UNA CONOSCENZA
INASPETTATA
Estate, stagione dove sembra che tutto
sia a riposo: poche voci di bambini che rallegrano il parco, la
maggior parte è partita, chi per il mare e chi per la campagna. Mi
ritrovo seduta sulla panchina ad osservare un passerotto che zompetta
di qua e di là nella pace del parco. Decido di continuare la lettura
del romanzo visto il silenzio che avvolge tutto e, dopo aver acceso
il lettore, senza bisogno di alcuna musica di sottofondo per
mascherare il rumore, riprendo là, dove la sera prima ho
abbandonato.
Frequentando l'Università sono
divenuta un'habitué del giardino privato che si trova vicino al
chiostro, riservato al sesso femminile e, siccome non amo troppo
nella bella stagione stare rinchiusa nell'aula della biblioteca,
generalmente mi reco in quest'angolo di paradiso, però nel periodo
estivo la facoltà deserta mi mette tristezza e così cambio
destinazione; inizio a recarmi nel parco vicino casa, lo stesso dove
andavo da bambina.
Altra mia abitudine è il piacere di
leggere le biografie dei vari personaggi antichi e il libro del
momento narra la vita di uomini del tempo passato che si sono
dedicati all'alchimia, alla scienza o anche al superamento di alcune
barriere. Ho appena iniziato a conoscere Edge Cayce.
Uomo bizzarro e misterioso, costui,
oltre a riuscire a superare la barriera della coscienza fu in grado
di mettere questa sua capacità al servizio di altre persone e, senza
richiedere alcun compenso per la sua opera, guarì molti individui
dalle più svariate malattie. Ovviamente come ieri, anche oggi siamo
più propensi a non accettare questi strani ed inusuali fenomeni e il
signor Edge morì senza troppa gloria ma con il suo animo in pace
perché, in cuor suo, sapeva di aver aiutato il prossimo.
La lettura mi affascina al punto da
estraniarmi completamente dal mondo circostante. Improvvisamente
sento, da lontano, alcuni colpi di tosse che diventano sempre più
insistenti. Lascio perdere la lettura per capire chi è che tossisce
così insistentemente e mi accorgo che, seduto al mio fianco, c'è un
uomo.
Magro con il viso pallido, quasi cereo,
i capelli neri, per lo meno quello che riesco a scorgere da sotto il
cappello anche lui di colore scuro, sono quasi aderenti al contorno
della faccia e sono lucidissimi. Guardandolo nel suo insieme sembra
che sia alto e assai smilzo le dita delle mani sono lunghe ed
affusolate, come quelle dei pianisti, con le unghie ben curate, come
tutto il resto.
A pensarci bene è talmente smunto che
potrebbe essere quasi uno spettro, penso tra me e me, ma i suoi
occhi, di un azzurro splendente, sono luminosi e vitali e in continuo
movimento, curiosi e bramosi di riuscire a catturare più che
possono per poi, magari, depositare nel magazzino della memoria ogni
immagine per usarla in un secondo momento.
Figura strana che oltre a lasciarmi un
po' perplessa quasi mi inquieta, però decido di riprendere la
lettura e mentre riaccendo il libro l'uomo mi si avvicina e inizia a
fissare ciò che tengo tra le mani. Poco dopo mi chiede cosa sia
quello strano aggeggio che a prima vista, dato che è pieno di
lettere, sembra un libro ma che non è corredato di pagine di carta,
copertina e quant'altro, esclamando con fervore, “Dio mio, un libro
non è dotato di luce propria!”
Appoggiando l'inseparabile ipad, gli
rispondo che in effetti non è proprio un vero ed autentico libro ma
la nuova forma digitalizzata dell'editoria.
Non avessi mai risposto a costui!
Improvvisamente, come se lo avessi acceso e reso partecipe di un
miracolo, si presenta dicendomi il suo nome per poi iniziare con una
profusa personale dissertazione sull'incredulità e sulle stranezze.
Capisco ormai che posso archiviare il
desiderio di leggere e, allora, mi siedo più comoda e inizio ad
ascoltare costui.
