POVERA ITALIA SOTTO SIGNORAGGIO BANCARIO UN SIGNORAGGIO CENTENARIO

Il prof. Aldo Giannulli mostra la “truffa” della Banca Centrale Europea, la BCE. Sulle nostre banconote, per natura frutto di istituiti PUBBLICI, hanno il segno del copyright, per sua natura PRIVATO. Com’è possibile ciò? Perché siamo stati svenduti…





Nessuno nota mai sulle banconote questo... di robadapazzi

Ma da quanto siamo sotto signoraggio?






sopra banconota della repubblica italiana, sotto emessa da Banca d'Italia 

Ricordo che l'Italia divenne Corporazione privata iscritta alla SEC con la caduta di Wall Street nel 1929, la grande depressione,  è anche vero a mio modestissimo parere che in realtà l'uomo comune ha sempre vissuto sotto questo agio del Signore, ossia del feudatario anticamente, del Re e poi dei presidenti che , ricordo a loro volta sono solo i vassalli del ponteficie (bolle papali), e perciò tutto, ma proprio tutto anche l'aspetto economico è del Papa. La Banca d'Italia non è mai stata dell'Italia è sempre stata una banca di privati , una SPA che casualmente (ne siamo sicuri che è per pura fatalità?) porta lo stesso nome della Nazione in cui si trova. Per imbrogliare ancora meglio gli hanno affibbiato in fianco a Società per Azioni la dicitura di diritto pubblico. Ora gli azionisti sono dei privati, ma vediamo un po' la storia della Banca d'Italia che tutti pensavano fosse veramente la Banca della Nazione, Stato Italia.

Storia della Banca d'Italia:
La banca d'Italia venne fondata nel 1893 le sue origini però risalgono al periodo storico pre unitario dove erano presenti più banche che avevano il diritto di emissione. Queste erano:

Banco di Sardegna, fondato nel 1844 come Banca di Genova da un gruppo di finanzieri e mercanti della Città e che in seguito assunsero il nome di Banco di Sardegna (1849). Questa era una banca privata sottoposta al controllo  del Ministero, che svolgeva attività bancaria sottoposto però ai limiti statutari.  Raccoglieva depositi senza interessi e faceva prestiti commerciali a breve (sconto cambiali). I profitti derivavano dalla differenza fra gli interessi ricevuti ed il costo di produzione dei biglietti, più, in regime di gold standard, il costo-opportunità delle riserve auree. La banca infatti aveva l’obbligo di detenere in riserva una quantità di oro (a reddito nullo) pari almeno al 30% dell’emissione per garantire la convertibilità in oro dei biglietti. In realtà il Piemonte e l’Italia rimasero nella maggior parte degli anni in regime di non convertibilità (corso forzoso), aumentando i profitti delle banche di emissione (in parte appropriati dal governo con complessi accordi). Le loro azioni erano quotate in borsa e gli azionisti ricevevano un ‘normale’ dividendo. Più o meno questo era il modello delle altre banche con diritto di emissione, italiane ed estere.

Il neonato regno d’Italia decise di mantenere l’autonomia delle banche di emissione degli stati pre-unitari, pur con una posizione preminente della Banca Nazionale (rinominata ‘nel Regno d’Italia’). Dal 1861 al 1893, rimasero, oltre alla Banca Nazionale, la Banca Romana, la Banca Nazionale Toscana, la Banca Toscana di Credito, il Banco di Napoli ed il Banco di Sicilia. Il modello di business rimase misto, parte pubblico (diritto di emissione secondo le direttive del Tesoro) e parte privato (finanziamento a breve con sconto cambiali, investimento in titoli di stato). 

Primo caso di signoraggio bancario della Banca nel Regno d'Italia

Nel 1893 scoppiò un grave scandalo alla Banca Romana, che aveva finanziato generosamente politici e faccendieri vari, emettendo biglietti doppi, cioè falsi ed era sull'orlo del fallimento. Nel modello 'misto', investire in azioni delle banche di emissione implicava un rischio, anche se il signoraggio forniva parte dei profitti. Infatti gli azionisti della banca Romana persero il loro investimento.

La crisi offrì la possibilità di una razionalizzazione. La Banca Romana e le due banche toscane furono fuse nella Banca Nazionale, che assunse il nome di Banca d’Italia. Il capitale di quest’ultima venne redistribuito ai soci (privati) delle banche assorbite. Nei decenni successivi, la Banca, sotto la guida di Stringher, seguì una politica di impieghi molto prudente, per assorbire il pesante onere della liquidazione delle perdite della Banca Romana, ma nello stesso tempo acquisì notevole prestigio ed indipendenza operativa, con un ruolo crescente di guida e finanziamento del sistema bancario (p.es. durante la crisi finanziaria del 1907 e durante la guerra). Tale ruolo fu però riconosciuto solo dalla riforma bancaria del 1926, quando il Banco di Napoli ed il Banco di Sicilia persero il diritto di emissione e la Banca d'Italia assunse il compito di vigilanza sul sistema bancario. Formalmente, continuò anche l’attività bancaria alla clientela privata, che però perse sempre più importanza nel suo bilancio. Due anni più tardi, nel 1928, il capitale della Banca d’Italia fu aumentato ed entrarono per la prima volta istituti pubblici, casse di risparmio e monti di pietà, con una quota del 20%. A differenza di quelle dei privati, le loro azioni non erano trasferibili.

Nel 1936 ci fu una grande crisi che fece fallire tutte le banche ma, grazie all'intervento dell'IRI vennero salvate. Non vi fa ricordare qualcosa di attuale?

In questo anno viene promulgata una legge bancaria che completò il processo di trasformazione della Banca d’Italia in una banca centrale pubblica nella definizione moderna. Ossia cessò l'attività bancaria al pubblico: da allora in poi tutti i profitti derivarono dal signoraggio, senza più riserva obbligatoria in oro, essendo la lira formalmente inconvertibile. Il valore nominale delle azioni fu fissato in 1000 lire, di cui però solo 600 versate, per un totale di 300 milioni (da cui i famosi 156000 euro). 
I soci privati vennero liquidati con 1300 lire per azione, contro 1727 dell’ultima quotazione di borsa, sulla base di un valore patrimoniale, al netto degli immobili, di 1285 lire. Le azioni furono trasferite a 'enti morali e istituti che non erano di diritto privato', le casse risparmio e monti di pietà, e ad istituzioni finanziarie di proprietà pubblica, cioè l’INA e le cosiddette ‘banche di interesse nazionale’ (Credito Italiano, Banco di Roma e Banca Commerciale). Alla fine del processo, le casse di risparmio si trovarono col 61.7% del capitale e le altre istituzioni col 38.3%. La legge ammetteva la negoziazione di azioni ma solo fra gli istituti autorizzati, ed in pratica la distribuzione del capitale è rimasta invariata da allora. In sostanza, sembrava , quindi, formalmente una società per azioni, ma in realtà era un ente pubblico dove il dividendo era una partita di giro fra istituzioni pubbliche. 

Negli anni novanta, la Banca d’Italia è ritornata di proprietà privata a seguito della privatizzazione delle banche di interesse nazionale e della quasi-privatizzazione delle casse di risparmio con la legge Amato-Ciampi. 



Riassumendo, la Banca d’Italia è stata per circa un secolo un ibrido, parte banca e parte istituto di emissione, di proprietà privata e per sessant’anni, dal 1936,  una banca centrale di proprietà pubblica, per poi tornare ad essere di proprietà privata, senza cambiamenti sostanziali nel suo modus operandi.

Ma nel 1930 la nazione fallì, e L'Italia divenne una corporazione privata, perciò la banca d'Italia che era di proprietà dell'ente in realtà era privata quindi gli italiani hanno sempre vissuto con il signoraggio, ossia con l'agio al Signore che sono le famiglie massoniche che tutti conoscono. 

(Le informazioni sono tratte principalmente da L. Conte La Banca Nazionale (Napoli 1990) e Angelo de Mattia Storia del capitale della Banca d’Italia (Roma 1977).



Significato di Signoraggio: aggio del signore“, e quindi rappresenta il diritto tipico di chi ha la sovranità monetaria, quello di ricevere un compenso per questa sua prerogativa “sovrana”.

La sovranità monetaria nel passato era il diritto del sovrano ad emettere monete in metalli preziosi con la propria effige, per la quale aveva il diritto di percepire un utile pari ad una percentuale del metallo utilizzato per coniarle. Detta percentuale rappresentava il “signoraggio”.
Il presidente Lincoln nel 1862, ebbe un incontro privato con un amico di vecchia data, il colonnello Edmund Dick Taylor che suggerì di stampare biglietti di Stato a corso legale per fronteggiare le spese della Guerra Civile Americana scoppiata l’anno precedente. Questa idea scaturì anche a causa degli interessi usurai (dal 24 al 36 per cento) pretesi dai banchieri internazionali nell’eventualità di un prestito all’Unione. Lincoln ovviamente non accettò le condizioni poiché non voleva trascinare il proprio Paese nel baratro del debito. Così, nonostante forti opposizioni, il 25 febbraio 1862 firmò il First Legal Tender Act che autorizzava l’emissione dei biglietti di Stato, conosciuti in seguito come greenbacks, nome derivato dall’uso di inchiostri verdi per distinguerli dalle altre banconote.
Il 14 aprile 1865, durante uno spettacolo teatrale al Ford’s Theatre, John Wilkes Booth (attore che aveva più volte recitato proprio in quello stesso teatro) spara un colpo alla testa del presidente Lincoln. I lati oscuri della vicenda resteranno numerosi: l’assenza della guardia del corpo del presidente, impegnata a bersi qualche drink ed il mistero del killer, ufficialmente scovato e ucciso una decina di giorni dopo, anche se nel corso degli anni molti ricercatori hanno sostenuto che Booth fosse riuscito a scappare.

