperto e pronto per capire ogni suo parola e ogni suo gesto, anche il più piccolo."
"La ringrazio, mia cara, è veramente una persona speciale lei. Me lo avevano detto e ho fatto bene a seguire il consiglio." 
L'ultima frase di Otto lasciò interdetta Sara, cosa voleva dire, chi aveva parlato di lei e su che basi! Comunque non volle più interrompere e si mise ad ascoltare, nella speranza che venisse anche spiegato questo.
"Ci eravamo lasciati al tempo della mia serena infanzia", riprese Otto. "Giungemmo dopo varie peripezie, che non sto qui a narrarvi, al termine di un lungo e spossante viaggio. Finalmente i nostri piedi potevano posarsi sulla nostra Madre Terra, la nostra vera Casa, Israele. Con il tempo a volte mi sono detto che essendo il popolo prescelto siamo stati condizionati da questo, forse forse, se non lo eravamo, tutto questo odio nei nostri confronti non sarebbe nato e tanti di noi sarebbero ancora qui. Strano destino il nostro, uomini di una Terra e di nessuna, al contempo. Anche se eravamo e ci sentivamo tedeschi come gli altri, in fondo non era così. Abbiamo altri usi, altri costumi che non vogliamo rinnegare solo perché viviamo altrove, nel nostro sangue scorre la nostra essenza e non possiamo, non dobbiamo rinnegarla per fare piacere ad altri. Una cosa è certa ho imparato che comunque sia, che siamo tedeschi o ebrei, bianchi o neri, uomini o donne siamo esseri umani, questo è quello che ci accomuna, o dovrebbe, il resto non conta. Tu sei cattolico, musulmano, ebreo, ateo? Che importa! Basta che impariamo tra noi a volerci bene, ad amarci e rispettarci e queste piccole, ma al contempo, grandi differenze diventano solo una caratteristica per l'arricchimento di tutti. Ognuno ha una peculiarità, e messe assieme facciamo il mondo e lo arricchiamo. Se ora non lo capite o non ne siete convinti, il tempo, il saggio tempo, vi aiuterà. Comunque,  i giorni trascorsero nella tranquillità andavo a scuola, giocavo con i compagni e crescevo ma mi mancava lo sguardo di mio padre e lui non arrivava. I primi tempi ci giungevano sue lettere dove a fatica menzionava fugacemente, per non farci preoccupare troppo, i fatti violenti che accadevano in Germania. In seguito le lettere iniziarono a diradarsi fin che non ne arrivarono più. Non riuscivamo ad avere nessuna notizia, sapevamo solo che non insegnava più, era stato cacciato, come tutti gli altri sia dall'Università, sia dall'esercito, e non collaborava nemmeno più per la sezione archeologica. Nulla. Di mio padre terminata la guerra è rimasto solo quell'antico manoscritto, il resto lo sapete avendo studiato. Mia madre seppe che un loro vicino aveva tentato di nasconderlo ma una notte piombarono le famigerate SS e portarono via tutti. Sapere se era finito in un campo o in un altro che differenza poteva fare? Lui, oramai, non c'era come tantissimi altri, uomini, donne, anziani, bambini. Il cinema, i libri tanti hanno narrato per non far dimenticare, perché si impari a non farsi trascinare in azioni aberranti come queste. Una volta diventato grande e avendo preso la laurea in storia antica iniziai a vedere che cosa fosse questo manoscritto. Mia madre per tanto tempo si è battuta per far riconoscere l'importanza di quello che c'è scritto, ma è stato inutile. Ad un convegno, dove partecipai e dove anche mia madre parlò, conoscemmo Sitchin. Rimase colpito dalle parole della mamma e ci chiamò per vedere il reperto. Dopo di che iniziammo a studiarlo, ognuno per conto suo. Sitchin conosceva bene quei strani simboli e decifrò ogni singolo dettaglio. Rimanemmo stupiti di quello che trovammo. Dapprima pensavamo di aver sbagliato tutto, non era possibile quello che c'era scritto ribaltava completamente ogni conoscenza data per buona fino ad oggi. Avremmo dovuto riscrivere la storia del mondo e dell'uomo. Così iniziammo a contattare altre persone, altri studiosi, tenemmo conferenze, ma più tentavamo di divulgare le nostre scoperte, più le porte ci si chiudevano in faccia. Ma non è tutto! Cresceva sempre più il dileggio nei nostri confronti: ci davano dei matti, ci dicevano che raccontavamo fiabe e che come pubblico potevamo avere esclusivamente quei mezzi sbarellati degli ufologi. Se continuavamo ancora, l'unica riconoscenza a cui potevamo ambire sarebbe stata una collaborazione con Spielberg.
Mia madre oramai è morta e a me non manca tanto, purtroppo il mio tempo sta arrivando al capolinea, ma non volevo che tutto finisse così. Volevo trovare delle giovani menti, intelligenti, frizzanti ma che sanno sognare per consegnare a loro questo antico scritto e passargli il testimone. Verrà un giorno in cui l'uomo non avrà più il timore di certi discorsi e allora questo sarà di immenso aiuto per comprendere chi veramente siamo, da dove veniamo e dove siamo diretti.
Come a suo tempo mio padre lo diede a me oggi, ora, io lo consegno a voi. Se accettate ho già predisposto tutto. Un programma di percorso che vi porterà su ogni angolo di questo nostro pianeta, così conoscerete e capirete. Starà al vostro insindacabile giudizio se, giunti alla conoscenza vera, rendere partecipe altre persone, o tutto il mondo."
Sara, Laura, Carlo ed Enrico si guardarono attoniti. Non riuscivano a pronunciare nemmeno una parola. Una cosa simile di certo non se la immaginavano. Cosa dire, cosa fare, cosa decidere? Chi di loro avrebbe accettato e poi, cosa comportava?
Fu il più pratico dei quattro a parlare anche per gli altri.
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