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ALIENI RETTILIANI, SI O NO?



È possibile rintracciare una presenza, per quanto trasfigurata, negli antichissimi racconti mitici di creature appartenenti alla razza extraterrestre dei Rettiliani! misteriosa specie aliena, per evidenziare affinità e differenze tra la tradizione ellenica e la letteratura contemporanea su questo tema.(1) Si tratta di esplorare un repertorio di storie risalenti a tempi remoti per proporre un’esegesi che cerca ed individua quel punto del cerchio in cui il passato ed il presente si toccano. Ormai è assodato che il mito, lungi dall’essere un insieme di storie avvincenti ma ingenue, codifica delle conoscenze di tipo magico-simbolico e scientifico. Mi riferisco, in particolar modo, a De Santillana e a von Dechenda, autori di un saggio considerato un punto di svolta negli studi sul “pensiero arcaico”: infatti, chi è vissuto nella convinzione che la civiltà sia passata dal mythos al logos, si trova di fronte ad un ribaltamento di prospettiva, in quanto i racconti tradizionali risultano esposizioni “scientifiche” relative ai cicli cosmici, segnati da scansioni scritte nel firmamento.(2) Sulla stessa lunghezza d’onda sono le opere di Terzoli e di Sullivan. È, per così dire, una rivoluzione copernicana, perché ci offre un’immagine per lo meno inusuale delle antiche civiltà, il cui sapere non è più considerato esclusivamente empirico o incentrato su credenze religiose, al contrario la cultura di molti popoli del passato rivela una conoscenza precisa ed approfondita della realtà naturale. Tuttavia, a mio parere, a rischio di parere audaci, occorre un ulteriore salto epistemologico che i valentissimi studiosi sopra citati di cui ormai pochi disconoscono i meriti, non osano compiere, un po’ perché ancora ancorati ad una visione sostanzialmente ortodossa, anche se innovativa, della cultura antica, un po’ forse per tema di incorrere negli anatemi di archeologi, storici e scienziati tradizionalisti. Mi spiego: possibile che tutte le cognizioni raffinatissime a proposito dei fenomeni astronomici, alla precessione degli equinozi, alla meccanica celeste… furono acquisite autonomamente da popoli preistorici o vissuti all’alba della storia? Non è il caso di supporre l’influsso di progredite civiltà antecedenti, le cui testimonianze non solo mitiche, ma anche archeologiche sono diventate sempre più numerose in questi ultimi tempi, quantunque l’archeologia ufficiale si ostini ad ignorarle? (3) Non è il caso, talora, di ipotizzare un intervento di esseri spaziali, considerando la notevole mole di indizi e documenti raccolti? Non è forse auspicabile un più libero approccio ai materiali antropologici? Forse un taglio interpretativo del genere, che connota questo articolo e gli studi di molti altri ricercatori, si può rivelare un azzardo, ma, se qualche progresso è possibile nel campo delle conoscenze, tale sviluppo si deve all’introduzione di nuovi paradigmi, anche risultassero, almeno all’inizio, difficili da accettare perché eterodossi. 
Preciso, infine, che questo articolo si trova al confine tra ufologia e criptozoologia, in quanto non penso che, allo stadio attuale delle ricerche, si possa escludere né che eventuali uomini-lucertola provengano da pianeti al di fuori del nostro sistema solare né che siano specie autoctone. Tra l’altro le due congetture non sono inconciliabili.


Chi sono i Rettiliani?

