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ITALIA DA SETTEMBRE ESERCITAZIONI NATO


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Nel mese di settembre la NATO ha deciso di far esercitare i suoi soldati per prepararsi ad un'eventuale guerra contro la Russia ed indovinate quale Stato ha l'onore di ospitare i giochi di guerra? L'Italia. Ma agli italiani è stato detto qualcosa? Ovviamente no perché l'italiano non è nulla non è mai stato nulla se non una succursale dell'America e così da bravi ecco che il nostro suolo con settembre ospiterà questa esercitazione di guerriglia.
Non sono in effetti le prime , come descrive bene Manlio Dinucci che il 21 aprile durante il convegno "NO GUERRA NON NATO, Per un Paese sovrano e naturale" si è soffermato sulla questione delle esercitazioni militari della NATO che non lasciano presagire nulla di buono.

Da CATENA UMANA:
Dopo una prima fase definita “magnifico balzo” (Noble Jump) tenutosi in aprile in Polonia con la partecipazione di forze tedesche e italiane, si è avuta la seconda recentemente a largo della Scozia, definita Joint Warrior, e per ammissione della stessa Nato è stata la maggiore esercitazione navale: vi partecipano dall’11 al 24 aprile 50 navi da guerra (tra cui un gruppo italiano) e 70 cacciabombardieri (che, bisogna sempre ricordare, hanno duplice capacità anche nucleare). Il tutto serve a preparare la madre di tutte le esercitazioni per la cosiddetta “Trident Juncture 2015″ (TRJE15) – la maggiore esercitazione dalla caduta del Muro di Berlino ad oggi che si terrà in Italia dal 28 settembre al 9 novembre, cui parteciperanno tutte le forze della Nato. “Verranno ad esercitarsi alla guerra qui in Italia”.
In questo stato di cose, prosegue Dinucci, il problema è agire su un’opinione pubblica che ha subito un continuo martellamento da parte delle armi di distrazione di massa.“Prima di militarizzare i territori bisogna pensare a militarizzare le menti. Se un’opinione pubblica accetta tutto, montata dal dramma del Mediterraneo, si accetterà anche l’assurdo: mandare nuovi militari in questa fase storica”, ha aggiunto. Il ragionamento di Dinucci continua su un fatto: bisogna far capire alla gente che tutto questo costa. L’Italia spende infatti, secondo dati della Nato, un ammontare che supera i 52 milioni di euro al giorno. All’incirca la stessa cifra viene ammessa dal Ministero della Difesa. Ma oltre a questo denaro speso ci sono le somme iscritte al Ministero delle finanze per le missioni e quelle iscritte al ministero dello sviluppo. Studi attendibili ed autorevoli – che i parlamentari dovrebbero prendere a riferimento – quantificano oggi il tutto in 80 milioni di euro al giorno che il nostro paese spende nel settore della difesa. Ma non basta, ora la Nato preme affinché la spesa militare venga portata al 2% del Pil: parliamo di 100 milioni di euro al giorno. Oggi questo è uno degli argomenti tabù.
“Non si tratta di proporre di cancellare gli eserciti, si tratta di eliminare le spese che travalicano l’art.11 della Costituzione: mezzi d’assalto, missioni di guerra come in Afghanistan, F-35…. etc…”, ha concluso Dinucci, ribadendo il suo appello perché ci sia una mobilitazione di massa che chieda l’uscita del nostro paese dalla Nato.
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