Comportamento inusuale per me perché,
essendo nata e cresciuta in una grande città, mi hanno insegnato a
non dare mai, assolutamente mai, la corda agli estranei. Però non
riesco proprio a distogliere il mio interesse e, soprattutto, mi
ispira fiducia questo strano e buffo signore.
“Vedi”, continua, “ho sempre
amato leggere. Da ragazzino non avevo molte amicizie, soprattutto
perché mio padre era un uomo all'antica, profondo credente e assi
severo. Gli anni della mia infanzia sono trascorsi tra letture di
vario genere ma quella che più mi affascinò e che protrassi per
tutto l'arco della mia esistenza fino all'ultimo respiro fu...”
Attonita e alquanto angosciata da
quest'ultima frase interrompo il mio interlocutore: “scusi come il
suo ultimo respiro?” domando, maledicendomi di aver dato retta a
costui che è un pazzo. Con l'ansia in aumento, già mi immagino che
il giorno seguente la polizia trova quel che resta del mio povero
corpo dietro un cespuglio: tutta sporca e con i vestiti mezzi
strappati. Mi scuoto bruscamente per cacciare dalla mente
quell'immagine dicendomi, “bene, ora ripongo con calma tutto , con
qualche lieve sorriso, dico una frase del tipo oh che stupida si è
fatto tardi mia madre mi sta già da un po' aspettando, alzo i tacchi
e me la svigno il più lontano possibile”.
Intanto sento che mi chiede il nome e
stupidamente rispondo Patrizia. Lui mi guarda e, sempre molto
gentilmente, domanda: “ cos'è quel nome che leggo in
quell'aggeggio?” Abbasso lo sguardo rispondendogli che è lo
pseudonimo che uso in determinate situazioni, quando, cioè, non
voglio che estranei posino i loro indiscreti sguardi nei miei affari.
Allungando gli occhi sento pronunciare Aizir Tapor.
Senza volerlo scoppio in una sonora
risata e lui di rimando con più enfasi ripete “Aizir Tapor, Aizir
Tapor!” Di colpo ridiventa serio e continuando ad osservarmi,
praticamente, fissa il suo profondo ed indagatore sguardo nel mio.
Rimango un tantino perplessa e non
riesco nemmeno a muovere un dito, non so bene se sia un folle oppure
solo un individuo tanto solo che ha un unico desiderio, scambiare
quattro chiacchiere. La paura sembra quasi svanita e di rimando
spiego che Aizir Tapor, non è altro che il mio nome scritto al
contrario con abbinato una parte del mio cognome. Proseguo affermando
che sin da bambina mi è sempre piaciuto parlare pronunciando le
parole come se fossero scritte allo specchio. Così iniziamo a
giocare provando ad instaurare una specie di dialogo parlando sempre
al contrario. E' divertentissimo, difficile ma simpatico. Poi,
riprendendo la forma normale di espressione, decido di fargli vedere
come funziona il lettore e quante cose interessanti si possono fare
utilizzando anche internet.
Ad un certo punto mi accorgo che Edge è
sempre più affascinato ma stupito. Mi fermo, guardandolo incredula e
gli chiedo cos'abbia. “Pazzesco tutto questo è affascinante ma, è
stranissimo, ai miei tempi non esisteva”, mi risponde.
Però non mi sembra che sia così
vecchio da non conoscere assolutamente internet o un computer,
persino mia mamma che è anziana sa cos'è! Così continuiamo a
chiacchierare, voglio capire meglio chi è questa strana persona,
così mi faccio raccontare chi è e che cosa fa. Lui riprende dal
punto in cui lo avevo interrotto.
“Vedi, Patrizia, come ben ti stavo
dicendo poc'anzi, una lettura mi ha sempre seguito e mi ha aiutato a
realizzare il sogno della vita. Infatti mi ripromisi che avrei
riletto quel libro ogni anno e per ciascuno tante volte quanta era
l'età. Devo dire che alla fine certi punti li ho anche imparati a
memoria ma, ti assicuro, mi ha aperto il nuovo mondo donandomi la
capacità di vedere oltre. E' così che sono riuscito a compiere
tante azioni buone verso chi ne aveva bisogno.”