Facciamo un salto di un secolo.
John Fitzgerald Kennedy, il 4 giugno 1963, firma l’Ordine Esecutivo 11110, un decreto presidenziale che di fatto toglieva alla Federal Reserve Bank (la banca centrale presente negli Stati Uniti) il potere di stampare denaro, restituendolo al Dipartimento del Tesoro, come sancito nella Costituzione americana. Il governo USA tornava in possesso della propria sovranità monetaria grazie ad una legge esplicita che lo autorizzava a «emettere certificati d’argento a fronte di ogni lingotto di argento e dollari d’argento della Tesoreria».
Praticamente gli Stati Uniti si riprendevano il diritto di stampare moneta, collegando l’emissione di banconote alle riserve d’argento della Tesoreria, senza la necessità di chiedere prestiti ad interessi alla Federal Reserve: biglietti a corso legale sgravati dal debito all’atto di emissione. L’unica differenza visibile sulle nuove banconote rispetto alle precedenti era la dicitura: quelle successive all’ordine esecutivo di Kennedy riportavano “Biglietto degli Stati Uniti” (United States Note), le altre “Biglietto della Federal Reserve” (Federal Reserve Note).
Guarda caso pochi mesi dopo, il 22 novembre 1963, il presidente Kennedy verrà ucciso a Dallas. Dopo più di quarant’anni i punti oscuri di questo omicidio rimangono senza una plausibile e convincente spiegazione ufficiale. Al contrario, risultano ormai palesi le incongruenze, i depistaggi e le manomissioni relative alla vicenda. Come in altri casi anologhi, i poteri forti hanno manovrato nell’ombra per far passare l’idea che il tutto fosse riconducibile ad un mitomane, un povero pazzo isolato che aveva agito da solo (in questo caso Lee Harvey Oswald). Questo perché, per definizione, un’eventuale azione premeditata da più persone costituirebbe un complotto. Il che starebbe a significare l’esistenza di strategie occulte che meriterebbero un’attenzione profonda da parte del pubblico. Ed è ovvio che i criminali complottisti abbiano tutto l’interesse nel mantenere un basso profilo e non essere scoperti.
Stranamente anche lo squilibrato, l’utile idiota dell’omicidio Kennedy, verrà a sua volta messo a tacere per sempre prima ancora di poter rivelare qualche informazione compromettente, ucciso in pubblico da Jack Leon Ruby (nato Jacob Leon Rubenstein), apparentemente senza un valido movente, appena un paio di giorni dopo l’assassinio del presidente USA. Il bello è che “Sparky” Jack Ruby riuscì ad eliminare lo scomodo testimone davanti alla centrale di polizia di Dallas, proprio mentre Oswald veniva scortato da un gruppo di poliziotti al vicino carcere statale. Inutile dire che pure Ruby morirà poco dopo, ufficialmente per un’embolia polmonare, il 3 gennaio 1967, dopo aver scampato una sentenza di morte dettata dal tribunale il 14 marzo 1964. Sia Oswald che Ruby avevano dichiarato più volte di essere stati incastrati.

Facciamo notare, fra parentesi, che pure la data  della morte di Kennedy presenta una particolare coincidenza: cade esattamente cinquantatré anni dopo l’incontro (all’epoca segreto) tenuto sull’isola di Jekill (Jekill Island) fra un gruppetto di banchieri che stavano sviluppando il progetto che avrebbe portato a costituire proprio la Federal Reserve. Un fatto che potrebbe apparire casuale per chi è a digiuno di esoterismo, rituali e la logica relativa a gruppi massonici e paramassonici. Invitiamo perciò i nostri lettori ad approfondire la questione con studi e ricerche. Prossimamente pubblicheremo una serie di articoli al riguardo.
Veniamo al caso Moro. Negli anni sessanta lo statista della Democrazia Cristiana decise di finanziare la spesa pubblica italiana attraverso l’emissione di cartamoneta di Stato sgravata da debiti, in tagli da 500 lire, ossia con un “biglietto di Stato a corso legale”.
Con i DPR 20-06-1966 e 20-10-1967 del presidente Giuseppe Saragat venne regolamentata la prima emissione, la serie “Aretusa” (Legge 31-05-1966), mentre il presidente Giovanni Leone regolarizzò con il DPR 14-02-1974, la serie “Mercurio” (DM 2 aprile 1979), le famose banconote da 500 lire conosciute come “Mercurio alato”.
Già all’epoca la sovranità monetaria dell’Italia era limitata: allo Stato era concesso (chiedetevi, fra l’altro, da chi fosse “elargita” questa concessione) solamente il diritto di conio delle monete attraverso la Zecca, mentre le banconote venivano aquistate dal Fondo Monetario Internazionale. Un po’ come accade oggi, dove ai singoli Paesi europei spetta il diritto di coniare gli euro di metallo ma non le banconote, che vengono emesse dalla Banca Centrale Europea. Per questo quando nel 2002 Giulio Tremonti, all’epoca ministro dell’Economia, propose di sostituire le monete da uno e due euro, Wim Duisenberg, primo governatore della BCE, rispose con un avvertimento: «Spero che Mr. Tremonti si renda conto che se tale banconota dovesse essere introdotta, egli perderebbe il diritto di signoraggio che si accompagna ad essa. Dunque se egli, come ministro dell’Economia, ne sarebbe contento non lo so».  Fra parentesi ci sarebbe anche da indagare sulla strana morte di Duisenberg, avvenuta il 31 luglio 2005, nemmeno due giorni dopo le sentenze di rinvio a giudizio pronunciate a Milano contro le filiali Deutsche Bank, UBS, Morgan Stanley e Citygroup partite dai procuratori che stavano indagando sul crac Parmalat. Ricordiamo che il banchiere olandese era stato eletto primo presidente della Banca Centrale Europea proprio grazie all’appoggio del colosso bancario tedesco. Coincidentemente, nelle stesse ore, precipitava dalla finestra del suo appartamento di New York Arthur Zankel, ex membro del consiglio di Citybank.

Ma forse stiamo divagando troppo, torniamo alle 500 lire cartacee emesse dai governi Moro.
Lo statista, per ovviare ai limiti imposti di cui sopra, utilizzò un brillante stratagemma. Dopo aver autorizzato il conio delle 500 lire di metallo, fece una deroga che permetteva, contemporaneamente, l’emissione della versione cartacea, che poteva in questo modo essere stampata ugualmente dalla Zecca di Stato, o Zecca della Corporazione, perciò privata.
Il 16 marzo 1978 Aldo Moro venne rapito e ucciso il 9 maggio dello stesso anno. Casualmente, in seguito al tragico avvenimento, l’Italia smise di emettere biglietti di Stato.
Come per gli omici di Lincoln e Kennedy, anche in questo caso i punti oscuri sono numerosissimi.
Uno dei fattori comuni è il ruolo dei servizi segreti. La versione ufficiale che additava la responsabilità alle fantomatiche Brigate Rosse non hai mai convinto le persone minimamente informate sui fatti. La strategia della tensione era chiaramente funzionale alla volontà di destabilizzare l’Italia, obiettivo confermato e dichiarato anche nell’Operazione Chaos e nell’Operazione Condor in America latina (fra i tanti misteri dei Servizi, mai sentito parlare dell’ufficio K?).
Più volte è stata avanzata l’ipotesi dei tre livelli delle BR: base ideologizzata utilizzata come manovalanza, alcuni capicolonna eterodiretti come Mario Moretti ed il centro studi Hyperion di Parigi, una scuola di lingue usata come copertura per uno degli avamposti della CIA in Europa, il corrispettivo francese della Gladio italiana, il tutto parte della rete NATO “Stay Behind”.
I dubbi su Moretti (capo effettivo delle Brigate Rosse durante il sequestro Moro) circa il suo ruolo di infiltrato, spia e doppiogiochista dei servizi segreti sono stati sollevati più volte dagli stessi brigatisti, ad esempio Alberto Franceschini, Renato Curcio, Giorgio Semeria e Valerio Morucci o da personaggi come il senatore Sergio Flamigni, che definì il capo brigatista “la sfinge”. Addirittura vennero fatti degli accertamenti da parte di alcuni esponenti delle BR su questo losco individuo, prima del sequestro dello statista, ma non ne venne fuori nulla e così Moretti rimase ai vertici dell’organizzazione.
È ormai risaputa la presenza del colonnello del Sismi Camillo Guglielmi in via Stresa la mattina dell’agguato e del rapimento di Moro avvenuto in via Fani, a soli duecento metri di distanza. Cosa ci facesse da quelle parti non è mai stato chiarito. E nemmeno un’altra delle miriadi di coincidenze: nello stesso palazzo in via Gradoli 96 dove viveva Moretti al tempo del sequestro c’erano almeno 24 appartamenti intestati a società immobiliari fra i quali amministratori figuravano membri dei servizi segreti. Al secondo piano dello stabile viveva un’informatrice della polizia, mentre al n° 98 della solita via abitava un compaesano di Moretti, agente segreto militare ed ex ufficiale dei carabinieri.