Prima di prendere in esame l’oggetto specifico di questo articolo, è necessario soffermarsi sulle caratteristiche salienti dei Rettiliani, così come sono stati descritti dagli studiosi e dai testimoni. 
Questa categoria di visitatori proverrebbe dai pianeti della costellazione denominata Draco, per cui sono definiti anche Draconiani. Sono esseri carnivori di indole aggressiva e sarebbero gli artefici del programma che contempla i rapimenti, le mutilazioni del bestiame e quelle umane. La loro struttura genetica è affine a quella dei rettili da cui, stando ad alcuni ricercatori, si sono evoluti. Al loro servizio opererebbero le differenti razze dei Grigi. Il cervello di questi alieni, tipicamente rettiliano, implica un assoluto predominio delle pulsioni egoistiche sulle altre componenti psichiche, quali la razionalità e le emozioni, l’assenza di ogni valore etico, il forte senso della territorialità e della gerarchia. 
Secondo certi autori, i Draconiani, che sarebbero sul nostro pianeta da tempo immemorabile, agirebbero infiltrandosi tra gli uomini, soprattutto fra i potenti della Terra, non riconoscibili in quanto in grado di apparire con normalissime sembianze umane, grazie ad una sorta di condizionamento percettivo, per mezzo cioè di un controllo delle frequenze con cui la “realtà” appare. Infine essi sono forse in grado di dominare e di possedere la psiche di diversi uomini appartenenti ai vertici politici e militari, annullando di queste persone la volontà. 
Bisogna precisare che esistono probabilmente diverse specie di Rettiliani, accomunati da un fenotipo simile, ma differenti per patrimonio genetico, per temperamento e per grado di evoluzione. Alcuni si sono pure incrociati con i Grigi. Non tutti sono ostili. 
Una specie a sé stante risulta essere l’ homo saurus: così è stata denominata questa creatura anfibia dal professor Di Gennaro che l’ha a lungo e diligentemente studiata.(4)


Draghi e serpenti nei miti greci: possibili addentellati con l’Ufologia

“ All’inizio Eurinome, Dea di tutte le cose, emerse nuda dal Caos e non trovò nulla di solido per posarvi i piedi: divise allora il mare dal cielo ed intrecciò una danza sulle onde. Sempre danzando, si diresse verso sud ed il vento che turbinava alle sue spalle le parve qualcosa di nuovo e di distinto; pensò dunque d’iniziare con lui l’opera della creazione. Si voltò all’improvviso, afferrò codesto vento del Nord e lo soffregò tra le mani: ed ecco apparire il gran serpente Ofione. Eurinome… danzava finché Ofione, acceso di desiderio, avvolse nelle sue spire le membra della dea e si accoppiò a lei… Così Eurinome rimase incinta. 
Subito essa, volando sul mare, prese la forma di una colomba e, a tempo debito, depose l’ Uovo universale. Per ordine della dea, Ofione si arrotolò sette volte attorno all’uovo finché questo si schiuse e ne uscirono tutte le cose esistenti, figlie di Eurinome: il sole, la luna, o pianeti, le stelle, la terra con i suoi monti, i fiumi, gli alberi, le erbe e le creature viventi. 
Eurinome ed Ofione si stabilirono sul Monte Olimpo, ma ben presto Ofione irritò la dea perché si vantava di essere il Creatore dell’universo. Eurinome allora lo colpì alla bocca con un calcio, gli frantumò tutti i denti e lo relegò nelle buie caverne sotterranee. 
La dea creò poi le sette potenze planetarie e mise a capo di ciascuno un Titano e una Titanessa.”(5)


Quello riferito è l’antichissimo mito pelasgico della creazione, narrato da Graves: protagonisti sono Eurinome ed Ofione. Eurinome è una dea della prima generazione divina, quella dei Titani, figlia di Oceano e di Teti. Ella aveva un tempio antichissimo nei pressi di Figalia; l’edificio sacro si innalzava in un bosco di cipressi. Il simulacro che rappresentava Eurinome mostrava, nella parte superiore, una figura di donna, mentre, in quella inferiore, aveva l’aspetto di un pesce. 
Ofione, il cui nome evoca quello del serpente (in greco òphis), è un essere primordiale, che, secondo una tradizione probabilmente orfica, regnò con la paredra Eurinome sui Titani, prima dell’avvento di Crono. Per Graves Ofione (o Borea) è il serpente demiurgo, cioè creatore, del mito egiziano ed ebraico, mentre, nell’arte arcaica mediterranea, la dea è sempre rappresentata con il serpente al suo fianco.(6)