Quella frase mi stupisce non poco
perché la biografia che sto per l'appunto leggendo narra di un uomo
le cui abitudini coincidono totalmente. Improvvisamente un lampo di
genio mi attraversa la mente: il nome di questa persona è uguale a
quello del personaggio del libro!
Con la voce tremante e leggera chiedo
se per caso di cognome non faccia Cayce.
Al suo assenso il panico totale si
impadronisce di me. Vorrei scappare a gambe levate, non perché credo
di parlare con un fantasma, non esistono, ma perché, oramai, ho la
certezza assoluta di avere a che fare con un pazzo scatenato e, visto
il luogo desolato in cui ci troviamo, non ho alcuna intenzione di far
terminare qui la mia esistenza.
Veloce come una lippa infilo nella
borsa tutto quello che ho e, alzandomi di scatto, lo saluto per
precipitarmi verso l'uscita. Sono certa che incontrerò qualche
difficoltà ma Edge non si muove, anzi, con estrema gentilezza mi
saluta.
Tornata a casa, sana e salva, non penso
più all'accaduto.
L'estate termina e non accade altro di
insolito.
Settembre, il mese frenetico della
sessione di esami, accantono il nuovo romanzo, e mi butto a capofitto
nello studio. Della strana esperienza non ricordo più nulla, rimossa
totalmente.
Il giorno della prova mi ritrovo
nell'aula piena di studenti accaldati e preoccupati per il timore di
non riuscire a superare il test. So già che a me non andrà bene: io
e l'inglese siamo nemici per la pelle e mi sono oramai data per
vinta, proverò e ritenterò quest'assurdo esame, spezzettato in
dieci parti a catenaccio fino alla fine dei miei giorni.
Terminato il test mi reco nel parchetto
delle giovani donzelle per rilassarmi, mi accendo una sigaretta e mi
accascio su una panchina. Sul più bello del relax sento tossire
sempre più insistentemente.
Giro lo sguardo verso la voce che mi
chiede come è andata parlando all'incontrario. Non può essere, è
lui, è Edge Cayce o, quantomeno, il tipo che si spaccia con tale
nome.
Stizzita gli faccio presente che poiché
lui è di sesso maschile non può stare nel giardino.Molto
gentilmente si scusa per la sua presenza inopportuna però mi dice
che, poiché mi conosce bene , vuole darmi una mano. Così mi spiega
che da qui a qualche mese, se decido di seguire il suo consiglio,
sicuramente riuscirò a passare definitivamente quell'esame che mi
rende impossibile terminare il corso di studi per iniziare a stendere
la tesi. Unico mio impegno è scegliere una lettura del vangelo e
leggerla ogni giorno, almeno il primo anno, e poi ripetere
costantemente la lettura tante volte quanti sono i miei anni. Questo,
ovviamente per il resto della mia vita. Con il tempo se avrò fede
anche a me si apriranno determinate porte e aumenterà la mia
capacità di andare oltre il senso comune del mondo che ci circonda.
Cosa mi poteva capitare ad accettare?
Non avrei perso nulla e, magari, avrei guadagnato un non so che di
unico e così, dopo una brevissima riflessione, mi soffermai a
pensare troppo alle conseguenze non è mai stato il mio forte, decido
di accettare.
Dal nulla appare il libro per decidere
insieme quale lettura scegliere. Però prima mi sento in dovere di
confessare a Edge che, in realtà, non sono una fervida credente non
conosco bene le letture anche se frequento un'istituzione religiosa.
Perciò non so cosa devo scegliere.
Con grande gentilezza mi dice che non è
di assoluta importanza il fatto che non conosca le sacre scritture,
l'importante, è il bene che vede in me. Infatti è a conoscenza del
mio impegno verso gli anziani ed i bambini.
