AGGIORNAMENTI DAI VOLONTARI DI AGIRE

Pochi giorni fa il blog ha lanciato la campagna umanitaria per la raccolta fondi in aiuto dei civili nella drammatica situazione del Medio oriente.

Le televisioni continuano a parlarci di orrore dell'Isis. Continua a dirci che i miliziani arabi uccidono senza alcun rimorso freddamente. Però le nostre emittenti non parlano della sofferenza di tutti coloro che non appoggiano questo Isis, anche se poi leggendo bene in giro si viene a sapere che è un prodotto occidentale l'ISIS. Si legge che non è che un giorno, una bella mattina, questi arabi si sono svegliati e non sapendo cosa fare e come trascorrere la giornata hanno deciso di iniziare ad uccidere. Come in ogni cosa, la storia lo insegna, il male ha due facce da una parte c'è l'integralismo dall'altra il menefreghismo e il voler a tutti costi accaparrarsi qualcosa che noi cittadini comuni non sappiamo. Infatti di tutti i giochetti politici che vengono presi e decisi la popolazione ne è totalmente ignara.
Però, in mezzo a tutto ciò, dobbiamo considerare che ci sono persone, persone come me e te che stai leggendo, che non vuole e non voleva una guerra; persone che volevano vivere la loro esistenza in pace seguendo la crescita dei figli, sognando un futuro più roseo per loro. Ci sono ragazzi e ragazze che pianificavano il loro domani, magari il loro matrimonio oppure attendevano l'arrivo del primo figlio. Padri e madri che dopo una vita di sacrifici, finalmente, potevano godersi qualche anno di meritato riposo ed invece?...Invece no, c'è ora una guerra, la fame, la  distruzione e, in più, devono pure fare i conti con l'ostracismo del resto del mondo che, inorridito dalla malvagità delle azioni dei terroristi dell'Isis, rimane indifferente anche agli appelli di aiuto da parte delle associazioni umanitarie che sono accorse per salvare loro la vita. Nel Medio Oriente,  bambini innocenti che l'unica colpa che hanno è quella di essere nati lì anziché qui in Italia o in altre Nazioni, stanno sopportando giornate dure e cupe. Non vengono sentite le richieste di aiuto di quei medici, infermieri che con coraggio mettono a repentaglio la loro stessa vita per aiutare un suo simile.
Le guerre sono tutte brutte e nelle guerre c'è sempre la figura del malvagio, nell'ultimo conflitto mondiale furono i nazisti con i loro temibili sottomarini U-boot, con il corpo delle SS che terrorizzavano le persone ma c'era comunque unità si capiva che il singolo cittadino, il bambino, l'anziano non era colpevole. Oggi questo conflitto non riesce a far comprendere che dietro alla cattiveria tanto proclamata dalle varie emittenti, esistono popolazioni che stanno soffrendo l'indicibile. Basta andare a leggere ciò che scrive in Facebook Gino Strada con Medici Senza Frontiere.
Ora inserisco delle dichiarazioni di alcuni volontari che si trovano in questo preciso momento in quelle terre. Quando avete terminato vi chiedo e vi imploro di aderire alla donazione perché in fianco a colui che perpetra il male e la sofferenza c'è sempre almeno una persona che subisce questo e noi abbiamo il dovere morale, in quanto tutte creature divine, aiutare.
Tra qualche giorno in tutta l'Italia si riaprono le scuole, i miei figli e anche i vostri riprenderanno gli studi per cercare di crearsi un futuro uno spazio per il loro domani. Ecco i bambini di Gaza, della Siria e dell'Iraq questa possibilità oramai l'hanno perduta. Tutto questo non è giusto.



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TESTIMONIANZE DEI VOLONTARI

Alberto, dopo il suo viaggio in Libano:

La tragedia siriana si legge negli occhi dei bambini. Sono occhi da vecchi. Occhi che hanno visto ciò che nessuno dovrebbe mai vedere. Eppure quegli sguardi sono pieni speranza, hanno sete di futuro. Nonostante tutto. E nonostante una guerra che ancora non ha conosciuto la parola fine.
Incrociamo per la prima volta questi sguardi nella cittadina di Arsal. Ultima frontiera del Libano. A ridosso delle montagne siriane, dietro le quali si sente forte e chiaro l’eco delle bombe e della morte.
In questa specie di “terra di nessuno” Terre des Hommes è presente per fornire aiuto ed assistenza ai cittadini siriani in fuga dalla loro terra martoriata. Siamo a oltre 1.500 d’altezza e il freddo è pungente e ti entra nelle ossa. Qui ogni giorno arrivano migliaia di persone. Uomini e donne che hanno perso tutto. A cui è stata sottratta la vita. A cui è stata negata l’eccezionale normalità del quotidiano. Uomini e donne che hanno visto morire i loro cari, distruggere le loro case. Gente che non ha più nulla. Al di là della disperata voglia di ricominciare a vivere.

E tra questa folla martoriata dal dolore spiccano gli occhi di centinaia di bambini. Molti arrivano nudi, disidratati, affamati. Spesso hanno perso uno o entrambi i genitori. Bimbi che si sono visti morire davanti madri e fratelli. Bimbi a cui è stata strappata l’infanzia e a cui è stato negato il  sacrosanto diritto all’innocenza.
In questa landa piena di sofferenza e di speranza abbiamo incrociato tanti occhi. E dietro ogni sguardo una storia. Una vita.