Questa saga è interessante perché rivela l’importanza che ebbero i serpenti per le popolazioni pre-elleniche: ci fanno supporre che, sin da tempi lontanissimi, alieni rettiloidi abbiano, con la loro presenza sulla Terra, lasciato una traccia nell’immaginario dell’umanità. Inoltre tali racconti sembrano alludere non solo ad un contrasto tra due principi, l’energia ctonia incarnata da Ofione, e la potenza celeste, personificata da Eurinome, il cui nome significa “vagante in ampi spazi”, ma anche ad un conflitto tra razze, laddove si racconta di Ofione che offende la dea, vantandosi di essere il Creatore, sicché gli viene sferrato un calcio per essere infine confinato in grotte ipogee.

Quest’ultimo particolare colpisce poiché riporta alla mente alcuni resoconti relativi a basi sotterranee aliene in cui operano dei Draconiani spesso insieme con i Grigi e con militari terrestri. Alcune persone, infatti, hanno raccontato, di essere state rapite e condotte da ufonauti in laboratori: qui sono state sottoposte a prelievi di liquidi biologici e ad una serie di analisi mediche, a volte invasive. In qualche raro caso, i rapiti hanno ricevuto degli insegnamenti quasi esoterici e delle istruzioni su come affrontare la loro pur sconvolgente esperienza affinché essa li facesse maturare. Inoltre alcuni ricercatori ritengono che i Rettiliani non solo abbiano delle basi sotto terra, ma che ivi vivano e abbiano vissuto pure in passato, per uscire da questi luoghi nascosti e pressoché inaccessibili solo saltuariamente. L’esperto John Rhodes afferma che tali esseri abitano in grotte, fiumi sotterranei, fenditure di origine vulcanica, forre, zone palustri, ma soprattutto plaghe al di sotto delle calotte polari, sempre comunque in zone remote ed impenetrabili.(7)

“Apollo, figlio di Zeus e di Latona, nacque di sette mesi…Temi lo nutrì di nettare ed ambrosia e, dopo quattro giorni, il bimbo già chiedeva a gran voce arco e frecce, che Efesio subito gli porse. Partito da Delo, Apollo si diresse senza indugio, dove si celava il serpente Pitone… e lo ferì gravemente con le sue frecce. Pitone si rifugiò presso l’oracolo della Madre Terra a Delfi; ma Apollo osò inseguirlo anche nel tempio e lo finì dinanzi al sacro crepaccio.”(8)
Il celebre episodio del mito evoca di nuovo una lotta tra due principi opposti, identificabili in Apollo, divinità solare, che simboleggia la luce, l’armonia, la civiltà, e nel serpente, animale che adombra l’elemento oscuro ed irrazionale. Tuttavia alcuni particolari si possono forse comparare con certe osservazioni relative ai Rettiliani: gli autori studiosi di questi alieni ricordano come loro habitat le spaccature del terreno oltre alla loro abitudine a vivere nascosti.
Cecrope, figlio della Madre Terra e, a somiglianza di Erittonio, uomo nella parte superiore, serpente in quella inferiore, fu un leggendario re di Atene. L’antica famiglia reale della pòlis si gloriava di discendere da Erittonio, i suoi esponenti si chiamavano Eretteidi e solevano portare serpenti d’oro come amuleti. (9) Essi tributavano un culto ad un serpente sacro sull’Eretteo, uno dei templi eretti sull’Acropoli. La natura duplice, umana e rettiliana, di questi mitici re, è forse il ricordo di incroci tra stirpi differenti? Non mancano resoconti a proposito di ibridi tra uomini e Rettiliani. 
Rileva inoltre B. Steiger che, in occasione di incontri con ufonauti appartenenti alla razza dei Rettiliani,“spesso il testimone descrive un emblema di un serpente alato sulle mostrine di una spalla, di una tessera, di un medaglione o di un casco.” (10) Altre coincidenze?