Anzi, mi ricorda quella volta che,
mentre ero supplente in una scuola del mio quartiere, decisi di
aiutare un ragazzino in difficoltà stando con lui fino a tarda sera
per non lasciarlo solo mentre i suoi genitori erano fuori casa, il
tutto senza avere nulla in cambio. Oppure tutte le ore che
trascorrevo alla casa di riposo a leggere libri alle vecchiette.
Infine ci diamo appuntamento, per il
giorno seguente, alla panchina del parco vicino a casa per vedere
insieme queste letture e decidere quali siano quelle che dovranno
accompagnare i miei passi futuri.
Il pomeriggio, fortunatamente non
piove, così dopo aver cercato inutilmente un vangelo nella mia
libreria mi reco all'appuntamento.
Lui è lì, seduto sulla panchina che
con calma legge e mi attende. Mi avvicino e dopo un saluto gli spiego
che non mi sono ancora procurata il vangelo o la bibbia ma che presto
provvederò. Dopo avermi spiegato il significato di ogni lettura
decidiamo quali fanno più al caso mio.
Devo ammettere che tutto questo mi
incuriosisce perché è un avvenimento insolito.
Tra varie chiacchiere ecco delineato
il compito per il resto del mio tempo o fino a quando lo vorrò. I
brani da leggere periodicamente saranno: il capitolo 14 del Vangelo
di Giovanni, per trovare conforto e forza per tutti i momenti di
angoscia e tristezza che si incontrano nell'arco della vita; il salmo
26, se mi nasce paura; il capitolo 20, nel caso cada nel dubbio; i
versetti 28 e 30 del Vangelo di Matteo, per affrontare i momenti di
stanchezza cioè quando non se ne può proprio più; i versetti 31 e
39 del capitolo 8 della lettera ai romani e il capitolo 12 del libro
di Giosuè per trovare il coraggio.
Qui ci fermiamo e, prima di salutarmi, mi
dice che trascorrerà tanto tempo prima di rivederci, devo, però,
portare avanti l'impegno ma prima che giunga la mia ultima ora ci
incontreremo nuovamente.
Prima di accomiatarsi definitivamente,
mi avvisa che da quel giorno esatto dovranno trascorrere almeno due o
tre anni, poi avrò delle risposte tangibili così come accadde a
lui. Inoltre, mi esorta a non abbandonare o dimenticare la lettura
ricordandomi di un libro che tanto tempo prima lessi che trattava
delle coincidenze.
Con un sorriso dolcissimo ,ma anche
enigmatico, ci salutiamo come due vecchi amici con la promessa che,
prima o poi, ci saremmo rivisti.
L'impazienza e la curiosità iniziano a
scandire gli attimi seguenti e la domanda che più mi assilla è la
voglia di conoscere cosa accadrà fra qualche anno.
Quando rincaso decido di cercare il
libro che parla delle coincidenze per capire cosa volesse dire Edge.
Dopo cena mi chiudo nella mia stanza,
con un buon sottofondo musicale, cerco il libro, so che si tratta di
“le profezie di Celestino” e poi rimetto nel lettore quello che
stavo leggendo la prima volta che apparve Edge, per capire cosa è
accaduto, quali siano queste coincidenze, il perché di tutti questi
eventi e cosa mai potrà succedere nel mio non proprio lontano
futuro.
Mentre partono le note di un pezzo che
ha composto un amico, Taji
Mahal, approfittando delle lezioni apprese grazie alla frequenza di
un corso alla Toriana di lettura veloce e sintetica, riesco a
mettere a fuoco i punti più salienti dei due libri in questione.
Dopo
un approfondito confronto, che occupa la maggior parte della serata,
come d'incanto
capisco
cosa sta avvenendo.
Una
forte emozione ed eccitazione mi pervade oltre ad un grosso stupore,
si svela finalmente il mistero di tutti questi strani, imprevedibili
ed entusiasmanti eventi che stanno accadendo e che se, veramente
credo, cambieranno il corso della mia esistenza.