Qualche anno fa nel libro Nous avons tué Aldo Moro di Emmanuel Amara pubblicato da Patrick Robin Editions (uscito in Italia con il titolo Abbiamo ucciso Aldo Moro. Dopo trent’anni un protagonista esce dall’ombra edito da Cooper e curato da Nicola Biondo), Steve Pieczenik, assistente del sottosegretario Usa nel 1978, psichiatra, specialista in “gestioni di crisi”, esperto di terrorismo, mandato in missione da Washington su “invito” di Francesco Cossiga durante i cinquantacinque giorni del sequestro, ha rivelato: «Ho messo in atto la manipolazione strategica che ha portato alla morte di Aldo Moro al fine di stabilizzare la situazione dell’Italia. I brigatisti avrebbero potuto cercare di condizionarmi dicendo “o soddisfate le nostre richieste e lo uccidiamo”. Ma la mia  strategia era “No, non è così che funziona, sono io a decidere che dovete ucciderlo a vostre spese”. Mi aspettavo che si rendessero conto dell’errore che stavano commettendo e che liberassero Moro, mossa che avrebbe fatto fallire il mio piano. Fino alla fine ho avuto paura che liberassero Moro. E questa sarebbe stata una grossa vittoria per loro».
Pieczenik non solo ha ammesso di aver intavolato una falsa trattativa con i brigatisti, ma dice spudoratamente che uno degli obiettivi fu quello di costringere le Brigate Rosse ad uccidere Moro: «La mia ricetta per deviare la decisione delle BR era di gestire un rapporto di forza crescente e di illusione di negoziazione. Per ottenere i nostri risultati avevo preso psicologicamente la gestione di tutti i Comitati (del Viminale n.d.r.) dicendo a tutti che ero l’unico che non aveva tradito Moro per il semplice fatto di non averlo mai conosciuto».
Il colpo di grazia venne inferto quando risultò evidente che Moro fosse ormai disperato e si decise di attuare il piano della Duchessa, un falso comunicato da attribuire alle Brigate Rosse: «I brigatisti non si aspettavano di trovarsi di fronte ad un altro terrorista che li utilizzava e li manipolava psicologicamente con lo scopo di prenderli in trappola. Avrebbero potuto venirne fuori facilmente, ma erano stati ingannati. Ormai non potevano fare altro che uccidere Moro. Questo il grande dramma di questa storia. Avrebbero potuto sfuggire alla trappola, e speravo che non se ne rendessero conto, liberando Aldo Moro. Se lo avessero liberato avrebbero vinto, Moro si sarebbe salvato, Andreotti sarebbe stato neutralizzato e i comunisti avrebbero potuto concludere un accordo politico con i democristiani. Uno scenario che avrebbe soddisfatto quasi tutti. Era una trappola modestissima, che sarebbe fallita nel momento stesso in cui avessero liberato Moro».
Secondo le parole di Pieczenik Cossiga era d’accordo con praticamente la maggior parte delle scelte proposte: «Moro, in quel momento, era disperato e avrebbe sicuramente fatto delle rivelazioni piuttosto importanti ai suoi carcerieri su uomini politici come Andreotti. È in quell’istante preciso che io e Cossiga ci siamo detti che bisognava cominciare a far scattare la trappola tesa alle BR. Abbandonare Moro e fare in modo che morisse con le sue rivelazioni. Per giunta i carabinieri e i servizi di sicurezza non lo trovavano o non volevano trovarlo».
Gli obiettivi raggiunti con questa strategia furono molteplici: venne eliminato Moro, le BR furono messe a tacere e fu possibile entrare in possesso del vero memoriale e delle registrazioni dell’interrogatorio dello statista italiano. Quello dell’esponente della Democrazia Cristiana è stato un sacrificio umano, come dichiarato apertamente da Pieczenik: «Mai l’espressione “ragion di Stato” ha avuto più senso come durante il rapimento di Aldo Moro in Italia». E come ogni rituale, la scena del delitto era carica di simbologia esoterica, evidente soprattutto per gli iniziati. Il discorso merita un articolo a parte, che verrà pubblicato prossimamente. La cosa meno esoterica fu la seduta spiritica alla quale partecipò Romano Prodi, dove venne fuori la parola “Gradoli”, il nome della via in cui era situato il covo dei sequestratori di Moro. Quella stessa via nella quale erano presenti immobili di proprietà dei servizi segreti. Ovviamente la seduta spiritica fu un escamotage per tenere sotto copertura la fonte della soffiata che comunque venne deliberatamente ignorata. Venne sviata l’attenzione su Gradoli in provincia di Viterbo, arrivando addirittura ad affermare che non esistesse nessuna via a Roma con quel nome.
Va anche tenuto presente che all’epoca del sequestro i massimi dirigenti dei Servizi erano appartenenti alla Loggia P2. Senza considerare che alcuni anni prima, durante la visita negli Stati Uniti dello statista italiano nel settembre 1974, Henry Kissinger lo minacciò pesantemente, come riferito dal portavoce di Moro, Corrado Guerzoni, davanti ai giudici. Per non parlare della testimonianza della moglie dell’esponente della DC, che dichiarò alla commissione parlamentare a proposito delle evidenti minacce fatte al marito da parte della delegazione americana: «Lei deve smettere di perseguire il suo piano politico di portare tutte le forze del suo paese a collaborare direttamente. Qui, o lei smette di fare questa cosa, o lei la pagherà cara, veda lei come la vuole intendere».

Un’altra delle numerose coincidenze fu la morte di Pier Paolo Pasolini che, guarda caso, aveva espresso pubblicamente le sue perplessità, avanzando ipotesi e connessioni tra “stragi di Stato”, poteri forti, servizi segreti internazionali, politici, petrolieri e banchieri. Già nel 1975 aveva fatto notare che la “Strategia della Tensione” era cominciata il 12 dicembre 1969 proprio con l’attacco alle sedi di tre banche: la Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano, la Banca Commerciale Italiana, anch’essa a Milano (dove per fortuna la bomba rimase inesplosa) e la Banca Nazionale del Lavoro in via Veneto a Roma.
La Banca Nazionale dell’Agricoltura, che aveva comiciato ad emettere le 500 lire cartacee poco prima di questi tragici eventi, casualmente interruppe l’emissione dei biglietti di Stato a corso legale dopo gli attentati.

Guardatevi il video della relazione di Marco Saba sul tema di Signoraggio Bancario e stragi di Stato. Sentite cosa dice a proposito dei libri Il bilancio dello Stato – Un istituto in trasformazione – Franco Angeli / La finanza pubblica (1977) di Giuliano Passalacqua e del Libro bianco del Ministero del Tesoro (1969): «A proposito dei buoni ordinari del tesoro, il grado di liquidità dei BOT può essere uguale a quello della base monetaria se la Banca d’Italia li acquista senza limiti ad un prezzo uguale a quello di emissione». In poche parole la Banca d’Italia (quando era un po’ più statale di ora) poteva comprare illimitatamente BOT alla pari, senza dover pagare interessi; praticamente come se lo Stato italiano si fosse stampato la propria moneta. Come riferisce Marco Saba, la cosa importante da notare è che questa era la pratica che effettivamente esisteva in Italia fino al 1969, anno della strage di piazza Fontana e delle bombe nelle banche. Senza considerare il discorso sui residui passivi.
Altro tema interessante è quello sulle guerre, le quali hanno quasi sempre a che vedere con il ricatto ed il potere bancario nei confronti dei Paesi che hanno le banche nazionalizzate ed una gestione della moneta a livello statale. Saba pone l’esempio della rivoluzione iraniana che cominciò quando Khomeini fece due leggi contro l’usura e nazionalizzò le banche.

Chissà perché chi si occupa di denunciare e contrastare le attività criminose di banchieri senza scrupoli generalmente non fa una bella fine. Per esempio Federico Caffè, scomparso alle prime luci dell’alba dalla sua casa a Roma, dove viveva con il fratello Alfonso, il 15 aprile nel 1987 (coincidentemente lo stesso giorno della morte del presidente Abraham Lincoln). Un paio di anni prima, il 27 marzo 1985, il suo allievo Ezio Tarantelli venne ucciso nel parcheggio dell’Università La Sapienza, attentato poi rivendicato dalle fantomatiche Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente.
Sia ben inteso, sono tutte coincidenze.

A proposito:
Se gli Stati stampassero direttamente la propria moneta, ossia fossero in possesso della sovranità monetaria, semplicemente non ci sarebbero debiti pubblici da ripagare. L’inganno del Signoraggio deriva dal fatto che il sistema monetario sia basato su una moneta-debito all’atto di emissione.

È come se un tipografo che stampasse i biglietti di uno spettacolo di Marco Travaglio, venduti al pubblico a quaranta euro, esigesse dal teatro come pagamento per il proprio lavoro l’intero prezzo del biglietto più gli interessi. In questo modo il teatro (lo  Stato) non solo non riuscirebbe a guadagnarci niente, ma sarebbe matematicamente impossibilitato nel poter ripagare il debito. Il biglietto stampato dal tipografo sarebbe gravato di debito già all’atto di emissione.

Banca d’Italia S. p. A, autorizzata a creare in modo autonomo denaro dal nulla senza garanzie auree o di altro tipo, è dal 1948 di proprietà privata.