Echidna, letteralmente “vipera”, era un mostro dal corpo di donna, ma con una coda di serpente in luogo degli arti inferiori. Viveva in una caverna in Cilicia. Altri la pongono, invece, nel Peloponneso: qui fu uccisa dal cane Argo dai cento occhi, perché divorava i viandanti.
L’Idra di Lerna, nata da tifone e da Echidna, era una creatura spaventevole che dimorava nelle paludi di Lerna, nel Peloponneso, al limitare del regno dei morti. Il suo fiato era letale per gli uomini e la regione era devastata dalle sue razzie. L’Idra, il cui nome significa “serpente d’acqua”, fu uccisa da Eracle. (11)

Il mito di Echidna e quello dell’Idra evidenziano un’aggressività nei confronti degli uomini, un’aggressività che rimanda a quella di molti Rettiliani descritti da ufologi e vittime. Inoltre l’habitat dell’Idra è facilmente accostabile a quello dell’homo saurus, l’inquietante essere avvistato soprattutto nella zona del Po, in ambienti palustri e fluviali. (12)
“Furibondi perché Zeus aveva confinato nel Tartaro i Titani, loro fratelli, certi altissimi e terribili Giganti, con lunghi capelli inanellati e lunghe barbe e code di serpenti in luogo dei piedi, complottarono per dare l’assalto al Cielo. All’improvviso esseri afferrarono massi e tizzoni ardenti e li scagliarono verso l’alto, dalle vette delle loro montagne, cosicché gli olimpi si trovarono a mal partito.” La guerra tra gli dèi e i Giganti fu cruenta e si concluse con la vittoria degli olimpi, grazie al determinante ausilio di Eracle. Graves osserva che” i Giganti non sono esseri di carne ed ossa, ma spiriti nati dalla Terra, come provano le loro spire di serpente e possono essere vinti solo da chi possiede un’erba magica… Si trattava probabilmente dell’ephialton, uno specifico contro gli incubi notturni. Efialte, il nome del capo dei Giganti, vale letteralmente “colui che balza sopra” (incubus in latino).” (13)
Il racconto, che si potrebbe interpretare come la memoria di un conflitto tra differenti razze aliene, attira il nostro interesse, poiché alcuni autori asseriscono che i Draconiani controllano alcune persone, a somiglianza dei demoni della tradizione romana, gli incubi, ma soprattutto in analogia con le entità maligne che possiedono le loro vittime.
“Per vendicarsi dell’eccidio dei Giganti, la Madre Terra si giacque col Tartaro nella grotta di Coricia in Cilicia e generò il più giovane dei suoi figli, Tifone, il mostro più grande che mai vedesse la luce del sole. Dalle cosce in giù era tutto un groviglio di serpenti e le sue braccia… avevano innumerevoli teste di serpenti in luogo di mani.” Il mostro riuscì pure “ad avvolgere Zeus nelle sue mille spire e dopo avergli reciso i tendini delle mani e dei piedi lo trascinò nella caverna di Coricia. Zeus è immortale, ma ormai non poteva più muovere un dito e Tifone aveva nascosto i tendini in una pelle d’orso presso la quale montava la guardia Delfine, sua sorella, un mostro dalla coda di serpente”. Il padre degli dei, salvato da Hermes e da Pan (o da Cadmo secondo altre fonti), “ritornò sull’Olimpo e, salito su un carro trainato da cavalli alati, inseguì di nuovo Tifone scagliando folgori… Tifone raggiunse poi il Monte Emo in Tracia e, accatastando le montagne una sull’altra, le fece rotolare verso Zeus che, protetto da una cortina di folgori, riuscì a salvarsi, mentre le montagne rimbalzavano indietro su Tifone, ferendolo in modo spaventoso… Il mostro volò in Sicilia dove Zeus lo schiacciò sotto il Monte Etna, che da quel giorno sputa fuoco.”(14)
La leggenda che, ancora una volta, sembra rievocare guerre tra “dèi”, nell’epilogo, accostando Tifone al Mongibello, ci porta alla mente l’osservazione di Rhodes, secondo il quale i Rettiliani vivono spesso in siti caratterizzati da rocce vulcaniche quali il tufo.(15)

