Da tanto tempo si leggono vari scritti che parlano dell'olio di palma.
Questo prodotto è nocivo sia per la salute?
Contiene il 45-50% di grassi saturi, sempre meno rispetto al burro, alla margarina e allo strutto e si consiglia di non superare il 10% di assunzione giornaliera. Sarebbe comunque più indicato l'uso di olio extravergine d'oliva.
Se si vuole consumare l'olio di palma, allora è meglio fare attenzione a ciò che si acquista. Ci sono tre tipi di olio di palma: rosso, raffinato e palmito, quest'ultimo contiene l'85% di grassi saturi ed è pericoloso per la salute, più precisamente per il sistema cardiovascolare.
Il rosso è l'olio vergine, quello raffinato presenta una colorazione tendente al giallastro. L'olio da evitare assolutamente è il palmito.
Comunque sarebbe meglio evitare l'uso dell'olio di palma, se non è il tipo rosso, in quanto i frutti di per sé sono altamente deteriorabili, perciò, una volta snocciolati, cotti, pressati e filtrati subiscono un processo di raffinazione con sostanze chimiche, che deodorano, decolorano e neutralizzano l'acidità dell'olio.
Inoltre il suo impiego è un killer per la natura e per gli indigeni. Nel 2007 il Programma ambientale delle Nazioni Unite dichiarò che era proprio la causa principale della deforestazione nel sud-est asiatico. In dodici anni in Indonesia più di 6 milioni di ettari di foresta tropicale sono andati distrutti. Ovviamente questo ha comportato un allarme per la biodiversità; ci sono oltre 1500 specie di uccelli a rischio di estinzione, le tigri di Sumatra, il rinoceronte di Giava, gli elefanti, che già subiscono gravissimi attacchi per l'avorio , e gli oranghi.
Infine costringe le popolazioni locali a migrazioni forzate perché privati delle loro terre e sono inoltre costretti a lavorare senza ricevere alcun contributo, così vengono sfruttati. Il Dipartimento del Lavoro americano ha denunciato le industrie malesi che si avvalgono de lavoro , meglio dire dello sfruttamento schiavistico, di uomini e bambini.
Si dice che l'olio di palma è ecosostenibile, sapete chi certifica questa fantomatica sostenibilità? la RSPO (Roundtable on Sustainable Palm Oil) associazione composta da associazioni ambientaliste al soldo delle multinazionali del settore. Praticamente loro stessi si autocertificano e si autocontrollano.
Ecco l'assurdità di come gira il mondo! Come può un diretto interessato auto dichiarare l'insostenibilità. Sappiamo benissimo che le multinazionali come punto cardine non è l'onestà e l'etica ma il profitto e mai andrebbero a tirarsi la zappa sui piedi da soli!
Su Change .org è attiva una campagna raccolta firme:
Stop all’invasione dell’olio di palma

Il Fatto Alimentare

Dallo scorso 13 dicembre milioni di consumatori italiani ed europei hanno scoperto la presenza di un nuovo ingrediente in migliaia di prodotti alimentari. Stiamo parlando dell’olio di palma, una sostanza fino a oggi camuffata dietro la scritta “olii e grassi vegetali”. Per rendersi conto di quanto l’olio di palma sia diffuso basta dire che è il grasso principale di quasi tutte le merendine, i biscotti, gli snack dolci e salati, le creme… in vendita nei supermercati. L’ampio utilizzo di questa materia prima è dovuto sia al costo estremamente basso, sia al fatto di avere caratteristiche simili al burro.
Il Fatto Alimentare dice “no” all’olio di palma per motivi etici, ambientali e di salute e invita le aziende a sostituirlo con altri oli vegetali non idrogenati o burro.
1) La produzione di palma è correlata alla rapina delle terre e alla deportazione di milioni di famiglie africane e asiatiche (land grabbing). È inoltre causa primaria della deforestazione di aree boschive (prima causa di emissioni di CO2 nel Sud-Est asiatico) e della devastazione degli “habitat” naturali per lasciare spazio alle monocolture come quelle della palma da olio. Queste operazioni comportano gravi violazioni dei diritti umani, l’eliminazione della sovranità alimentare e la riduzione della biodiversità. Per stemperare le problematiche e ripulire l’immagine dell’olio di palma esiste una certificazione sostenibile (RSPO), che tuttavia copre solo una quota minima della produzione, senza neppure mitigare i problemi denunciati.
2) L’olio di palma viene utilizzato dalla maggior parte delle aziende alimentari perché costa poco e si presta a molti utilizzi. Secondo i nutrizionisti l’assunzione giornaliera di dosi elevate di questo ingrediente può risultare dannosa per la salute a causa della presenza dei grassi saturi. Questa ipotesi si verifica più spesso di quanto si creda, visto che il palma si trova nella maggior parte degli alimenti trasformati, soprattutto in quelli più consumati dai giovani. Anche se in Italia non esistono studi sul consumo pro-capite, i nutrizionisti consigliano di limitarne l’assunzione, in particolare ai bambini che sono i più esposti.
Il Fatto Alimentare chiede al Ministero della salute e agli enti pubblici di disporre l'esclusione dalle pubbliche forniture di alimenti che contengano olio di palma. Questa clausola deve essere inserita in tutti i capitolati di appalto per l'approvvigionamento delle mense scolastiche, ospedaliere e aziendali, nonché dei distributori automatici collocati in scuole e pubblici edifici.