- I suoi azionisti (detti ‘partecipanti’) sono le altre banche e assicurazioni private. Il debito pubblico dello Stato, quindi dei cittadini, nasce nei loro confronti. 
- La Banca d’Italia (analogamente alla Banca Centrale Europea) usa un artificio contabile più o meno espressamente legalizzato per camuffare i propri utili, non pagare le tasse su essi dovuti e per non darli allo Stato, come dovrebbe per statuto.
- La Banca d’Italia dovrebbe, per statuto, vigilare sulla correttezza delle altre banche; ma essa stessa è di proprietà di banche private, le quali nominano il suo governatore e i suoi direttori; quindi questi dovrebbero sorvegliare chi li nomina – cosa del tutto improbabile.
- Le tasse vanno in gran parte a pagare il debito pubblico e gli interessi su di esso, quindi finiscono in tasca ai proprietari privati della Banca d’Italia e della Banca Centrale Europea, e non per spese di interesse collettivo. 
- Per arricchirli, il debito pubblico viene continuamente fatto crescere – e ciò non solo in Italia e non solo di recente.
- L’organizzazione a monte di questo sistema di potere bancario è internazionale: in quasi tutti gli altri Paesi, infatti, la situazione è simile a quella italiana.
- Tale sistema, di cui i mass media si guardano bene dal parlare (come pure i sindacalisti, i parlamentari, i ministri, i presidenti) ha prodotto nel tempo, e ancor oggi sempre più produce, un enorme e sistematico trasferimento di beni e di ricchezze dalle tasche dei cittadini a quelle dei banchieri, ma anche un trasferimento del potere politico dalle istituzioni democratiche alle mani dei banchieri sovranazionali.
- Il vero potere politico ed economico, a livello mondiale e nazionale, sta in questi meccanismi, ignoti a tutti o quasi; essendo sconosciuti, essi sono ancor più efficaci..
- Il Trattato di Maastricht, l’Euro, la Banca Centrale Europea, sono strumenti di completamento di questo trasferimento.
- La corrente mancanza di denaro, la crisi economica, i fallimenti e le privatizzazioni sono p.i.l.otati da loro attraverso governi a sovranità limitata, e vanno a loro vantaggio.
- La soluzione efficace è ben nota ed è stata ripetutamente proposta: restituire al popolo, quindi allo Stato, la funzione sovrana dell’emissione del denaro, in modo che non si debba più indebitare.
- Il risultato sarebbe: tasse quasi eliminate, denaro a costo zero per lo stato e la Pubblica Amministrazione , economia fiorente; potere politico democratico anziché in mano alle banche. 
- Ovviamente, gli unici danneggiati da questa riforma sarebbero i banchieri.
- E’ anche stata proposta una soluzione parziale: la moneta complementare, sull’esempio di migliaia di realtà nel mondo.
- Sono state proposte e talora attuate, nella storia, anche soluzioni globali, e hanno funzionato: l’emissione di denaro da parte dello Stato, direttamente e sovranamente, senza l’inutile intermediario di una banca centrale di emissione.


Giacinto Auriti

Nel passaggio dall’analisi del Signoraggio Bancario inteso come Truffa da smascherare e da denunciare all’analisi della Sovranità Monetaria come inderogabile proposta politica e come inalienabile Diritto di un Popolo a gestire la propria economia e la propria Comunità per mezzo di una Moneta sovrana, è necessario indicare un percorso teorico che orienti il nostro cammino culturale e tracci la nostra azione politica. Molti Autori ci sono stati di aiuto in questa narrazione all’insegna del disincanto monetarista odierno, anche di quelli che analizzavano una moneta diversa e meno perniciosa di quella dei giorni nostri ma che, con genialità e intuito, presagivano l’orizzonte nichilista entro il quale andava ad inscriversi la traiettoria dello “sterco del demonio”. Aristotele, San Tommaso d’Aquino, Karl Marx, Clifford Douglas, Silvio Gesell, Ezra Pound e, sino ai giorni nostri, Maurice Allais. Ma la figura più limpida e acuta per quanto concerne l’analisi del monetarismo parassita odierno è stato Giacinto Auriti. Noi facciamo nostre le sue Fondamentali Tesi sia nella Fase della Denuncia della Truffa monetaria moderna, sia nella Fase della Fuoriuscita dal Parassitismo monetario e l’ingresso in una Nuova Fase in cui la Comunità si riappropria della Sovranità Monetaria. Queste sette Tesi, tre della Fase di Denuncia e quattro della Fase di Fuoriuscita, sono così riassumibili:

Denuncia sul Parassitismo del Monetarismo odierno

Tre Tesi di Giacinto Auriti


L’Arbitrio del Sistema bancario globale che si arroga il diritto – in regime di monopolio esclusivo – di emettere e prestare Moneta strutturalmente a Debito(Pubblico e Privato), con la chiara complicità del sistema politico occidentale ad esso subordinato.


La Deduzione Unilaterale e Coatta da parte del Sistema bancario globale, per la quale il Valore della Moneta è imposto a priori e dietro “coperture” illogiche e criminalmente legalizzate (Emissione di Titoli di Stato e Riserva Frazionaria).


L’Abdicazione, sotto forma di un metaforico suicidio, da parte dello Stato e della Politica dai loro Doveri giuridici e politici in merito alla Sovranità Monetaria, nel momento dell’accettazione passiva di questo Arbitrio e di questa Deduzione Unilaterale e Coatta. L’Abdicazione dello Stato e della Politica è correlata alla folle, meschina e servile subordinazione che le Istituzioni Statali e i politici ufficiali hanno nei confronti del Sistema bancario globale.

Fuoriuscita dal Parassitismo del Monetarismo odierno

Quattro Tesi di Giacinto Auriti per la Sovranità Monetaria



E’ la Convenzione tra gli Attori popolari di una Comunità o di uno Stato (Cittadini, Imprese economiche, Enti Locali) che funge da fondamentale ed unico presupposto che dà Valore alla Moneta, e non chi (Sistema bancario globale) la emette tipograficamente o elettronicamente – dal nulla o moltiplicandola virtualmente – in regime di fraudolento monopolio.



La Moneta ha, in seguito a questa Convenzione, un Valore Indotto.



Neutralità della Moneta, la sua Universalità e l’Incondizionabilità (eccetto la Convenzione) sono i Modi d’essere che il Valore Indotto conferisce alla Moneta. Da ciò si desume necessariamente quanto siano totalmente prive di fondamento logico e giuridico le due fondamentali “coperture” della Moneta circolante presenti all’Oggi all’esperienza del Monetarismo Parassita moderno, vale a dire la copertura aurea e – successivamente (o contemporaneamente) – la copertura dei Titoli di Stato.



Come necessario corollario alle tre Tesi che la precedono, questa Quarta e ultima Tesi sostiene che la Moneta è di Proprietà Popolare, cioè è accreditata alla sua Emissione e gestita nel suo Prestito agli Attori popolari in forza della loro primigenia Convenzione. Lo Stato è il Noi comunitario e Istituzionale che, per conto degli Attori popolari, emette e presta la Moneta con Valore Indotto e con i tre modi d’essere della Neutralità, Universalità e dell’Incondizionabilità (eccetto quella iniziale della Convenzione).

Noi vogliamo la Sovranità Monetaria:

Cosa è e come si realizza l’unica e vera Sovranità Monetaria

Per Sovranità Monetaria s’intende la sovranità, il dominio, la gestione della Moneta da parte degli Attori popolari attraverso la mediazione comunitaria dello Stato. L’azione politica per giungere a ciò prevede necessariamente una Fase di passaggio che determini una cesura radicale con l’attuale monetarismo odierno e l’individuazione di Obiettivi che rappresentino l’articolazione dell’agognata Sovranità Monetaria che, sia detto a scanso di equivoci, così come da noi è proposta è l’unica e vera Sovranità Monetaria pensabile e realizzabile.

Noi individuiamo Cinque Obiettivi fondamentali che rappresentano le Cinque Tesi sulle quali si sviluppa la nostra azione politica.



Lo Stato – anche nelle sue articolazioni Locali e Comunitarie – ha l’Esclusiva e il Monopolio dell’emissione di tutta la Moneta circolante, sia essa scritturale, elettronica, cartacea e metallica. Nelle Istituzioni dello Stato si individua un Ministero ad hoc – Ministero della Moneta – che svolga questa funzione. Deve cessare l’umiliante e servile condizione dello Stato servo dei banchieri globali che, anziché emettere Moneta, emette Titoli di Stato.

Contestualmente alla creazione del Ministero della Moneta, vi è l’automatica abolizione di qualsiasi Ente equiparabile alle attuali Banche centrali (Banca d’Italia e Banca Centrale Europea, per quanto concerne noi italiani)



Cancellazione, a costo zero, del Debito pubblico pregresso, eccetto che le Obbligazioni (Titoli di Stato) detenute da Cittadini privati.

Nessun rimborso sarà riconosciuto alle istituzioni finanziarie, imprese multinazionali, banche “nazionali” e internazionali, centrali e/o commerciali che detenessero Titoli di Stato.



Nazionalizzazione a costo zero per lo Stato delle Banche commerciali e loro trasformazione in Istituti di Credito territoriali. Il Credito (prestito) sarebbe gestito in sinergia con l’Emissione della Moneta e disposto dall’azione politica combinata tra Distretti territoriali comunitari e il Ministero della Moneta.

Revisione del Credito odierno e orientamento di esso in funzione di un ambito locale/comunitario improntato ad un’economia il più possibile autocentrata.



Abolizione del Mercato finanziario, Borse di Titoli azionari e obbligazionari, di Istituzioni e Società finanziarie e di Assicurazioni.

L’unica forma concessa di finanziamento alla sfera produttiva è concessa allo Stato che la disciplina attraverso l’Emissione e Prestito monetari combinati con Politiche progettuali in ambito comunitario raccordate all’Interesse nazionale.



Per il completamento e la definitiva realizzazione della Proprietà Popolare della Moneta, stante la necessaria applicazione dei 4 Punti precedenti e l’obbligo che vi sia la concreta ed evidente manifestazione del passaggio da una Moneta-Debito ad una Moneta-Credito, proponiamo – sotto forma di due Soluzioni – l’istituzione di due Redditi sociali (tra loro, però, alternativi ed escludentisi) che rappresentino non solo simbolicamente ma praticamente l’effettualità di una vera Libertà e Sovranità monetaria. La Prima Soluzione consiste nell’Istituzione di un Reddito di Cittadinanza a vantaggio di ogni cittadino, fin dalla nascita e per sempre, in modo tale che esso lo affranchi dalla povertà assoluta, garantendogli una dignitosa sopravvivenza. Esso è cumulativo al Reddito da lavoro. Oppure – Seconda Soluzione proposta -, si dà luogo all’Istituzione di un Reddito di Comunità a vantaggio di quelle fasce di popolazione (lavoro domestico, prima infanzia, studenti, disoccupati involontari, inabili, disabili, anziani, ecc..) non in possesso di redditi propri da lavoro ma partecipanti alla vita sociale e comunitaria. Il Reddito di Comunità non è riconosciuto ad personam fin dalla nascita (per quanto concerne l’Infanzia, ad esempio, punto di riferimento è la Famiglia) e non è cumulativo al reddito di lavoro, ma rappresenta un accredito comunitario riconosciuto a particolari gruppi comunitari. Come detto, questi due Redditi sociali sono diverse (e tra loro alternative) interpretazioni della stessa esigenza comunitaria di fondo per la quale la Moneta deve rappresentare un Credito per il Popolo e non un Debito come lo è oggi, nell’attuale modello monetarista. La scelta tra la Prima e la Seconda soluzione è a tutt’oggi oggetto di discussione interna al dibattito concernente alla complessiva disamina sulla Sovranità monetaria.