Gli Aloadi, figli di Poseidone e di Ifimedia, erano dei giganti che all’età di nove anni decisero di assalire gli dèi. Le loro tracotanti imprese attirarono sui due fratelli la collera dei numi: ora si racconta che Zeus li fulminò; ora che Artemide ne causò la morte; i due, infatti, si uccisero a vicenda, cercando di colpirla dopo che la dea si era tramutata in cerva. Furono infine precipitati nel Tartaro dove furono legati ad una colonna con vipere vive.(16)
Il Tartaro, cinto da mura di ferro, immerso nelle tenebre e nello squallore, luogo in cui scendono le anime degli Aloadi, è simile all’oscuro piano interspaziale, in cui albergano le entità anguiformi.(17) Tale dimensione è dipinta nelle Tavolette di smeraldo come un “regno delle tenebre”, popolato da “uomini appartenenti ad un’altra vibrazione… Nelle epoche passate essi furono vinti dai Signori e ricacciati giù da dove provenivano.”(18)


Borea che, nella mitologia greca, è la personificazione del gelido vento settentrionale, ha il corpo che termina in un serpente ed abita sul Monte Emo in una caverna dai sette meandri.(19) Tale dio dev’essere considerato omologo al demiurgo Ofione; dunque il suo probabile significato, in ambito ufologico, è il medesimo. In più, la grotta dai sette cunicoli fa quasi pensare all’ipotesi della Terra cava: certi autori opinano che sotto la superficie del nostro pianeta si estendano non solo gallerie, ma pure città illuminate da un sole interno in cui vivono, sin da tempi immemorabili, creature ad uno stadio evolutivo superiore a quello conseguito dall’homo sapiens sapiens. Secondo la teoria della Terra cava delle antichissime civiltà, denominate Agartha, Shamballa, Thule…, si sarebbero sviluppate all’interno della litosfera. Gli accessi al mondo ipogeo si troverebbero in corrispondenza di orridi, fondali di specchi d’acqua, ma soprattutto ai poli. I sostenitori di questa teoria affermano che, essendo maggiore la gravità nel mondo sotterraneo rispetto a quella della superficie, le creature che vi abitano sono di statura gigantesca.(20) È un caso se, nel folclore ellenico, ai Titani ed ai Giganti, figli della Madre Terra sono sempre attribuite delle dimensioni abnormi? (21) 
Per Richard Shaver, attuale portavoce della teoria, all'interno della Terra dimorano entità malvagie, i Deron, che si impadroniscono mentalmente degli umani. Altri, invece, dichiarano che in fantastiche città di cristallo, tra verdeggianti foreste, ampi laghi, limpidi ruscelli illuminati da un chiarore perenne, abitano sagge creature che dirigono o hanno diretti i destini del mondo.(22)