Da
sempre sono stata affascinata da letture che parlano del pensiero
buddista, della reincarnazione, del fatto che tutti noi, tutte le
nostre esperienze fanno parte del tutto, del cosmo, noi, d'altronde
siamo composti, così come asseriva a suo tempo Edge Cayce, della
stessa materia di cui è fatto l'universo. Tutti i nostri pensieri,
tutte le nostre azioni sono energia che non viene dispersa ma
impressa nell'universo e se riusciamo ad aprire quello che il
buddismo definisce, da sempre, il terzo occhio e prendiamo
consapevolezza del tutto abbracciandolo e imparando a rispettare e ad
amare, allora, davanti a noi si apre un nuovo mondo, una nuova
essenza. Riusciamo a metterci in comunicazione con il sapere
dell'uomo dai suoi primordi fino ad oggi facendolo diventare nostro.
Questo
cammino lo iniziai tanto tempo fa decidendo di conoscere e
approfondire determinati argomenti. Nulla viene a caso, nulla è una
coincidenza tutto fa parte di un mistero che, se si crede e si vuol
comprendere e conoscere ,si svela, proprio come è scritto nel libro
di Celestino.
Grazie
alle letture dei testi del Dalai Lama, o di filosofie definite
moderne, che poi tanto moderne non sono, involontariamente mi sono
già incamminata in questo nuovo percorso ed è per questo motivo che
Edge Cayce ha deciso di svelarsi a me. E' la mia anima guida, il mio
maestro, come dice Castaneda in alcuni suoi libri, il mio Don Juan
che vuole accompagnarmi nel lungo cammino verso la Conoscenza e
l'Essenza del mondo e dell'universo intero.
“Non
è possibile!”, esclamo di colpo, non posso credere di avere questa
grande opportunità, è vero ho sempre letto e approfondito questi
argomenti, subendo il loro fascino recondito come se fosse un
richiamo incessante..
Poi,
man mano che il puzzle si compone sotto i miei occhi, tanti
accadimenti della mia vita iniziano ad avere una loro comprensione.
L'esperienza
di quando, da piccolina, sognavo sempre una bimba di nove anni che
minacciava la mia famiglia incolpandola della sua morte, oppure la
volta che, mentre riposavo, un pomeriggio mi capitò di vedere la mia
figura dall'alto e, per ultima, mentre assistevo la nonna in ospedale
negli ultimi istanti della sua vita.
Finalmente
tutto si spiega e così prendo la decisione di seguire le parole di
colui che è divenuto il mio maestro.
Sono
ormai trascorsi più di tre anni, continuo ogni giorno a leggere le
scritture e devo dire che ho passato momenti di sconforto perché,
pur seguendo le indicazioni di Cayce, non vedo alcun cambiamento.
Non
ho assistito ad alcun miracolo o a qualcosa di inspiegabile. Non so
se debba toccare la mia persona o ciò che mi circonda, ma non posso
mollare devo proseguire, forse la fede che mi ha chiesto Edge è
proprio in questo, anche se non si vedono cambiamenti, anche se tutto
è sempre, inesorabilmente uguale ed immutato, bisogna seguire la
strada e forse un giorno, lontano che
sia,
le risposte e gli esiti si sveleranno.
Ho
quasi terminato il mio corso universitario e, che ci crediate o meno,
il famoso insopportabile esame del primo anno di inglese è ancora lì
ad ossessionarmi, non so quante volte ho provato ma se non è al
primo o al terzo test, accade che, ad un certo punto, inciampo e vedo
finire nel nulla di fatto ogni mio sforzo.
Ho
deciso nel frattempo di iniziare a scrivere la tesi di laurea, ho
scelto di specializzarmi in neuro psichiatria infantile, ma prima di
poter discutere la tesi devo per forza superare l'esame odioso di
inglese e frequentare, almeno, due anni di internato presso un
ospedale per bambini che presentano determinate difficoltà. Grazie
agli studi ho compreso che non esiste diversità incolmabile, o che
possa determinare e spiegare questo atteggiamento di segregazione
che abbiamo nei confronti di tutti coloro che non si comportano come
la maggior parte delle persone.
Ho
compreso che alla fine noi come loro siamo arricchimento l'uno per
l'altro e insieme, se lo vogliamo, possiamo costruire un mondo
magnifico.