Le False Soluzioni e gli inutili palliativi

Sentiamo la necessità di sottoporre a critica radicale altre proposte avanzate da altri Gruppi che come noi combattono il Signoraggio bancario o di altre organizzazioni che pure criticano il Sistema capitalista e il suo regime monetario. Non lo facciamo per amor di polemica ma per sottolineare come un’errata analisi possa generare proposte anche non indecenti ma purtroppo ambigue, contraddittorie o addirittura funzionali al Sistema capitalista e monetarista che – anche in buona fede – si vuole combattere.

Sono soprattutto dodici le iniziative che noi radicalmente critichiamo e consideriamo insufficienti per contrastare efficacemente il Signoraggio bancario, tanto quello primario che quello secondario. Le elenchiamo di seguito, spiegandone i limiti intrinseci.



La proposta della Moneta complementare (M.C.). Essa è distribuita gratuitamente a coloro i quali – in un distretto o in un territorio definito – s’iscrivono ad un’Associazione locale dove consumatori, produttori e distributori costituiscono un circolo “accettatore” di M.C.. Come esprime bene l’aggettivo, questa moneta è di complemento a quella legale (nel nostro caso l’Euro). Il suo scopo, soprattutto nei momenti di Crisi, è quello di rafforzare il potere d’acquisto dell’Euro facendo in modo che, in un territorio o in un distretto – stante l’adesione di molte Imprese al progetto – la M.C. si affianchi alla moneta legale per l’acquisto di una Merce, coprendo una percentuale (ammettiamo il 20%) del totale. Il risultato finale è che la M.C. allevia il disagio da inflazione e – artificialmente – aumenta il potere d’acquisto della moneta legale.

Ma non sposta di una virgola il problema dell’emissione usurocratica della moneta legale stessa. L’Euro è comunque di proprietà della BCE e legata ad essa c’è il Debito Pubblico che rimane inalterato. In definitiva la M.C. è da configurarsi nulla più (con tutti i suoi meriti specifici, tra i quali quello di intraprendere preliminarmente un dibattito sul monetarismo odierno) che come un particolare buono sconto, e come tale va considerata.



Il SIMEC (Simbolo Economometrico di Valore Indotto) non è fondamentalmente una Moneta complementare e non è un modello per Monete complementari: l’esperimento di quella particolare moneta denominata Simec, attuato nel Comune di Guardiagrele nel 2000, è una classica incompiuta. Per bocca del suo stesso ideatore, Giacinto Auriti, essa, per giungere a compimento della sua missione, avrebbe dovuto percorrere due tappe. La prima tappa consisteva nel venire emessa a fronte di una copertura con moneta legale da tenere in giacenza nelle casseforti dell’Associazione privata di cui era segretario lo stesso Auriti, il Saus (Sindacato anti Usura). Questa moneta convertibile – valutata il doppio rispetto alla moneta convertibile di allora, la lira italiana – ebbe due meriti: 1) Rivitalizzare l’Economia locale e ridare slancio agli Esercizi del Paese. 2) Provare scientificamente la teoria del Valore indotto elaborata dopo decenni di studi da Giacinto Auriti.

La seconda tappa prevedeva l’emissione del Simec non più da parte di un’Associazione privata ma da un Ente locale o dallo Stato stesso, senza alcuna copertura aurea o contropartite obbligazionarie quali i Titoli di Stato del Debito pubblico. Il Simec avrebbe avuto come criterio distributivo l’accredito di questa moneta del Popolo attraverso il Reddito di Cittadinanza. La seconda tappa, purtroppo, non si è mai svolta e il Simec non è mai andato a regime. Giacinto Auriti – con il Simec – avrebbe voluto mettere in pratica tutta la sua importantissima elaborazione teorica (quarant’anni di studi) e provare la validità delle sue importantissime asserzioni: a) la moneta ha Valore in quanto è accettata dal Popolo che la usa come misuratore di Beni (Merci e Servizi che siano) e non ha Valore in quanto semplicemente emessa: b) la moneta è del Popolo e appartiene a esso; c) la moneta non abbisogna di alcun tipo di copertura, in quanto essa è un misuratore convenzionale, cioè è oggetto di una convenzione tra membri di una stessa Comunità. Il Simec è stata concepita come Moneta Alternativa e come tale va considerata. Il suo esperimento è purtroppo fallito. Coloro i quali tengono conto soltanto della prima tappa, rinunciando a comprendere che il concetto si sarebbe completato e inverato nella seconda, e la paragonano ad una Moneta complementare snaturano il pensiero auritiano e danneggiano la battaglia per una reale Sovranità e Libertà Monetaria.



L’istituzione di una Banca di Garanzia (B.d.G.): E’ singolare il fatto che anziché tendere a volere l’abolizione e la scomparsa di tutte le banche (centrali e commerciali) vi sono Gruppi o Associazioni – che pure criticano il Signoraggio e dimostrano di conoscerlo approfonditamente – che propongono la nascita…di una nuova banca. Come se già non bastassero quelle esistenti ad intossicarci la vita personale e comunitaria! Ma tant’è. La B.d.G. è pensata come una banca intermediatrice tra l’Impresa che necessita di un prestito e le banche commerciali vere e proprie che questo prestito lo concedono. Grazie ad un azionariato tra gli imprenditori, la B.d.G. si presterebbe a fare da garante per conto dell’Impresa richiedente il prestito presso la banca commerciale che rilascia il prestito stesso. In cambio la B.d.G. percepirebbe una piccola somma dall’Impresa in cambio della garanzia rilasciata. L’aspetto singolare di tutta la questione è che nei propositi stessi di chi ha pensato questa banca intermediatrice essa dovrebbe strutturalmente agire come una banca commerciale odierna: facendo leva, cioè, sulla legge della Riserva Frazionaria obbligatoria, grazie alla quale – nei termini di una contabilità metascientifica – il denaro magicamente si moltiplica. L’aumento del capitale in siffatto modo andrebbe a tutto vantaggio degli imprenditori azionisti che innescherebbero un circuito virtuoso in tutta l’Economia. Infatti, sostengono i suoi ideatori, molti buoni progetti non trovano accoglienza per la difficoltà odierna a fornire garanzie presso gli Istituti di credito. Se la B.d.G. prendesse piede, tutta l’Economia, in special modo quella legata alle Piccole e Medie imprese, decollerebbe. Abbiamo visto, però, cosa comporta ciò quando abbiamo trattato del Signoraggio secondario. Ebbene, la Banca di Garanzia si presterebbe, anche in sede teorica, a comportarsi come una qualsiasi banca commerciale! E la Banca di Garanzia presuppone comunque l’esistenza delle banche commerciali



La Finanza Etica. Come esposto nel Sito specifico www.finanza-etica.it, “…L’investitore

etico è invece colui che non è unicamente interessato al rendimento delle proprie azioni, ma vuole conoscere le ragioni di fondo che realizzano questa redditività, le caratteristiche dei Beni prodotti, la localizzazione dell’azienda e verificare come vengano condotti gli affari…”, inoltre “…Individua i campi di impiego, ed eventualmente alcuni campi preferenziali, introducendo nell’istruttoria economica criteri di riferimento basati sulla promozione dello sviluppo umano e sulla responsabilità sociale e ambientale. Esclude per principio rapporti finanziari con quelle attività economiche che ostacolano lo sviluppo umano e contribuiscono a violare i diritti fondamentali della persona, come la produzione e il commercio di armi, le produzioni gravemente lesive della salute e dell’ambiente, le attività che si fondano sullo sfruttamento dei minori o sulla repressione delle libertà civili…”. La Banca Etica, presente anche in Italia, è una risposta filantropica ai disastri planetari commessi dalla finanza cosiddetta normale. Essa fonda la propria eticità e la propria essenza – come sottolineato dalle citazioni sopra – sul fatto che nessun investimento è riservato a commercio o produzione di Merci o Servizi catalogati come immorali. La funzionalità al Sistema fondato sulla Moneta-debito è però, malgrado le buone intenzioni, totale. Infatti, quale moneta “maneggia” la Banca Etica? La stessa moneta emessa dalle classiche banche centrali con tutto il carico annesso del Debito Pubblico che essa comporta. Quale moneta presta la Banca Etica, siappure in un regime di diversa modalità rispetto a una normale banca commerciale per quanto concerne le attenzioni e la sensibilità rispetto a progetti e interventi? Una moneta moltiplicata dal nulla grazie allo stratagemma della Riserva Frazionaria; né più né meno delle stesse logiche tecniche approntate da una banca commerciale ordinaria. La Banca Etica partecipa – nel ruolo che il Sistema le destina in qualità di banca “buona” – indirettamente al Signoraggio primario, in quanto gestisce una certa moneta emessa, sia direttamente al Signoraggio secondario. Questa sorta di finanza eticamente controllata rientra inoltre nel più vasto disegno di un’Economia improntata allo Sviluppo sostenibile. La moneta “cattiva” riutilizzata “eticamente” da suddetta finanza è finalizzata comunque a stimolare un Sistema di produzione di Merci e di erogazione di Servizi che deve (perché deve) aumentare il PIL. In definitiva è un serpente che, eticamente, si morde la coda.