Ancora un mito, quello di Cadmo, il cui significato è simile a quello della leggenda di Apollo. Cadmo, eroe del ciclo tebano, in seguito al rapimento della sorella Europa, partì alla sua ricerca. Dopo lunghi e vani tentativi, l’uomo interpellò l’oracolo di Delfi, che gli ordinò d’interrompere la ricerca di Europa e di fondare una città. Per sceglierne il sito, avrebbe dovuto
seguire una giovenca fino a che l’animale non si fosse accasciato a terra. Mentre attraversava la Focide, vide una vacca, le tenne dietro sino in Beozia finché essa sfinita si adagiò sul luogo della futura città di Tebe. Cadmo comprese che l’oracolo era adempiuto e volle sacrificare la giovenca alla dea Atena. Ma i suoi compagni, mandati a cercare acqua alla fonte Castalia, furono uccisi da un drago, figlio di Ares, che custodiva la sorgente. Cadmo allora si vendicò schiacciando la testa al serpente con una pietra. Su consiglio della dea, l’eroe seminò i denti del mostro. Subito dal suolo uscirono degli uomini armati, che furono chiamati Sparti (letteralmente “uomini seminati”). Cadmo scagliò contro di loro delle pietre: gli Sparti, ignorando chi li stesse colpendo, si accusarono reciprocamente e si massacrarono. Soltanto cinque sopravvissero: Echione, (vipera) Udeo (della terra), Ctonio (del suolo), Iperenore (uomo che si alza), Peloro (serpente). (23) I nomi degli Uomini Sparti sono caratteristici degli eroi oracolari.(24) Quest’ultimo particolare richiama una caratteristica evocata da alcuni esoteristi, la presenza nei regni sotterranei di esseri in possesso di conoscenze segrete, che sono all’origine di insigni e venerande tradizioni, quali, ad esempio, la religione dei druidi ed il Buddhismo tibetano. 
O. de Rouvroy menziona le specie che si sono rifugiate nell’interno di Gaia: i Lemuriani, i Pleiadiani, i Grandi grigi, che sono esseri molto belli, dalla pelle azzurra, i Draconiani ed i Grigi di Zeta Reticuli. Queste due ultime specie sono dominatrici e negative. L’elenco dello studioso evidenzia due aspetti: alcuni dei popoli ipogei sono terrestri, altri, come i Grigi piccoli di Zeta Reticuli, provengono, invece, da lontanissime costellazioni; inoltre, mentre certe razze sono malvagie, altre sono amichevoli. In particolar modo, sono benevoli e saggi gli uomini dall’epidermide celeste che rappresentano gli esecutori diretti della Volontà del Padre in seno al nostro universo.(25)

Asclepio, nel mito greco, è il dio della medicina, arte che apprese dal centauro Chirone. Asclepio, forse divinità sotterranea, imparò così bene la medicina che cominciò a resuscitare i morti. Zeus, temendo che in questo modo potesse essere sconvolto l’ordine del cosmo, lo fulminò. Asclepio fu tramutato nella costellazione del Serpentario. Gli attributi ordinari del dio sono la verga ed il serpente, inoltre pigne e ghirlande d’alloro. Uno dei suoi epiteti era Alessanore, cioè colui che difende gli uomini.(26) Graves ritiene che la forma serpentina di Asclepio nel firmamento, come pure quella di Erittonio, cui pure fu dato da Atena il potere di resuscitare i defunti con il sangue della Gorgone, dimostra che egli era un eroe oracolare.(27) 
Il racconto di Asclepio connesso al simbolo del serpente concepito in senso positivo, potrebbe avvalorare, sempre accolto il legame implicito tra la mitologia ellenica e l’ufologia contemporanea, la tesi secondo la quale esistono degli uomini-lucertola benefici.(28) Si pensi pure a Cadmo ed Armonia, che ormai vecchissimi, trasformatisi in neri serpenti screziati d’azzurro, Zeus mandò nelle isole dei Beati. Da morti i due sposi continuarono ad agire come divinità generose nei pressi del loro sepolcro.

Un drago figura anche nella leggenda degli Argonauti: si tratta di un’immane mostro, dal collo smisurato e dalle spire gigantesche ricoperte di dure squame. Giasone, con l’aiuto di Medea, figlia del re della Colchide, riuscì ad impadronirsi del vello d’oro custodito dall’animale.(29) L’aspetto terribile del serpente è qui abbinato alla conoscenza suprema, simboleggiata dal vello d’oro.(30) È questo un aspetto significativo che ricorda il legame tra un sapere straordinario e presunti abitanti della Terra interna, non esclusa una specie dei tanti temuti e vituperati Rettiliani, stando ad alcune assai controverse testimonianze.(31)
Il medesimo nesso è evidente nel racconto dell’undicesima fatica di Eracle. L’eroe uccise Ladone, drago dalle cento teste, che sorvegliava i pomi d’oro (simbolo della conoscenza) nel giardino delle Esperidi. Era collocò il serpente tra le costellazioni.(32)

