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LA SAGGEZZA DEI DETTI



Cercare di ritrovare l'armonia sembra quasi una cosa mistica, un ideale dei santoni dell'India, o degli sciamani, tipo Don Juan di Castaneda. Al giorno d'oggi dove gli individui sono fagocitati da uno stile di vita in cui regna l'egocentrismo e il senso di continuo ed incessante del"devo fare" il solo fatto di volersi fermare al grido di  "fermate il mondo voglio scendere" può sembrare una moda entrata in uso tanti anni fa. La New Age oppure i famosi Hippy, vi ricordate di quei ragazzi che giravano vestiti con stoffe colorate a fiori, i capelli lunghi e quell'aria trasognata e magari con una canna penzolante tra le labbra? A quel tempo ero un'infante e perciò i ricordi della mia mente sono solo quelli dei film o di vecchie fotografie dei miei genitori. Devo dire che a casa, mia madre ha testimonianze di abitini attillati, gonne ultracorte, pettinature tipiche degli anni sessanta con il classico trucco degli occhi con l'immancabile riga di kajal nero. Quando frequentavo il liceo provai anch'io la linea colorata nella parte inferiore dell'occhio che poi proseguiva sulla parte superiore esterna, l'eyeliner.  Era una vera tortura il più delle volte scivolavo dentro nella pupilla e iniziavo a lacrimare a più non posso. Così l'unico risultato che ottenevo era un occhio nero e pesto degno di un vero boxer. Provai anche il kajal verde, visto che nei giorni di sole la mia pupilla tende al verde grigio, ma nulla da fare, poco dopo iniziava ad arrossarsi tutto, a prudere e a lacrimare. Ben presto lasciai  questa velleità a chi era più esperto di me e da quel giorno non ho più usato una matita o altro artificio di qualsivoglia  genere. Inoltre mi ero anche posta la domanda: -"Ma se voglio far innamorare di me qualche bel tipetto come ci può rimanere se poi ad un certo punto mi vede senza nulla?"- Da quel momento sono sempre stata acqua e sapone, chi mi voleva doveva accettarmi per come ero, punto e basta.
Comunque tornando a quel che stavo scrivendo i mitici anni sessanta e settanta e la ricerca dell'io.
Ora il tempo è trascorso, non son più la giovincella sbarazzina e sprovveduta. Sono, anche se ancora faccio tanta fatica a sentirlo, una mamma una moglie ed una donna. Scrivere così mi stupisce perché non mi sento poi tanto cambiata, ancora oggi mi sento dispettosa, contestatrice, poco incline ad assecondare quello che è la mentalità comune. Di mio ho sempre cercato di non pensare a quello che la gente voleva da me e o desiderava per il mio bene. Anzi se devo essere sincera se qualcuno mi diceva che era meglio agire e avere un  determinato comportamento, non so perché, ma impulsivamente mi veniva spontaneo  l'opposto. Non ho mai voluto, bramato e cercato di essere conforme, quindi quando frequentavo il centro sociale mi vestivo da puritana e, viceversa, quando entravo a scuola dalle suore mi abbigliavo con gonne corte e possibilmente di jeans, zoccoli di legno e i capelli  scarruffati. Questo, ovviamente, faceva infuriare la Madre Superiora e ottenevo così un effetto a dir poco devastante. La suora in questione era non solo la superiora dell'Istituto ma anche preside e professoressa delle tre materie fondamentali del corso di studi. Spesso mi capitava di entrare nella scuola e trovarmi Madre Luisa che mi attendeva per interrogarmi di sorpresa in una piccola ed angusta stanza a tu per tu e lì mi tartassava come non mai. Non dico poi nelle verifiche i voti che mi affibbiava non riuscivo mai a raggiungere la sufficienza. Ad un certo punto volli verificare un mio dubbio e chiesi ad una compagna di scambiarci il compito io presentavo il suo con il mio nome e lei il mio con il suo nome. Partendo dal fatto che lei generalmente prendeva come minimo otto volli vedere cosa accadeva al suo bel compitino se c'era su il mio nome. Risultato? Bene quella volta il compito dell'amica prese il solito cinque, il mio, a suo nome, otto. Verificato, perciò, che qualsiasi cosa avessi fatto da quella votazione non mi sarei mai schiodata presi coscienza che alla maturità mai e poi mai avrei portato una delle sue materie. Come andò a finire? Il giorno prima dell'orale mi cambiò la materia e mi mise proprio una delle sue. Comunque alla fine terminai gli studi. Una cosa inaspettata mi accadde in seguito. La terribile ed acerrima nemica mi convocò nel suo studio e mi comunicò che aveva pronunciato il mio nome per un lavoro, ne rimasi stupita e le chiesi come mai avesse avuto un comportamento così gentile e lei mi disse che tutto sommato non ero una cattiva ragazza e che sapeva che ero brava e lo avevo dimostrato durante gli anni scolastici. 
Il mio carattere di certo non mutò continuo ad essere l'opposto di quello che mi si dice. Però sempre ho seguito la mia idea di vita ed il mio credo che fatalità si è sempre accostato a quello che viene scritto in alcuni libri: credo in una vita che non contempla la morte, credo che se si vuole, tutti possiamo vivere amandoci e rispettandoci, credo che non esisti il diavolo, anzi a dire il vero,  il diavolo è l'uomo stesso nel momento in cui assume atteggiamenti irrispettosi e che procurano dolore e sofferenza ad altri esseri viventi, umani e non. Credo nell'anima gemella, credo che se si desidera voler essere felici la vita ti renderà felice. Fino ad oggi della vita non mi lamento anzi, posso dire convinta che sono soddisfatta di com'è e non la cambierei mai, anche se ogni tanto brontolo. Una volta mi sono ritrovata a pensare di essere anche noiosa per alcuni perché, se mi chiedevano come andava mi veniva spontaneo rispondere con un -"bene grazie tutto ok"-. Se poi iniziavano a chiedere nello specifico non riuscivo mai a trovare qualcosa di cui lamentarmi, marito, figli o salute. Alla fine presi la decisione di lamentarmi ogni tanto così da non attirarmi una certa invidia che vedevo negli occhi dei miei interlocutori. Mi dissi, infatti, che se la gente voleva a tutti i costi sentire dei lamenti per fare "mal comune mezzo gaudio" che male c'era, importante era per me sapere come stavano veramente le cose. Da quel momento ho iniziato a lamentarmi ogni tanto del maritino che non fa così, oppure dei figli che hanno comportamenti non sempre idonei (come è nel pensiero generale) la salute si dai, i soldi...
Però bisogna fare molta attenzione perché si rischia di perdersi in questi meccanismi perversi e magari ci si inizia a credere e alla fine si perde la felicità.