Microcredito. Noi non siamo filantropi e nemmeno ci piace la filantropia. Essa è la religione della cattiva coscienza occidentale. Quando sentiamo parlare dell’esistenza di un banchiere dei poveri, tale Muhammad Yunus, riteniamo che questa interferenza filantropica complichi parecchio il nostro compito di disinfezione dal Sistema bancario del Pianeta Terra. Non certo perché il Sistema bancario possa redimersi grazie agli insegnamenti e alle correzioni di questo Padre Pio dell’Usura; tutt’altro. Le banche sono la più alta espressione del concetto di crimine e sono totalmente e radicalmente irriformabili. Sono la peggior forma di cancro sociale ed economico. Esse vanno semplicemente abolite. Anche la Grameen Bank, il colosso bancario di cui è a capo Yunus e che si occupa di microcredito in cinquantasette Nazioni e che totalizza profitti come una qualsiasi banca commerciale internazionale, è una di loro. Prestano soldi ai poveri senza che questi possano coprire il prestito fornendo garanzie? Vero. Lo possono ottenere, però, a patto che ogni prestito individuale sia coperto da una sorta di obbligazione di Gruppo, per il quale l’insolvenza di uno comporta l’esborso delle sue rate da parte degli altri. E le liti nate in questi Gruppi di “prestito” collettivo sono all’ordine del giorno. Sono contrastanti inoltre i diversi dati forniti in merito all’effettiva fuoriuscita dalla povertà di cifre significative dei poveri che hanno l’accesso a questo microcredito su scala internazionale. Da www.panorama.it, in un articolo del 22 novembre 2010, “India: microcredito al tracollo”, a firma di Franca Roiatti, si sostiene che “…In India i mini finanziamenti sono usciti dai confini del no profit per diventare un’impresa che vale quasi 5 miliardi di euro e ha 27 milioni di clienti: molti dei quali sono troppo indebitati e non riescono più a pagare(…). In Andhra Pradesh, uno degli stati più popolosi e poveri del subcontinente (indiano. Nota nostra), dove si concentrano il 37 per cento delle attività di tutto il settore, sono di fatto saltati rimborsi pari a circa 90 miliardi di rupie (circa 1 milione e 450 mila euro). Negli ultimi mesi almeno 75 persone si sono suicidate perché non riuscivano più a far fronte alle rate dei prestiti. Studentesse come Lalitha Mursilmula, 16 anni. Un giorno è stata avvicinata da un esattore di un’agenzia del microcredito, che insieme ad altri abitanti del villaggio hanno cominciato ad incalzarla sul fatto che i suoi genitori erano indietro con le rate, le avrebbero intimato di trovare i soldi vendendosi se necessario. Lei non ce l’ha fatta, è tornata a casa, e si è tolta la vita bevendo fertilizzante. In una lettera ha pregato i suoi genitori di non prendere altri prestiti. Il marito di Sulthana Begum, invece si è impiccato. Vendeva banane guadagnando 6000 rupie (96 euro) al mese, ma aveva debiti per 5400 rupie al mese…”. E a convincerci che dobbiamo diffidare di questa esperienza filantropica ci giunge la notizia che la Grameen Bank avrebbe voluto aprire una filiale a Bologna, in Italia (progetto saltato per ragioni, a dire di Yunus, di carattere burocratico, come ricordatoci da www.borsaitaliana.it). Lo avrebbe fatto in collaborazione con Unicredit, la seconda maggiore azionista di Bankitalia. Prova provata che Yunus è uno di loro: banchieri che emettono e prestano denaro mandando in rovina Popoli e Comunità. Personaggi che su scala mondiale creano i poveri e senza vergogna li strumentalizzano fingendo, filantropicamente, di aiutarli. Inoltre, il microcredito del signor Yunus è quanto di più propedeutico ci sia per abituare l’opinione pubblica occidentale al cambio epocale di emissione ed erogazione di prestito della moneta. Nel passaggio dall’epoca della moneta cartacea (che già oggi è minoritaria rispetto alla scritturale) a quella elettronica, il microcredito da eccezione diventerà la prassi anche nel cosiddetto Mondo ricco, perché le banche commerciali diverranno esse stesse emettitrici di moneta (virtuale) e prestatrici al tempo stesso. Incorporeranno, infatti, anche l’attuale funzione che momentaneamente è delegata alle loro celebri partecipate, le sorelle maggiori banche centrali.



La nazionalizzazione delle banche centrali. Per un breve periodo l’adozione di questa mossa sarebbe un passo avanti nel combattere il Signoraggio primario; nel medio-lungo periodo è invece una scelta paradossalmente favorevole ai nostri nemici banchieri. Perché? Il compito attuale della banca centrale è emettere anche moneta cartacea ceduta agli Stati in cambio di Titoli obbligazionari emessi dai Ministeri del Tesoro, che così strutturalmente creano, ai danni del Popolo, il famigerato Debito Pubblico. Se, come temiamo, la moneta cartacea sarà progressivamente e in modo totalizzante sostituita dalla moneta elettronica, il Signoraggio che oggi noi distinguiamo in primario e secondario troverà una sua unità nella funzione di quelle banche commerciali che momentaneamente sdoppiano la loro operatività usuraia nell’emissione prima, attraverso le loro controllate banche centrali, e nei prestiti e finanziamenti poi, nelle loro attività di Istituiti privati di credito territoriali. Ha ragione Sandro Pascucci (www.signoraggio.com), quando ricorda a tutti gli studiosi di Signoraggio che, nell’attuale prospettiva che vedrà la moneta elettronica sostituire integralmente la moneta cartacea, la proposta di nazionalizzare l’attuale istituto di emissione è sterile e sostanzialmente inefficace ai fini della battaglia di una reale Sovranità Monetaria, in quanto “…Ritornerà di proprietà dello Stato un’entità (la banca centrale) che di fatto non ha (avrà) poteri, in un momento storico in cui anche la stampa della moneta perderà ogni senso, perché ogni transazione sarà elettronica , sarà pagata con moneta elettronica. Il Signoraggio non smetterà di autogenerarsi e sarà assoluto perché le banche (commerciali) avranno potere di emissione di moneta infinita in maniera incontrastata. La moneta si perderà nei circuiti virtuali e telematici dei sistemi informatici delle banche, e le carte Visa diventeranno delle piccole banche emittenti che erogheranno soldi in relazione alla capacità di indebitarsi di ogni utente. Le banche centrali nazionali non serviranno a nient’altro che come Enti amministrativi, come autority, ma non avranno alcun potere né sull’emissione del denaro né sui tassi di interesse, o quanto meno sulle fusioni bancarie. Per tale motivo le banche si disfanno di questa partecipazione, che non avrà più significato in futuro, per entrare nel Mercato virtuale e nel microcredito. Non dimentichiamo infatti che la legge del risparmio, e l’approvazione dello Statuto si accompagna ad un’altra decisione importante da prendere, ossia la deregolamentazione delle banche popolari e cooperative. Stiamo per entrare nella nuova era in cui ogni banca sarà libera di stampare la sua moneta ogni volta che dà una carta di credito, garantendo la presenza di una riserva minima. Il nostro Sistema economico sta cambiando e, mentre i banchieri sono coscienti di questo e adeguano i nuovi strumenti, noi continuiamo a viaggiare su quello vecchio che è ormai da rottamare…”. Le banche centrali sono istituzione che sono semplicemente da abolire.



Il Tasso Negativo è uno strumento valido solo se applicato dallo Stato, da una Comunità o da una Federazione di Stati o Comunità nei confronti di un cittadino che desideri o ambisca ad accumulare denaro in quantità tale che oltrepassi un sobrio, limitato e regolato risparmio personale. Il Tasso Negativo (come qualsiasi altro Tasso…), in ogni caso, non è applicabile né da Banche Centrali, né da Banche Commerciali o da Enti equipollenti che già, in regime dell’ unica e vera Sovranità Monetaria pensabile e realizzabile, saranno estinti (Banche centrali) o nazionalizzati a costo zero e mutati nella loro essenza (Banche Commerciali).





La Modern Money Theory (M.M.T.). E’ la più pericolosa delle proposte che stanno affermandosi sul palcoscenico del riformismo monetario. E’ la più falsa tra le soluzioni proposte per superare il monetarismo odierno. Facciamo nostre le critiche puntualmente portate da Salvatore Tamburro sul suo portale salvatoretamburro.blogspot.it e le riportiamo senza nulla togliere o aggiungere.

“…Prima di analizzare questa teoria, vediamo però quali sono i presupposti su cui si basa. Premesso che la M.M.T. non si basa sulla sovranità monetaria nelle mani dello Stato e conserva pertanto sempre 3 soggetti distinti nel contesto della politica economica: lo Stato (il Tesoro)-pubblico, la Banca Centrale(BC)-privata e le banche commerciali-private. Inoltre, tutto il sistema raffigurato dalla MMT si basa sulla FIAT MONEY, ossia moneta a corso forzoso che altro non è che un credito d’imposta non supportato da alcun bene tangibile. La Fiat Money nasce nel 1971 quando il presidente americano Nixon decise che il dollaro, prima ancorato all’oro (gold standard), dovesse abbandonare la convertibilità. Da allora chi emette moneta può stampare tutta la moneta che vuole senza correrarla ad un bene tangibile, come poteva essere un tempo l’oro o l’argento.