L'indomani
ho nuovamente il test di inglese e se per caso riesco a superarlo
posso terminare il corso di studi.
Sono
stanca, fa caldo e mentre sono sul libro di esercizi, sono al primo
capitolo, improvvisamente scivolo in un sonno profondo.
Quando
mi sveglio mi accorgo che oramai è notte. Sconsolata chiudo il
libro, anche per questa volta andrà male, penso.
Il
giorno seguente entro in aula, prendo il foglio, mi siedo, rilassata
e rassegnata e, mentre leggo, inaspettatamente, non trovo alcuna
difficoltà anzi, comprendo tutto distintamente e so come e cosa
rispondere.
Nel
men che non si dica termino l'esame e torno a casa.
Dopo
una settimana vado in facoltà, finalmente supero il test, non posso
crederci ho preso 29, pazzesco non poteva essere vero. Anche il
docente è stupito ma crede che abbia copiato e così mi dice che la
conferma del voto sarà la settimana seguente con l'orale. Alzando lo
sguardo mi saluta.
Trascorro
tutti e sette i giorni con l'ansia, non sono mai arrivata a quel
punto, non ho mai studiato quelle nozioni, sono una marea e, giorno
dopo giorno, tento di immagazzinare il più possibile.
Sono
stufa ed affranta non è possibile farcela, però se sbaglio mi tocca
iniziare da capo e sostenere da capo tutti e dieci gli esami.
Così
improvvisamente senza accorgermene mi addormento sul libro.
Mi
sveglio alle otto del giorno seguente, sono in ritardo, l'esame è
alle nove. Ho giusto un'ora per sistemarmi, rendermi decente e
correre all'esame. Sono agitatissima, cavolo come faccio, mi mancano
ancora trenta pagine che non so nemmeno cosa ci sia scritto.
Mentre
sono in metropolitana mi viene quasi il desiderio di prendere e
tornare a casa, nel frattempo, come ormai ogni giorno da quasi
quattro anni, leggo la pagina delle letture, e poi decido che intanto
non ho nulla da perdere, al massimo che può accadere di
incommensurabile, incominciare nuovamente dall'inizio. Prendo, così,
la sacrosanta decisione che se questa volta non passo l'esame
abbandono definitivamente l'università e cerco lavoro.
Salgo
le scale, mi presento davanti al docente, mi siedo e lo guardo. Lui,
senza neanche degnarmi di un saluto, mi chiede, giusto giusto, ciò
che è nelle ultime trenta schifose pagine che non ho studiato ma che
ho dormito. Sono dinnanzi a lui muta ma mentre sta per mandarmi via
aggiungendo, anche, che il voto precedente non era frutto del mio
lavoro, la mia lingua si scioglie e gli butto fuori velocemente, come
un fiume in piena, tutto ciò che è scritto in quel libro con una
padronanza della lingua e dell'accento, che lascia stupita ed
interdetta persino la sottoscritta.
Morale:
il professore, non solo conferma il voto precedente, lo alza
complimentandosi. Esco felice più che mai.
Sono
seduta sulla panchina del parco vicino a casa, è pomeriggio e mi sto
godendo un po' di riposo, non mi sento del tutto a posto non riesco a
capacitarmi di come abbia potuto passare, ma soprattutto sapere
quegli argomenti, praticamente ci avevo dormito sopra!
Improvvisamente
sento dei colpi di tosse e con immensa felicità mi giro e vedo,
seduto al mio fianco Edge, ho quasi voglia di abbracciarlo, ora so
che lui non è un matto, è uno spirito, uno spirito buono, è il mio
maestro. Lui mi abbraccia e mi dice “vedi, questa è solo la prima
delle capacità che da ora in poi inizierai ad avere”. Attonita lo
guardo e ancora prima di proferire altro lui prosegue: “Hai
iniziato ad entrare in contatto con il sapere del mondo e per
conoscerlo non serve studiare ore ed ore serve la fede e, mia cara,
il tuo cuore ne è colmo”.
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