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S.O.S. PER IL POLMONE DEL PIANETA

A tutt'oggi la foresta amazzonica ha 390 miliardi di alberi ed è per questo che è considerato il grande polmone del nostro pianeta.

Oggi vi propongo questo articolo giusto per ricordare che questo è il fine settimana interessato dalla campagna di sensibilizzazione per l'ambiente. Da oggi fino al 23 molte persone si riuniranno per protestare e per far sentire le loro voci in difesa della casa di tutti. Ragazzi la Terra è la nostra vera casa e se non ce ne prendiamo cura rischiamo veramente di lasciare alle prossime generazioni una situazione drammatica.
LA FORESTA AMAZZONICA

La foresta amazzonica è pluviale, la maggioranza del suo territorio si trova in Brasile ma si estende fino ai piedi delle Ande, da una parte, e arriva, dall'altra, a lambire le rive dell'oceano Atlantico. La sua superficie occupa il 42% della grandezza di tutta l'Europa, il suo fiume, il Rio delle Amazzoni è  il più vasto bacino del pianeta ed è secondo per lunghezza dopo il Nilo.


Qui vivono  750 specie di alberi, 400 specie di uccelli, 125 di mammiferi, 100 specie di rettili, 60 di anfibi. Gli studiosi hanno calcolato che ogni albero ospita 400 tipi di insetti.
E' un grande ed importante ecosistema che partendo dalla base degli alberi si eleva di 60 metri. Il suo equilibrio è precario in quanto il suolo non è ricco di sostanze. Tra gli anni '20 e'30, l'industri a automobilistica Ford acquistò degli appezzamenti nella foresta, dopo aver abbattuto la vegetazione originaria, tentò di impiantare delle piante di caucciù. Purtroppo l'esito non fu quello previsto e così si comprese quanto povero di sostanze nutritive fosse il suolo. La Ford voleva impiantare questa specie di albero perché così avrebbe ricavato la gomma per costruire i pneumatici. Purtroppo l'esperimento fallì. In seguito nel 1970 si tentò di impiantare alberi dal legname prezioso ma anche questa volta l'impresa non andò a buon fine. Oggi questa terra sta subendo nuovi disboscamenti perché si vuol vedere se è possibile ricavare terreni coltivabili.

L'esito di questa terza prova è assai incerto, quel che è sicuro che questa non è una grande e brillante idea, perché così facendo una bella fetta di questo ecosistema viene irrimediabilmente persa.

Anche se, da ogni parte del globo, sono state avanzate parecchie critiche il governo brasiliano sta andando avanti con i lavori di disboscamento.
Purtroppo in questa campagna di distruzione ci sono potenti gruppi economici che di certo non si fanno intimidire dalle proteste, ben documentate, di associazioni internazionali scese in campo per tutelare il polmone della Terra.
Inoltre non dimentichiamoci che sono  invischiati anche quelli del narcotraffico.

Nel suo interno la foresta ospita tribù, come i Ka'apor che non vogliono assolutamente che vengano abbattuti gli alberi e che si cambi lo stato della foresta. Così hanno inviato i loro guerrieri migliori per combattere il disboscamento selvaggio e, come ha fatto notare Greenpeace, in un anno tra il 2011 e il 2012 la maggioranza degli alberi tagliati è stata fatta in modo illegale.

Dal 2012 si sono susseguiti tantissimi atti di violenza e gli indigeni devono affrontare da soli gli uomini armati di queste compagnie, lo Stato non fa nulla per fermare l'avanzata di questi approfittatori, gli interessi sono troppo alti per lasciare lucidità nel pensiero dei governanti brasiliani.


Il 7 agosto dopo che si sono spenti i riflettori dei mondiali di calcio, i taglialegna illegali si sono spinti fino nello Stato di Maranhao, all'interno del bacino amazzonico. Dopo le violenze del novembre scorso nel villaggio di Gurupi, anche questa volta si sono perpetrate altre atrocità e le autorità federali continuano solo a prendere nota degli avvenimenti senza mai intervenire.

Ora gli indigeni hanno annunciato il loro chiaro ed inequivocabile messaggio:

"i bianchi pensano che la foresta non abbia alcuna utilità. E' perché non riescono a comprendere che si tratta di una giungla vivente indispensabile per tutto il mondo in quanto aiuta la Terra a respirare".



Nella lotta per difendere la foresta ci sono tante tribù tra queste sono presenti gli Ashenika.
L'Amazonia ospita tribù che ancora oggi non hanno avuto grandi contatti con il mondo esterno, quello che noi solitamente amiamo definire "civilizzato ed evoluto".

Stando alle stime governative, i gruppi isolati presenti in questo territorio sono una settantina. Il Funai, la Fondazione Nazionale indiano, ha individuato gruppi di tribù che hanno differenti gradi di isolamento. Questa fondazione fu fondata da Sydney Possuelo che è stato testimone della morte e della malattia di indigeni che sono venuti a contatto con il mondo esterno, così per salvaguardare la loro sopravvivenza ha introdotto delle significative modifiche alla politica del governo. E' stato stabilito il nuovo obbiettivo, non più integrazione di queste tribù ma protezione e rispetto della volontà di queste tribù di mantenersi in isolamento. Se deve avvenire un contatto è solo nell'eventualità che siano loro a richiederlo.
Le tribù indigene hanno la responsabilità di salvaguardare i 14 milioni di ettari della foresta.
Alcune tribù sono formate da cacciatori e raccoglitori nomadi, gli Awa; altre sono sedentarie vivono in capanne comunitarie, coltivano la manioca e si dedicano alla pesca ed alla caccia.
Nel territorio di Acre si pensa che siano presenti 600 indiani appartenenti a quattro gruppi differenti.
Le tribù, di circa 300 individui, presenti nel territorio di Massacó, utilizzano arco e frecce molto grandi ( un arco può misurare più di 4 metri).
Poiché sono rimaste isolate dal mondo esterno per tantissimo tempo per loro è pericoloso il contatto con il nostro mondo essi, infatti, non hanno sviluppato gli anticorpi per malattie come l'influenza o il comune raffreddore.



Tra gli indios che si stanno battendo in difesa della foresta c'era un attivista peruviano, Edwin Chota, faceva parte di un gruppo di guerrieri appartenenti alla tribù degli Ashenika. 


Il suo impegno era rivolto a contrastare il narcotraffico di cocaina lungo le rive del fiume, oltre a combattere la deforestazione selvaggia. Il mese scorso era in viaggio per incontrarsi con alcuni leader indigeni e mentre stava attraversando un fiume per raggiungere la località di Sowato, dei taglialegna illegali o alcuni uomini del narcotraffico lo hanno sorpreso ed ucciso insieme ad altri guerrieri.
Ora il governo  peruviano ha avviato delle indagine. Nel frattempo nel villaggio di Edwin sono le donne a guidare la comunità per portare avanti la battaglia di salvaguardia dell'ambiente.
Presto sarà inviata a Sowato, per volere del Ministro della Cultura del Perù, una squadra per far luce sull'omicidio.

Spero che quando i potenti si riuniranno a New York prendano in considerazione questo evento per iniziare una nuova politica che oltre a dare una pacifica esistenza a queste persone, che da secoli vivono in queste terre rispettandole e amandole, possono salvare uno degli ultimi luoghi del pianeta dove la natura può manifestarsi nella sua maestosità, senza poi dimenticarci che per la vita stessa del Pianeta la foresta amazzonica è di fondamentale importanza. 


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