Warren Mosler, uno dei grandi sostenitori della MMT, afferma:

“Lo scopo di questo lavoro è di dimostrare in modo chiaro, attraverso la pura forza della logica, che gran parte del dibattito pubblico di oggi su molte delle questioni economiche non è valido, spesso arrivando addirittura a confondere i costi con i benefici. Questo non è un lavoro su come dovrebbe funzionare il sistema finanziario. Si tratta di un tentativo di fornire una conoscenza precisa del sistema fiat money, sistema molto efficace attualmente in vigore.”

In sostanza la MMT afferma che non bisogna avere paura di generare deficit di bilancio (uscite > entrate) e, anzi, creare deficit è una cosa buona, perchè significa che la spesa pubblica (uscite) è maggiore delle tasse (entrate), e così facendo aumenta il risparmio dei privati e allo stesso tempo aumentano i consumi, e l’economia gira bene.

G – T = S – I

(G=spesa pubblica; T=tasse; S=risparmio; I=investimento)
Dove se G > T si avrà un deficit di bilancio.

Inoltre secondo la M.M.T. le tasse non servono a finanziare il governo (che con la fiat money può usare tutta la moneta che vuole), bensì sono solo uno strumento politico per regolare inflazione e disoccupazione. Precisazione importante. La M.M.T. precisa che le banche sono obbligate per legge a detenere presso la Banca Centrale (Federal Reserve o BCE) delle riserve obbligatorie in percentuale dei depositi. Con l’obbligo di riserva la BC non può influenzare l’offerta di moneta, ma solo il tasso di interesse interbancario (ossia il costo del denaro). Le riserve necessarie vengono sempre contabilizzate in un periodo successivo (sfasamento di 2 giorni), quindi la BC sostiene le banche commerciali fornendo loro tutte la moneta necessaria. Fino a quando la BC ha il mandato di mantenere un certo Tasso Ufficiale di Sconto (ossia il tasso di interesse con cui la Banca centrale concede prestiti alle altre banche), la dimensione dei suoi acquisti e vendite di debito pubblico non è discrezionale.

QUALI SONO GLI ERRORI IN CUI INCORRE M.M.T.?

A) Avendo una politica monetaria soggiogata all’obbligo legale della riserva frazionaria, non risulta vero che lo Stato possa generare una spesa pubblica infinita, perchè per farlo avrebbe bisogno di chi compra Titoli di Stato. Secondo il modello MMT la BC sarebbe pronta ad emettere fiat money, concederla alla banche commerciali le quali acquisterebbero Titoli di Stato. Tutto ciò potrebbe non verificarsi, visto che gli investitori privati potrebbero decidere di non acquistare quei Titoli e magari dirigersi verso altri mercati che hanno una diversa regolamentazione o che risultino più convenienti (o diversificare es.: comprando oro) e, magari, con rendimenti più alti. Del resto è la stessa M.M.T. ad affermare che l’aumento di spesa pubblica che genera un surplus di riserve, che genera un abbassamento del tasso di interesse, è valido solo nel breve periodo, mentre nel lungo periodo i Titoli possono non essere desiderati ed acquistati sul mercato.

B) Il concetto di deficit di bilancio all’infinito non è ammissibile in un contesto in cui, ad esempio nella normativa europea, si prevede addirittura il “pareggio di bilancio” da inserire nelle Costituzioni dei singoli Stati.

C) Dire che serve il deficit (G > T) per aumentare il risparmio privato e favorire i consumi è sbagliato, perchè per aumentare il risparmio non è necessario generare deficit; il risparmio può aumentare magari perchè la gente riduce i consumi e risparmia di più (a causa di tassi di interesse e alla loro aspettativa di oneri fiscali più elevati in futuro), ma può anche accadere che vadano giù gli investimenti del settore privato.

CONCLUSIONI

La M.M.T. è una teoria post-keynesiana e senza dubbio migliore di tante altre soluzioni economiche liberiste che non hanno nè capo nè coda e porterebbe senza dubbio anche ad alcuni vantaggi nel breve periodo, ma ritengo sbagliato lasciare la spesa pubblica, essenziale per lo sviluppo della collettività, ancorata alle riserve obbligatorie. Lasciare, quindi, la politica monetaria vincolante, nel suo funzionamento, all’operato di banche centrali private e di banche commerciali private non porterebbe ad alcun grande beneficio. Solo trasferendo la sovranità monetaria interamente nelle mani dello Stato si potrà garantire a questo ultimo di finanziare la spesa pubblica senza vincoli da parte di organismi privati…”



La proposta del Reddito di Cittadinanza o quella del Reddito di Comunità al di fuori di una effettiva Sovranità Monetaria. Se non si verificano i primi quattro punti delle nostre Proposte (vedi sopra) in merito all’attuazione di una reale Sovranità Monetaria, è impossibile e scorretto proporre un Reddito di Cittadinanza o un Reddito di Comunità. Questo Strumento è possibile solo in presenza di una vera Proprietà Popolare della Moneta.



Il Ritorno alla Lira è ingenuamente (e stupidamente) visto come un Eldorado dell’emissione monetaria, quando invece si era già da secoli in regime di Signoraggio bancario, con la Banca d’Italia nel ruolo che oggi è ricoperto dalla BCE. E’ vero; non c’era il Trattato di Maastricht, non c’era il MES, non c’era il Fiscal Compact, non c’era il Patto di stabilità e – quanto meno – il Ministero del Tesoro poteva “concordare” con la Banca Centrale il Tasso di Sconto. Ma quella Lira era già fonte di Debito Pubblico risultante dalla Truffa monetaria orchestrata dalla Banca d’Italia. Non esiste nessun Eldorado, malgrado le nostalgie di alcuni, negli oltre centocinquant’anni di Storia italiana. L’Euro ha decisamente peggiorato la situazione, e le nostalgie si alimentano su questo dato – questo è sicuro – ma non è guardando indietro che si trova una soluzione già sperimentata. La soluzione sta davanti a noi, ed è quella di uno Stato o Federazione di Stati che battono moneta, si chiami poi essa lira, euro o sarchiapone è del tutto irrilevante.





La separazione tra Banche d’Investimento e Banche di Deposito o Risparmio è un’altra proposta minimale, fuorviante e insufficiente a risolvere il problema del Debito Privato e del Signoraggio Secondario. La soluzione al Problema non sta nel diversificare gli Istituti di Credito privati quali sono le attuali Banche Commerciali in banche d’affari e in quelle di deposito, sullo schema del Glass-Steagall Act, riproposto dai NoBigBanks. La soluzione sta invece nel nazionalizzarle a costo zero e toglierle dalle grinfie usuraie di banchieri privati, rivedendo e correggendo alla radice il Problema del Credito in Senso comunitario e cooperativo.


La Lira non era del popolo sovrano perché la Repubblica Italiana apparteneva dal 1930 ad una Corporazione privata perciò eravamo in Signoraggio. È un miraggio assurdo affermare che la lira era del popolo sovrano!




La ristrutturazione del Debito Pubblico, ovvero come volere derubricare uno stupro al rango di coito piacevolmente coatto, come se questo cancro sociale fosse riformabile, umanizzabile, gestibile politicamente o riconducibile nell’alveo di una dimensione comunitaria civile. Il Debito Pubblico, invece, non va né ristrutturato né ridefinito alla luce di qualsivoglia normalità. Esso va semplicemente cancellato e impedito ad ogni futura possibilità. E l’unico modo per impedire la rinascita di un Debito Pubblico è far sì che lo Stato batta Moneta e interrompa la pratica assurda dell’emissione dei Titoli di Stato.

In conclusione riteniamo che né la Moneta complementare, né il fraintendimento sull’esperienza del Simec, né la Banca di Garanzia, né la finanza etica, né il microcredito, né la nazionalizzazione delle banche centrali, né il fraintendimento sul Tasso Negativo, né l’introduzione della M.M.T., né la proposta di un Reddito di Cittadinanza al di fuori dell’unica e vera Sovranità Monetaria pensabile e realizzabile, né il “Ritorno alla Lira”, né la separazione tra Banche di Deposito e Banche d’Affari, né qualsivoglia ristrutturazioni del Debito Pubblico, siano valide proposte in vista del superamento dell’attuale regime monetarista. Anzi, malgrado le buone intenzioni e la buona dose di provocazione di un dibattito intorno all’attuale Sistema economico, monetario e finanziario, esse paradossalmente ne rafforzano le logiche e i meccanismi in sede teorica criticati.
(fonte Moneta e finanza)

Ed ora veniamo alla moneta digitale. Bellissimo il post di Marco della luna che dichiara:

PAGARE GRATIS CREANDO EURO
I governi e le autorità monetarie, come pure i tribunali, accettano come un dato di fatto legittimo che le banche commerciali creano euro con mezzi contabili, cioè semplicemente mediante digitazioni elettroniche, per eseguire pagamenti e prestiti, anche se nessuna norma dà loro questo potere.
In effetti, il Trattato di Lisbona, artt. 127 e 128, riserva al Sistema Europeo delle Banche Centrali la creazione delle sole banconote-euro, non dell’euro scritturale-elettronico – o così sembra, come ha stabilito recentemente un giudice in una causa mia, di cui ho parlato alcuni articoli fa.
Da quanto sopra consegue, secondo il principio che ciò che non è vietato è consentito, che tutti possono creare euro scritturale, perché a nessuno è vietato.
In base a questo ragionamento, voi potete creare euro, con idonee registrazioni contabili, e inviarli mediante pec ai vostri creditori, soprattutto alle banche, in pagamento dei vostri debiti.
Marco Saba per primo, ieri, ha formulato e diffuso una lettera di pagamento, che io ho modificato per renderla legalmente corretta, e di cui segue il testo.
Il sistema di potere, basato sulla creazione privata di moneta da parte dei banchieri e sostenuto dai governi (sotto ricatto dei banchieri) e delle c.d. Autorità Monetarie (gestite dai banchieri stessi), non riesce più a nascondere le proprie contraddizioni logico-giuridiche, e appare sempre più assurdo nelle sue conseguenze, come è sempre più distruttivo nella sua azione.
09.10.16  Marco Della Luna
Su carta intestata con dati fiscali e data.
CONSIGLIO DI USARE PEC CON FIRMA ELETTRONICA CERTIFICATA
CONSIGLIO ANCHE DI INVIARE LA PEC PER CONOSCENZA ANCHE ALLA BANCA D’ITALIA
Spett.: (Creditore) ……
Indirizzo:_________________
VIA PEC_____________________________
In relazione alla pretesa creditoria che avete azionato col precetto datato______________________di €___________________________ e successiva esecuzione forzata,