Non bisogna raccontarsi delle fiabe assurde e se lo si fa, ci si inganna e non ci si vuole più bene. Questo modo di fare conduce la persona a non sentirsi più parte del tutto, parte del cosmo che racchiude armonia. Vivere in armonia significa per me vivere un costante rapporto di appagamento di ciò che si sente, si desidera e si ha.
Se vogliamo troppo viviamo conflitti interiori incredibili perciò dobbiamo imparare ad avere desideri che siano per noi realizzabili così proviamo soddisfazione nel momento stesso in cui un nostro desiderio si avvera. Forse il famoso detto "non fare il passo più lungo della gamba" è inteso proprio in questo senso: se vuoi di più di ciò che puoi e provi ad ottenerlo complichi la vita in modo indicibile oppure finisci nel circolo delle frustrazioni continue. Quindi tutto questo cosa comporta? Stress e soltanto stress. Se oggi è stress e domani anche,  ovviamente, si  azzera la felicità nel cuore. Un cuore arido dove  porta?  Non di certo ad amicizie serene, sicuramente non aiuta a prendere delle decisioni in linea con la nostra vera essenza e immancabilmente il fisico produce anche malattie.
L'ombra ed il buio diventano i nostri compagni di viaggio ed essendo entrati in questo tunnel non si riesce più a trovare l'uscita anche se ci si prova. 