Mohammed ha 12  anni e due occhi neri grandissimi e scaltri. Appena lo incontriamo è diffidente, non accenna nemmeno a un sorriso. O a un saluto. Si avvicina a noi dopo un bel po’. La prima cosa che fa è mostrarci un vecchio cellulare in cui tiene gelosamente custodite foto e video. Scorriamo qualche immagine. Non avremmo mai pensato che quelle foto ritraessero e immortalassero tanta violenza. Con fare da “adulto” consumato ci mostra le foto dei sui due fratelli più grandi, che – racconta – sono  stati uccisi dai militari dell’esercito regolare siriano. Ci mostra i loro corpi senza vita. Martoriati da una violenza cieca e da una furia disumana. Ci mostra con orgoglio anche un video del suo papà col fucile in mano. Ci dice che non sa che fine abbia fatto e se sia ancora vivo. Sua madre invece è rimasta in Siria con la sua sorellina più piccola. Non hanno più una casa e vengono ospitati da una lontana parente che vive in un villaggio a ridosso del Kurdistan iracheno. Ci invita nella sua tenda. Qui è con sua zia e i tre figli di lei. Ci offre del thè e dalla tasca estrae delle caramelle alla fragola. E’ tutto quello che ha. Ci sta donando il calore del suo cuore. E in cambio non ci chiede nulla.

È bellissima Karima. Ha 9 anni e due enormi trecce rosse che fanno contrasto con i due enormi occhi verde smeraldo. Lei si avvicina subito a noi e inizia a raccontarci la sua storia. Arriva dalla città forse più martoriata della Siria: Homs. Ci dice che è rimasta illesa per miracolo da un bombardamento alla sua scuola, che aveva causato la morte di più della metà dei suoi compagni di classe. Ma lei la scuola non la odia. Anzi. Ci racconta che vuole tornarci e che le manca tanto. Anche lei ci porta nella sua tenda. Ci presenta la sua mamma che ha appena 26 anni e il suo fratellino Ezat che invece di anni ne ha solo due. Il papà è morto pochi mesi fa. Ci mostra una collanina con la mano di Fatima. Suo padre gliela aveva regalata per il suo compleanno, l’anno scorso. Poi ci prende da parte e ci mostra i suoi quaderni e le sue matite colorate. E con un po’ di timidezza ci “presenta” i suoi disegni. Ce ne colpisce uno in particolare. E’ ritratta la mano di Fatima e accanto un volto di un uomo con i capelli rossi. E in fondo al foglio un grande cuore con dentro qualcosa di simile alla sagoma di un fucile.
Alberto Dandolo Terre des Hommes, Libano


LA GUERRA DELL’ACQUA IN SIRIA I BAMBINI LAVORANO ACCOGLIENDO ACQUA E RIFIUTI –Sos Villaggi dei bambini
Una storia di sofferenza è scritta nelle ruvide mani di Ahmad, un bambino di 10 anni, che vive da due anni nel quartiere di Al Hamdania Tishrin, ad Aleppo. Lì, in un edificio in costruzione abbandonato dagli operai quando scoppiò la guerra, si rifugiò insieme ai suoi genitori e ai 9 fratelli.
"
Come posso dimenticare quel giorno? Arrivarono degli uomini armati, davanti a casa nostra. Buttarono giù le barricate. I miei fratelli gridavano. Avevamo tanta paura. Non mi piace stare qui. Sembra un mostro questo edificio. La mia vita è cambiata. Mi sveglio ogni mattina non per andare a scuola, ma per lavorare. Tutti i bambini lavorano qui. Non giochiamo più. Dobbiamo aiutare i nostri genitori a guadagnare dei soldi”.
Ahmad si sveglia presto e cammina tra gli scheletri di cemento e ferro per trovare plastica, metallo e pane secco. Raccoglie tutto in un contenitore e poi lo separa per venderlo ai negozianti. Lui e la sua famiglia lavorano dalle 6 del mattino alle 18 di sera per 600 sterline siriane (circa 3,00 €).
Non posso andare a scuola o giocare. Trascorro metà della mia giornata a raccogliere rifiuti e l’altra metà a trasportare acqua. La prendo dai rubinetti che trovo negli edifici, quando riesco ad aprirli. E’ pesante portare i contenitori pieni d’acqua. Ci metto mezz’ora per portare l’acqua e poi devo stare in fila 3 o 4 ore per riempire un bidone. Ieri, un uomo che aveva perso il suo contenitore mi ha colpito sulla testa e rubato i miei. Sono tornato a casa senz’acqua. Mi vergognavo. Ho preso altri contenitori e sono ritornato là. Sulla strada ho trovato per terra il mio vicino Rama. Ha 4 anni. Era svenuto per il caldo”.
Bambini e famiglie “difendono” i rubinetti. Ce ne sono solo 6 rubinetti in 100 edifici. La coda è lunghissima. “Non sempre riusciamo a stare in coda. Spesso per la stanchezza torniamo indietro a mani vuote. Noi non ci possiamo lavare se non una volta al mese”.
Ahmed guarda l'orizzonte, dove si scorge un fumo nero: "Vivevo là. Avevo acqua pulita, sempre. Mia madre cantava per me, ogni notte, per farmi addormentare. Ora dormo sul pavimento e sento solo il rumore di proiettili e granate. Io di solito non sogno, ma a volte mi sveglio con la sensazione di avere grossi insetti che strisciano sul mio corpo."



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