Al termine di questa rapida rassegna dei principali miti ellenici che hanno per protagonisti i serpenti, si può concludere sostenendo che gli indizi rintracciati nella cultura greca relativi alla presenza di una stirpe rettiliana, trovano riscontri e paralleli presso altri popoli. Anzi, tale sinistra razza pare abbia lasciato, in modo occulto e cifrato, le sue tracce nell’iconografia e nel simbolismo dall’antichità (si pensi al cobra, attributo dei faraoni egizi), al Medioevo, (numerose furono le casate che raffigurarono nei loro stemmi draghi e serpenti) (33), fino ai giorni nostri (si veda l’aeroporto di Denver, decorato con draghi alati). 
Ammesso che i Rettiliani esistano, rimane da appurare se sono esseri extraterrestri, interdimensionali o creature che già popolavano il nostro pianeta nella preistoria e in epoca antica. Bisognerebbe poi stabilire se, in che misura e con quali fini operano all’interno della nostra società: forse i Draconiani possiedono basi ipogee dove cooperano con i vertici militari di alcuni paesi.

A prescindere comunque dai Rettiliani, sembra che esistano delle installazioni sotterranee aliene, come si evince da varie testimonianze tra le quali mi sembra plausibile quella di Charles Hall, osservatore meteorologico al Poligono di Indian Springs, nell’ambito della giurisdizione della base Nellis (Area 51). Hall asserisce che una razza di visitatori alti e di carnagione bianca vive in costruzioni permanenti ricavate sotto le montagne al confine settentrionale della valle di Indian Springs. (34)
Note
1) Per una diversa interpretazione dei serpenti come animali simbolici, lettura non necessariamente incompatibile, ma complementare, considerando che il mito è spesso una testimonianza culturale polivalente, vedi A. Marcianò, Le tenebre del mito, 2002. 
Sulle narrazioni prese in esame nel presente testo, vedi www.miti3000.it; sul valore emblematico del serpente vedi Enciclopedia dei simboli, a cura di H. Biedermann, 1991, s.v. inerente, ma anche R. Tresoldi, Enciclopedia dell’ esoterismo, Milano, 2002, sotto la stessa voce.

2) Cfr G. De Santillana, H. Von Dechend, Il mulino di Amleto, 1983, 1990 ; G. Terzoli, P.L. Trombetta, Intervista con gli dei; G. Terzoli, D. Marchesini, Il codice degli dei; R. Sullivan, Il mistero degli Incas, Casale Monferrato, 1998.
3) G. Hancock, Impronte degli dei Alla ricerca dell’inizio e della fine, Milano, 1996, Id. Lo specchio del cielo, 2001; G. G. Hancock, R. Bauval, The sacred cities and the secret faith, 2004; R. Bauval, A. Gilbert, Il mistero di Orione, Milano, 1997.
4) Sui Rettiliani, si consiglia la consultazione dei seguenti testi: C. Andrews, Extraterrestri amici e ostili, Cesena, 2001; S. Di Gennaro, Homo Saurus Una creatura aliena sta popolando il nostro mondo, Ferrara, 2004; P. Huyghe, The field guide to extraterrestrials; D. Icke, Il segreto più nascosto, Cesena, 2001, capitolo 3; Id. Alice nel paese delle meraviglie ed il disastro delle Torri gemelle, Cesena, 2004, cap. 16; Id., Figli di Matrix, Cesena, 2004; E. A. Jaggen jr, Possibile origine rettiliana di certi occupanti U.F.O.; J. Rhodes, Dragons of the Apocalypse; B. Steiger, Genesi rettiliana.
P. Ayo, nel contributo Rettiliani, Insettoidi, Anfibioidi, individua e descrive tre specie rettiliane: i Rettiliani classici, i Dinoidi, i Dracoidi. 
P. Bergamo, E’ scritto nella pietra, Cesena, ritiene che le centinaia di immagini nei reperti litici attestino la presenza nel passato di civiltà aliene, tra cui i Rettiliani.

riferimento: Faith Hope Love

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