Per questo secondo me giunge un momento in cui si sente il bisogno di fermarsi, fare il punto della situazione e trovare dei rimedi.

Ovviamente si inizia cercando o in rete o parlandone con una persona che ispira. A mio giudizio questo è un momento in cui siamo vulnerabili al massimo perché non abbiamo alcuna difesa.
Da una parte siamo desiderosi al massimo di cambiare, di migliorare, di elevarci, dall'altro non sappiamo come realizzare questo bisogno, perché alla fine si è compreso che non è una velleità è il nostro spirito che si ribella ai meccanismi fino ad ora vissuti e che dice, meglio, urla alla nostra mente la sua esistenza. Bene bisogna fare molta attenzione a ciò che si sceglie e a chi ci si rivolge. Tanti sembrano proporre soluzioni, sembrano avere la chiave magica che cambierà l'esistenza ma nulla potrà mai mutare se non siamo noi a volerlo con tutto il nostro cuore.

Ovviamente la meditazione, ossia la capacità di riuscire a rilassarsi per ritrovare l'armonia e la pace interiore, è importantissima perché nel momento stesso in cui il nostro io interiore è risvegliato ed appagato, nel momento in cui le tensioni ed i rancori iniziano ad allentare la loro morsa e quel buio che ha permeato i nostri pensieri interiori, non quelli della mente, inizia ad abbandonarci, sembra quasi che sia finita una tempesta e più camminiamo verso il sereno e maggiormente le scelte che verranno compiute saranno in linea con il nostro vero io. Se si riesce quindi a raggiungere questo stadio ovviamente il senso di appagamento sarà altissimo, la sensazione di felicità non sarà più un attimo fugace ma sarà uno stato quotidiano dove la luce segnerà il cammino. Non è semplice e nemmeno veloce questo passaggio sono piccoli e continui passi che si compieranno se il nostro lavoro interiore sarà compiuto con sincerità costanza e credenza.

Quindi riepilogando la meditazione a mio giudizio e mia esperienza è necessaria non per moda ma per ritrovare una propria armonia.

Ho già parlato della meditazione in vari altri post, i metodi idonei secondo me non sono uguali per tutti nel senso che ognuno troverà quello che gli si addice maggiormente. Se ne possono consigliare svariati ma poi ognuno dovrà scegliere. Non credo però che sia necessario spendere cifre astronomiche per questo. Se veramente si vuole si riesce. Rammentate l'altro famoso detto, "Volere è potere"?

La volontà, quindi, diventa azione e realtà

Da qui scaturisce il secondo punto se voglio vivere in armonia, se credo nell'armonia, se baso la mia vita sull'armonia e sulla pace, le risposte che il mondo offrirà saranno in linea con il nostro desiderio e volere. E' un po' come internet. Perché se cerco in Google un prodotto nei giorni seguenti Google ti proporrà a fianco delle varie pagine dei piccoli post pubblicitari del prodotto precedentemente cercato. Quindi mai più la vita prospetterà persone e situazioni che non sono in linea con il nostro credere e fare.

Quando le risposte che inizieremo ad ottenere saranno ciò in cui noi crediamo allora la vita sarà certamente migliorata.

Bisogna tenere sempre conto che può anche capitare che accadano avvenimenti che sembrano non in assonanza con i nostri desideri ed il nostro pensiero. Ovviamente non si devono combatterli pensando di aver sbagliato tutto, di non essere stati capaci, di non aver praticamente cambiato nulla anzi, di aver creduto ad una panzana bella e buona. No, capita, può accadere. In questi frangenti abbiamo due possibilità, accettarle sperando prima o poi di comprendere il perché oppure accettarle cercando anche di capire se per caso dietro, sotto sotto non sia celato un insegnamento uno scopo per cui si sono avverate queste situazioni.