Chiediamo al Ministero delle politiche agricole e agli altri Stati membri dell'Unione Europea di aderire subito alle Linee Guida del CFS (Committee on World Food Security) - FAO, per una gestione responsabile delle terre, delle foreste e dei bacini idrici.
Chiediamo ai supermercati di escludere dalle forniture dei prodotti con il loro marchio (private label) l’olio di palma.
Chiediamo alle industrie agroalimentari di impegnarsi a riformulare i prodotti senza l’utilizzo di olio di palma, affinché il cibo “made in Italy” possa davvero distinguersi come buono e giusto.
Roberto La Pira (Il Fatto Alimentare)
Dario Dongo (Il Fatto Alimentare, Great Italian Food Trade)
LETTERA A
Nestle
Nestlé
Carrefour
Ministero della Salute
Lidl
Conad
Ikea
Iper
LdMarket
SuperSigma
Pam
MdDiscount
Selex
PennyMarket
Sma
Esselunga
Unes
Coop
Billa
Eurospin
Il Gigante
NaturaSì
Unilever
Unilever
Ministero dello sviluppo economico
Ministero delle politiche agricole
Barilla
Bauli
Bistefani - Colussi
Galbusera
Kellogg’s
La Doria
Vicenzi
Unilever
Gruppo Mondelez
Heinz Plasmon
Auchan
Lombardini
Stop all’invasione dell’olio di palma
Dallo scorso 13 dicembre milioni di consumatori italiani ed europei hanno scoperto la presenza di un nuovo ingrediente in migliaia di prodotti alimentari. Stiamo parlando dell’olio di palma, una sostanza fino a oggi camuffata dietro la scritta “olii e grassi vegetali”. Per rendersi conto di quanto l’olio di palma sia diffuso basta dire che è il grasso principale di quasi tutte le merendine, i biscotti, gli snack dolci e salati, le creme… in vendita nei supermercati. L’ampio utilizzo di questa materia prima è dovuto sia al costo estremamente basso, sia al fatto di avere caratteristiche simili al burro.
Il Fatto Alimentare dice “no” all’olio di palma per motivi etici, ambientali e di salute e invita le aziende a sostituirlo con altri oli vegetali non idrogenati o burro.
1) La produzione di palma è correlata alla rapina delle terre e alla deportazione di milioni di famiglie africane e asiatiche (land grabbing). È inoltre causa primaria della deforestazione di aree boschive (prima causa di emissioni di CO2 nel Sud-Est asiatico) e della devastazione degli “habitat” naturali per lasciare spazio alle monocolture come quelle della palma da olio. Queste operazioni comportano gravi violazioni dei diritti umani, l’eliminazione della sovranità alimentare e la riduzione della biodiversità. Per stemperare le problematiche e ripulire l’immagine dell’olio di palma esiste una certificazione sostenibile (RSPO), che tuttavia copre solo una quota minima della produzione, senza neppure mitigare i problemi denunciati.
2) L’olio di palma viene utilizzato dalla maggior parte delle aziende alimentari perché costa poco e si presta a molti utilizzi. Secondo i nutrizionisti l’assunzione giornaliera di dosi elevate di questo ingrediente può risultare dannosa per la salute a causa della presenza dei grassi saturi. Questa ipotesi si verifica più spesso di quanto si creda, visto che il palma si trova nella maggior parte degli alimenti trasformati, soprattutto in quelli più consumati dai giovani. Anche se in Italia non esistono studi sul consumo pro-capite, i nutrizionisti consigliano di limitarne l’assunzione, in particolare ai bambini che sono i più esposti.
Il Fatto Alimentare chiede al Ministero della salute e agli enti pubblici di disporre l'esclusione dalle pubbliche forniture di alimenti che contengano olio di palma. Questa clausola deve essere inserita in tutti i capitolati di appalto per l'approvvigionamento delle mense scolastiche, ospedaliere e aziendali, nonché dei distributori automatici collocati in scuole e pubblici edifici.
Chiediamo al Ministero delle politiche agricole e agli altri Stati membri dell'Unione Europea di aderire subito alle Linee Guida del CFS (Committee on World Food Security) - FAO, per una gestione responsabile delle terre, delle foreste e dei bacini idrici.
Chiediamo ai supermercati di escludere dalle forniture dei prodotti con il loro marchio (private label) l’olio di palma.
Chiediamo alle industrie agroalimentari di impegnarsi a riformulare i prodotti senza l’utilizzo di olio di palma, affinché il cibo “made in Italy” possa davvero distinguersi come buono e giusto.
OK
Perciò anche se è partita una campagna pubblicitaria su questa sostenibilità consiglierei di fermarsi a pensare perché è menzognera.
RICORDATE CHE OGGI AL POTERE CI SONO SOLO MULTINAZIONALI E IL LORO SLOGAN È:
MORTE TUA VITA MIA
19 mar 2016 — Gli spot dell’olio di palma sulle reti televisive sono iniziati il 28 febbraio 2016 e proseguiranno per 3 settimane. Il budget ammonta a diversi milioni di euro. In previsione 15 giorni di inserzioni sui giornali e 21 giorni in rete. L'operazione non frena il consumatori che scelgono prodotti palma free.
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