1 – Tenuto conto che 
i governi, come pure BRI, BCE, EBA e KMPG dichiarano e accettano la prassi con cui le banche non centrali creano moneta scritturale nell’erogare prestiti e pagamenti, nonché del fatto che il Tribunale di Bolzano, con l’ordinanza 06/09/16 resa nella pendente esecuzione forzata rg 216/14, afferma: “quanto, invece, alla violazione dell’art 127 (ex art 105) del trattato istitutivo dell’Unione Europea, non si capisce per quale motivo la creazione di moneta attraverso il sistema bancario possa violare tale norma, che nulla dispone in tal senso, come è assolutamente irrilevante il riferimento all’art 10 TUB, che non vieta tale sistema, posto che comunque l’Euro è una moneta non rappresentativa, per cui non è richiesto un controvalore per ogni biglietto stampato come all’era del sistema aureo…”. e che – per il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione – tutti, non solo le banche, possono creare denaro elettronico fiduciario denominato in euro, perché a nessuno viene vietato di farlo (la semplice emissione contro denaro preesistente è invece normata e limitata ai possidenti i requisiti di legge);
2 – Con la presente, e con scritturazione contabile di cui allego copia, in applicazione del principio enunciato dal Tribunale, creo ____________ euro scritturali e ve li bonifico, invitandovi a contabilizzarli correttamente subito, a estinzione del mio debito pregresso, provvedendo io stesso a contabilizzarne correttamente la creazione, ovvero mettendo nelle ENTRATE la quantità di euro creati e nelle USCITE quelli spesi.
3 – Non è necessario che rispondiate alla presente in quanto la ricevuta elettronica di consegna vale per quietanza d’effettuato pagamento.
CAVEAT: Qualora il pagamento non venisse accettato, il debito si considererà comunque estinto poiché, non è consentito rifiutare l’euro come mezzo di pagamento finale.

IL SIGNORAGGIO È UN CRIMINE CONTRO L'UMANITÀ CONTRO L'UMANITÀ 

DOVREMMO TUTTI COSTITUIRCI PARTI CIVILI E CHIEDERE LA CONDANNA IMMEDIATA DEI PADRONI DELLE BANCHE E DEI POLITICI CHE OGGI USANO IL BEILIN PER SALVARE LE BANCHE IN QUANTO CREARE MONETA DA ZERO LO POSSONO SEMPRE FARE PERCIÒ MI DITE COME FANNO A FALLIRE?

COME SPIEGA BENE SEMPRE MARCO DELLA LUNA NEL SUO POST:

MONETA BANCARIA: CHIAMARE IL BLUFF PER FARE SVOLTA

Pubblico qui sotto il discorso tenuto ieri da Marco Saba, come azionista, all’assemblea degli azionisti di Mediobanca.
Il sistema monetario-creditizio attuale è confermato nella sua realtà anche dalle autorità monetarie, da KPMG, da qualche giudice, oltre che da accademici.
Esso ha caratteri tanto apertamente incostituzionali e illogici, violando soprattutto il principio di eguaglianza e quello di sovranità dello Stato, che, se reso noto, rivela come radicalmente ingiusto e illegittimo l’ordinamento.
I magistrati, quasi tutti, fingono di non capire o non capiscono proprio – in ogni caso, la loro convenienza è evidente. Qualche giudice ammette la realtà, senza rendersi conto di quanto mostruosamente illegale essa è.
E’ un sistema in cui il grosso della creazione di Euro (di Dollari, di Sterline, etc.) viene fatto, oramai apertamente e col benestare delle autorità monetarie, dalle associazioni private di banchieri privati, senza o quasi controllo da parte delle banche centrali (gli artt. 127 e 128 del Trattato di Lisbona, che assegnano alla BCE il compito di regolare la massa monetaria, sono un bluff).
Viene fatto allo scoperto, ossia senza copertura aurea o di moneta legale, mediante semplici scritturazioni contabili, a costo zero.
Viene fatto attraverso sia la creazione di importi sia per eseguire i prestiti (mutui, anticipi, etc.) che per eseguire pagamenti – leggi: acquisti speculativi in proprio, ossia creazione e sfruttamento di bolle speculative.
Quindi un cartello privato detiene ed esercita, in regime di monopolio, la sovranità monetaria condizionando così economia e politica.
Nessuna norma di legge autorizza le banche commerciali a creare moneta; ancor meno le autorizza a creare l’Euro, cioè la moneta legale; però lo fanno, e farlo è il loro core business: esse sono innanzitutto fabbriche di soldi.
Qualche banca e un giudice hanno scritto: hanno il diritto di farlo perché non è esplicitamente proibito né riservato alle banche centrali, e tutto ciò che non è proibito o riservato è lecito.
Benissimo, ma allora perché non lo fanno anche gli Stati e le pubbliche amministrazioni, anziché tagliare i servizi, triplicare i tributi, e affondare nei debiti? Per far guadagnare i banchieri a spese dei contribuenti? Per aumentare il loro potere politico?
E perché non  fanno creazione monetaria a quel modo anche le imprese e le famiglie, per rimborsare i debiti alle banche? Perché non creano anch’esse moneta con semplici registrazioni contabili, come fanno le banche, e non la usano per pagarle?
E’ moneta esattamente identica a quella che le banche hanno prestato loro: ejusdem generis, ossia moneta creata contabilmente. Non possono rifiutarla, per ovvie ragioni di reciprocità.
Ho iniziato cause per clienti che pagano le banche così, con moneta creata alla maniera delle banche, per estinguere i debiti e per fermare le esecuzioni. Vedremo che cosa si inventeranno i giudici per salvare insieme l’apparenza di legalità e l’illegale monopolio monetario delle banche. Su questo tema rischiano grosso, ossia di screditare se stessi e la loro abbastanza prestigiosa categoria, fondamentale per il sistema.
Gli Stati accettano questo monopolio privato delle associazioni bancarie private, pagano con la sua moneta, e la richiedono in pagamento dei loro crediti, tasse innanzitutto. Impongono persino di usarla sopra certi importi.
Per giunta, la creazione monetaria suddetta, come quella delle banche centrali, non è dichiarata in bilancio sebbene sia un ricavo, con conseguente evasione fiscale e creazione di buchi neri monetari, e il fisco fa finta di niente, preferendo torchiare i cittadini e soffocare l’economia.
Se quella creazione fosse dichiarata, risanerebbe le banche salvando azionisti, obbligazionisti, risparmiatori, dipendenti; porrebbe fine all’instabilità del sistema, consentirebbe massicci investimenti e ripianerebbe i conti pubblici, permettendo un forte taglio delle tasse.
Stante la pratica di questa creazione, il default bancario avviene solo per scelta intenzionale: una banca è sempre in grado di rifinanziarsi, se le altre banche del suo circuito accettano la moneta scritturale che essa crea.
Quindi la complicità delle istituzioni nella messa in scena delle insolvenze bancarie e l’imposizione di bail-in e bail-out, così come, in generale, la scelta di lasciare la gente senza lavoro, reddito e pensioni col pretesto che mancherebbero i denari, è tecnicamente un crimine contro l’umanità – un crimine di cui sono co-autori gli uomini ai vertici delle istituzioni.
Crimine contro l’umanità è anche permettere la creazione di moneta da parte delle banche perivate per le loro operazioni di trading in proprio, ossia di speculazione, di produzione e sfruttamento delle bolle finanziarie.
Ecco che l’ordinamento politico-giuridico reale del potere, italiano ed europeo, appare come radicalmente illegittimo perché non solo ingiusto e mendace, ma perché anche in contrasto con i propri principi dichiarati quali fondamenti della sua legittimità.
E adesso oramai il bluff viene scoperto, l’insostenibile contraddizione dell’illegittimità e disfunzionalità del sistema viene portata alla luce, nelle assemblee, nei tribunali, in parlamento, nelle associazioni, nel dibattito pubblico – e diviene quindi possibile che, sotto la spinta della recessione e delle violenze economiche e sociali che l’economia delle bolle sta incrementando contro le popolazioni, la finzione, la maschera, divenga insostenibile e resti totalmente discreditata, aprendo la via a una svolta.
Una svolta che potrebbe consistere in una legge, o in un trattato comunitario, che autorizzi a creare Euro contabili le banche private, proibendo tale creazione ai cittadini, alle imprese, allo Stato, alle pubbliche amministrazioni – ma una simile legge o trattato sarebbe contraria al principio di eguaglianza – art. 3 Cost. – e il dibattito su di essa potrebbe fungere da detonatore di una rottura sociale.
Un importante stimolo per aprire gli occhi alla gente può essere proprio il moltiplicarsi di coloro che pagano le banche e il fisco proprio con la moneta creata contabilmente alla maniera delle banche.
Infine tutti noi sappiamo che banconota, o nota di banco veniva chiamata quella carta moneta che veniva coperta dalla presenza dell'oro ma poi si scopre che in realtà come oggi l'euro non ha nessun controvalore in oro  anche anticamente non sempre le due cose erano unite. Infatti:

Ma è davvero sempre stato così?

Lo verificheremo nella prossima puntata 

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