Ricordiamoci in queste eventualità un altro famoso detto "non casca foglia che Dio non voglia" o, semplicemente se è accaduto ciò è perché doveva accadere un motivo esiste.

Questo non esclude il fatto che bisogna tirarsi su le maniche e lavorare per riallineare, sistemare comunque il nostro cammino. 

Durante un viaggio quante strade, quanti bivi, incroci, quante rotonde incontriamo? La vita è un po' la stessa cosa non è una linea retta che ingranata la marcia, poi si va avanti diritti come un fuso. No, ha biforcazioni, imprevisti, novità dipende tutto da come si vogliono vivere queste eventualità. Se si assume un atteggiamento vittimistico si rischia sempre di scivolare nell'ingranaggio del bigio e scuro vivere, se invece si cerca e si vuole "vedere il bicchiere mezzo pieno", allora le cose cambiano.

Essere quindi positivi non guasta mai, anzi aiuta sicuramente.
Un altro famoso detto a suffragio di ciò è "aiutati che il ciel ti aiuta".

In rete ho trovato un sito molto carino dove suggerisce esercizi di meditazione.
Uno che mi ha colpito maggiormente è quello dei fili neri

Distendetevi in posizione supina con le braccia lungo i fianchi come nell'immagine sottostante.

E' preferibile una base dura, quindi su un tappeto e per terra, non sul morbido ed avvolgente letto.

State rilassati e dopo qualche respiro, chiudete gli occhi. Senza mai muovere gli arti o alcuna parte del corpo pensate di unire pollice ed indice della mano destra come se teneste in mano un filo.


Sempre con l'immaginazione portate il braccio destro sopra l'ombelico e immaginate di estrarre dall'ombelico dei fili neri. Ogni filo è la rappresentazione di un problema, di un'angoscia, di uno stress di cui vi volete liberare.

Una volta che avete estratto il filo lo guardate e poi sempre senza muoversi ma pensandolo, girate il capo verso la parte destra del vostro corpo e vedete che c'è un bel sfavillante falò. Prendete quel filo nero e gettatelo nel fuoco e guardate che man mano si brucerà.

Questo esercizio serve per liberarci da stress emotivi e brutti pensieri così da liberare e purificare il nostro spirito.

Perché viene estratto dall'ombelico?
Questa è la sede, la sorgente dei mali

Finito lo svuotamento immagina di riempire il buco di una splendida luce bianca e contemporaneamente pronuncia questa frase:

"Io sono come sono.
Nessuno può pretendere che io sia diverso da quello che sono."

Se dovesse accadere di non riuscire a tirar fuori un filo perché immaginate un groviglio , non preoccupatevi. Immaginate di avere una forbice e tagliate ciò che siete riusciti ad estrarre, sarà con le prossime sedute che riuscirete a togliere pian piano questi fili.

Un consiglio inizialmente cercate di tirare fuori solo fili che implicano situazioni semplici, verrà col tempo l'eliminazione degli avvenimenti più complicati e tortuosi.

Questo non è un esercizio di meditazione ma un esercizio per eliminare paure, insoddisfazioni, risentimenti, angosce, e quelle negatività che albergano come ospiti indesiderati ma costanti in noi. Provatelo a fare per una quindicina e più di minuti ogni giorno per almeno una ventina di giorni.

Se desiderate altri tipi di esercizi adatti al controllo della mente potete visitare questi siti:


In quest'altro sito spiega come fare l'esame di coscienza della sera. Sotto un certo aspetto è importante in quanto poi diventa un metodo per valutare il proprio carattere e controllare i nostri stati d'animo. Questo aiuta a prendere maggior consapevolezza. 
Come ben diceva Seneca l'esame di coscienza aiuta ad essere più sereni in quanto   migliora se stessi.

Come fare l'esame di coscienza serale                                                                  
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